Fermentazioni 2015: il festival della birra italiana

Il periodo a cavallo tra settembre e ottobre riserva al panorama romano due dei più grandi eventi sulla birra artigianale: Fermentazioni, che rappresentare lo spaccato del movimento artigianale internazionale e EurHop, concentrato per lo più sui birrifici esteri.

Fermentazioni 2015 - Festival della birra italiana

Fermentazioni 2015 – Festival della birra italiana

L’edizione 2015 di Fermentazioni si è svolto come ogni anno all’interno di Officine Farneto, forse una delle più belle location per ospitare un festival di questo tipo. Quest’anno il numero di birrifici è cresciuto fino a toccare quota 34, includendo alcuni birrifici nati da poco o non presenti delle scorse edizioni. Analizzando la lista dei birrifici è possibile trovare lo zoccolo duro del movimento italiano, con birrifici del calibro di Birra del Borgo, Toccalmatto, Birrificio del Ducato, Birrone, Foglie d’Erba, Lambrate, oltre a birrifici nuovi come può essere Hammer, Birrificio Maiella, Etnia, Maneba e molti altri. Sicuramente una selezione curata, anche se si vuole rappresentare il meglio dell’Italia, non è possibile ad esempio, escludere birrificio del calibro di LoverBeer, Barley e la selezione dei Barley Wine di Teo Musso di Baladin.

Fermentazioni 2015 - Festival della birra italiana

Fermentazioni 2015 – Festival della birra italiana

In questa edizione è stato interessante provare prodotti provenienti da birrifici meno coonosciuti, tranne alcuni grandi classici, in modo da verificare come si sta muovendo il mercato italiano. Devo dire che non tutti i prodotti erano all’altezza, o meglio molte birre si attestano su un livello medio, molte poche però colpiscono veramente. Le birre che hanno lasciato il segno sono diverse, ma non tantissime. Partendo dal sud Italia, il premio per la miglior birra all’olfatto, la vince senza ombra di dubbio la “Syrentum” del Birrificio Sorrento. Prodotta con le bucce di limone di Sorrento, ricorda l’autenticità dei prodotti provenienti dal sud del nostro paese. Spostandoci un po’ più a nord, si cambia genere, passando alle birre acide. L’”Isterica” è la prima birra a fermentazione spontanea prodotta da Birra Perugia. Un prodotto gentile, che non calca la mano con l’acidità, soprattuto citrica, rimanendo pulita e beverina. Passando alla Toscana, è senza dubbio gradevole e degno di nota il Barley Wine “Dieci” del birrificio Bruton. Nonostante i suoi gradi (10 come il nome), la forte componente di malto caramellato, cioccolata amara e liquirizia, non risulta molto complessa. Per quanto riguarda le birre che rientrano pienamente nello stile e che sono ottime nonostante la propria semplicità, è da segnalare la “Bulk” di Hammer. Porter leggera, beverina e con la giusta complessità di aromi. 

Fermentazioni 2015 - Festival della birra italiana

Fermentazioni 2015 – Festival della birra italiana

Premio come miglior birra provata a Fermentazioni 2015, lo vince quella che ormai è quasi diventato un classico delle sperimentazioni di Birra del Borgo: ovvero “Anfora”. Rispetto all’anno scorso è sembrata un po’ meno rotonda, con note brettate e una leggera acidità lattica, mantenendo però il fascino che la contraddistingue.

Il festival è risultato ben organizzato, ma anche i migliori festival non sono perfetti. Una nota di demerito va al prezzo d’ingresso: 10 euro con un solo gettone e il bicchiere è un prezzo che comincia a diventare importante, inoltre il costo del cibo era leggermente superiore ad altri festival. Simpatica l’iniziativa Rifermentazioni, dove sono stati offerti degli sconti in alcuni locali romani, ma non migliora di molto il prezzo d’ingresso. Resta comunque un’edizione importante, dov’era possibile respirare l’aria di convivialità e di collaborazione tra addetti ai lavori e mastri birrai, magari un incipit per future collaborazioni?

Dove bere birra a Berlino?

C’è un mito che gira sulla Germania, ovvero che in terra tedesca si beve buona birra ovunque. Questo però non corrisponde al vero, e nonostante i tedeschi siano grandi consumatori di birra, molti prodotti che si trovano al supermercato e nei locali sono alla pari di tanti prodotti industriali italiani. Questo però non preclude Berlino dalla birra di qualità: da un po’ di anni sono sorti molti pub e nuovi birrifici che stanno risollevando la scena berlinese. In uno dei prossimi articoli tratterò meglio il movimento craft nella capitale tedesca e i possibili risvolti che ci potrebbero essere da qua a qualche anno. Di seguito sono elencati i migliori locali che ho potuto provare nel lungo soggiorno berlinese: ancore di salvezza nei mille prodotti di bassa qualità che sono presenti sul mercato.

Herman (Prenzlauer Berg – Schönhauser Allee 173)

Herman Belgian Beer Berlin - Dove bere birra a Berlino

Herman Belgian Beer Berlin – Dove bere birra a Berlino

Volete dimenticare per un po’ la birra tedesca con della sana birra belga? Questo è il posto che fa per voi. Gestito da un belga, è un pub che come selezione fa invidia anche ai locali italiani. Dalle birre acide, a quelle di abbazia, fino ai nuovi esperimenti più luppolati della nuova generazione belga. I nomi importanti sono quasi tutti presenti e il grosso della distribuzione è in bottiglia, solo poche vie al bancone. I prezzi sono nella norma per gli standard italiani, tranne alcuni prodotti che sono leggermente più cari.

Heidenpeters (Kreuzberg – Eisenbahnstraße 42-43)

Heidenpeters - Dove bere birra a berlino

Heidenpeters – Dove bere birra a berlino

È uno dei birrifici locali più promettenti e si trova in una location al quanto strana per i canoni italiani: all’interno del mercato coperto di Kreuzberg. Cercatelo bene perché non è in vista, ma in uno degli angoli del mercato e non al centro dove c’è la maggioranza degli stand. La produzione locale è composta da molte birre ad alta fermentazione, di ispirazione americana – inglese e anche belga. Prodotti equilibrati come l’ottima Pale Ale, fino a sperimentazione più complesse come la Saison al timo e una Framboise. I prezzi delle birre sono allineati con quelli tedeschi, ovvero davvero irrisori rispetto ai corrispettivi nostrani. Fate attenzione che non è sempre aperto, controllate sempre gli orari prima di andare.

Hopfenreich (Kreuzberg – Sorauer Str. 31)

Hopfenreich - Dove bere birra a Berlino

Hopfenreich – Dove bere birra a Berlino

Pub molto particolare, dal design vintage e con un’atmosfera che è misto fra la Berlino decadente e un classico locale craft. Ha numerose birre alla spina, che variano tra molte produzioni locali e la nuova generazioni di birrifici tedeschi come Freigeist. Hanno anche qualche prodotto in bottiglia proveniente dall’estero e qualche libro interessante sul mondo della birra artigianale. I prezzi rimangono più bassi dei nostri, ma attenzione non tutti i prodotti locali sono all’altezza. Rimane comunque un locale in cui vale la pena andare e se sapete scegliere una buona birra c’è sempre.

Hopfen & Malz (Wedding – Triftstraße 57)

Hopfen & Malz - Dove bere birra a Berlino

Hopfen & Malz – Dove bere birra a Berlino

Non è un pub, ma bensì un beershop. Oltre ai normali scaffali da classico negozio di birra, ha dei frigoriferi e qualche tavolo fuori per consumare direttamente sul posto. Se è pieno perché non consumarla in giro in pieno stile berlinese? Ha una vasta selezione di prodotti tedeschi prevenienti da tutta la nazione: Franconia, Lipsia, Dussendolf e Colonia. Ha anche prodotti esteri, ma perché non approfittare del meglio della Germania? I prezzi sono molto molto bassi, e se considerate che poi è incluso anche il prezzo del vuoto a rendere, non crederete ai vostri occhi. Il personale è competente e simpatico, la posizione non è il massimo, ma vale qualche fermata in più della metro.

IPA Bar (Neukölln – Karl Marx Straße 195)

Ipa Bar - Dove bere birra a Berlino

Ipa Bar – Dove bere birra a Berlino

Avete voglia di una birra luppolata? Questo è sicuramente il locale che fa per voi. Buona selezione di bottiglie provenienti sia dalla Germania, dall’Europa (al momento della visita c’era una bottiglia della Zona Cesarini di Toccalmatto, ma non sembrava freschissma), fino agli Stati Uniti. I prodotti presenti sono principalmente catalogabili come IPA, APA, Pale Ale e così via, ma trova anche spazio qualche prodotto locale e più classico. I prezzi variano dai 2.50-3 euro per un prodotto tedesco fino ai 6-7 di birre provenienti dagli Usa. Il locale è bello e il personale abbastanza preparato, la posizione è molto a sud, nel quartiere di Neukölln, non troppo lontano da Kreuzberg.

Mi era stato segnalato da fonti autorevoli il Monterey Bar, che dovrebbe offrire birre internazionali, purtroppo per mancanza di tempo non è stato possibile visitarlo, sarà meta di uno dei prossimi viaggi.

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla (Seconda parte)

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla

Proseguendo con la seconda parte della guida sulla scelta della birra, passiamo alla descrizione dei generi più comuni che si possono incontrare nei locali italiani ed internazionali. Come detto nella prima parte, i termini usati per le descrizioni possono essere volutamente non precisi, ma permettono un accesso diretto ai meno avvezzi. In questo articolo parleremo delle birre ad alta fermentazione divise in tre categorie: amare, dolci ed acide. Ricordatevi però che bisogna fare sempre affidamento al publican in quanto, nel mondo della birra artigianale, una birra che è catalogata sotto un certo genere potrebbe non essere perfettamente aderente.

Birre amare

Sono le birre che stanno riscontrando più successo, sopratutto tra i giovani, e i nuovi arrivati. Possiamo dividerle in due scuole fondamentali: quelle provenienti dagli Stati Uniti che hanno iniziato la rivoluzione, e quelle prodotte in Europa.

IPA

Chi non hai mai visto una IPA in un locale italiano? È una birra che varia dal giallo chiaro all’arancione e può essere più o meno amara. Il grado di amaro di solito è indicato con l’indice IBU, più alto e più è amara. È contraddistinta da aromi di frutta tropicale in alcune incarnazioni e intensamente caramellate in altre. Le versioni ispirate ai prodotti americani sono tendenzialmente più amare rispetto alle originali provenienti dall’Inghilterra.

APA

Versione più aromatica, a volte con una gradazione inferiore e con un aroma di luppolo più marcato. Ottime come inizio serata e per la calura estiva, è consigliata a chi piace l’amaro, ma che non vuole esagerare. Nel colore a volte più chiare rispetto ad alcune IPA.

Bitter / ESB / Pale Ale

Generi di provenienza inglese, hanno un apporto di amaro più basso e in linea con alcune APA. I sapori sprigionati dai luppoli sono differenti, leggermente più chiusi e terrosi. Adatte a tutte le stagioni, danno il meglio però nella stagione invernale.

Stout / Porter

Questo genere di birra, proveniente dagli UK e dall’Irlanda è a cavallo tra le birre amare e quelle dolci. L’amaro è comunque proveniente dal malto, quindi più simile al caramello molto scuro, tostato. Richiama gli aromi della cioccolata, del cacao, del caffè e in alcune versioni anche di latte. Ha gradazioni alcoliche non elevate, tranne nelle incarnazioni Imperial dove arriva a quantità di alcol considerevoli. A seconda da dove provengono posso essere più amare o più tendenti al dolce.

Birre dolci

Di solito le birre più dolci sono di derivazione belga e inizialmente hanno avuto un enorme riscontro nelle produzioni artigianali italiane. Sono assimilabili a questa categoria anche birre tedesche prodotte ad alta fermentazione.

Blanche

Birra dagli aromi agrumati, speziati e contraddistinta dal frumento, che la rende leggera e scorrevole. Di facile bevuta, è di solito consigliata alle donne, e nelle migliori incarnazioni è ottima per aperitivi e giornate estive. La gradazione alcolica è contenuta e il colore è giallo paglierino, molto opalescente.

Weisse

Versione tedesca delle Blanche, risulta essere meno speziata, più dolce e meno leggera, contraddistinta da lievi sentori di banana. È una delle prime birre che si bevono, dopo le classiche Lager.

Dubbel

Genere di provenienza belga, risulta essere mediamente scura, vicino al marrone chiaro. È molto dolce, con gradazione alcolica media e abbastanza frizzante. Per chi amano i sapori dolci, può essere un’ottima scelta.

Tripel

Uno dei generi più amati, è una birra non troppo dolce, con un grado alcolico un po’ più elevato di una Dubbel, ma risulta essere molto più chiara. È una birra che scorre facilmente e non è eccessivamente dolce.

Belgian Strong Ale / Quadrupel

Genere un po’ più impegnativo dei precedenti, presenta una gradazione alcolica molto elevata, fino a 10/12 gradi e un colore molto scuro, tra il marrone e il nero. Ha sentori di cioccolato, frutta rossa e caffè. Si tratta di birre molto dolci e adatte ad essere bevute fuori dai pasti o al massimo abbinate con qualche dolce. È un genere che può regalare emozioni.

Saison

Le Saison sono tipologie di birre di cui è difficile dare una classificazione. Sono secche, alcune anche con un certo grado di amaro e altre con note acide. Con una gradazione più alta di una Blanche o di Weisse, sono ottime birre per chi vuole qualcosa di leggero ma con aromi più decisi. Sono molto frizzanti.

Birre acide

Un piccolo cameo anche sulle birre acide. Non sono un genere decisamente facile da provare, ma allenando il palato possono riservare delle gioie future.

Berliner Weisse

Birra difficile da trovare, ricche di frumento ma con sentori acidi, soprattutto lattici. Fresca e non eccessivamente difficile da bere, anche se in Germania la preferisco insieme a dei succhi di frutta.

Gose

Birra anch’essa molto fresca, contraddistinta dall’utilizzo di acqua salata in produzione. Il salato non è eccessivo nelle versioni tedesche, mentre nelle versioni italiane è più marcato. Sono riscontrabili sapori acidi di provenienza lattica.

Lambic / Gueuze

Sono le birre più acide che potreste bere, con sentori selvaggi e non adatte ai palati meno abituati. Si discostano dalle classiche birre e hanno un colore chiaro fino all’arancione, inoltre sono abbastanza frizzanti. Si avvicinano al mondo del vino, soprattuto quello bianco. L’acido è più tendente al citrico e all’acetico.

Kriek / Framboise

Base Lambic e prodotte con frutta fresca in maturazione. Nel caso della Kriek si utilizzando le ciliegie, mentre nel caso delle Framboise i lamponi. Ne sono prodotte anche altre con albicocche, uva e altre tipologie di frutta. Un po’ più dolci delle Geuze, ma non eccessivamente e con la nota acida sempre in primo piano.

Oud Bruin / Flemish red brown

Birre acide con sapori tendenti alla frutta rossa, cioccolato, ma con una sferzata acida di tipo lattico. Un po’ possono ricordare l’aceto balsamico di Modena, birre davvero interessanti, se capite.

Non tutti i generi sono stati trattati, ma conoscere questi sicuramente è un bel passo avanti. Nel prossimo articolo parleremo delle birre a bassa fermentazione, prodotte principalmente in Germania, Repubblica Ceca e alcuni paesi dell’Est.

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla (Prima parte)

Guida alla scelta della birra

Guida alla scelta della birra

L’ampia scelta di birra artigianale che è possibile trovare in città come Roma e Milano, è un bene per gli appassionati e non, ma può spaventare chi non ha una conoscenza di cosa sta bevendo. Non tutti hanno la passione di studiare cosa stanno bevendo, ed è anche normale se si pensa che la birra nasce come bevanda popolare. Tuttavia avere un minimo di consapevolezza in più è fondamentale per scegliere. Uno dei primi consigli essenziali è quello di farsi aiutare sempre dal publican, chi più di lui conosce le birre che sta vendendo? Non sempre però si trova personale all’altezza, oppure molti non hanno intenzione di stabilire una conversazione con chi non si conosce, per questo motivo questa mini guida si prefigge il compito di dare qualche nozione minima per la scelta della birra da bere. In certi casi è volutamente usato un linguaggio non tecnico, soprattutto da chi non conosce il mondo brassicolo. Data la lunghezza della guida, il post verrà spezzato in due parti distinte: nel primo vengo descritti i principali luoghi comuni e le caratteristiche fondamentali della birra, nella seconda parte si entrerà nel dettaglio dei singoli generi.

Birra doppio malto

La Birra doppio malto non esiste - Guida alla scelta della birra

La Birra doppio malto non esiste – Guida alla scelta della birra

Il primo appunto da fare è sulle birre doppio malto, e addirittura triplo malto come a volte si sente, in realtà questa classificazione esiste solamente a livello di legislazione (birra doppio malto) ed indica il grado di zucchero nella birra (gradi plato), che molte volte coincide con una birra con un tenero alcolico più elevato, ma che non sempre è così. Nel mondo della birra artigianale e della birra al di fuori dell’Italia, questa classificazione non viene usata, perché non indica una caratteristica ben definita, ma è utilizzata solamente dallo stato italiano per valutare quante tasse applicare ad ogni macro tipologia di birra. Per questo motivo mai chiedere una birra doppio malto, non ha nessun significato e rischiate di irritare chi vi servirà la birra!

Il colore della birra

Colore birra - Guida alla scelta della birra

Colore birra – Guida alla scelta della birra

Il colore della birra, è dovuto principalmente dai malti utilizzati per la produzione di essa. Malti che hanno una caramelizzazione superiore forniranno un colore più scuro e tendente al marrone, rispetto ad esempio a una birra prodotta principalmente con malto Pils. Inoltre, il colore non fornisce un indicatore sulla gradazione, o sul tipo di birra che si sta bevendo. Ad esempio una birra bionda può essere una Pils tedesca o ceca, una IPA ultra luppolata, fino ad arrivare ad una Gueuze, passando per sapori bilanciati, estramente amari e acidi. È inutile quindi chiedere una birra con un determinato colore, potreste ricevere brutte sorprese.

Alta e bassa fermentazione

È una caratteristica che non sempre è riportata, ma è bene conoscere perché divide in due le tipologie di birre. Le birre a bassa fermentazione sono principalmente prodotte in Germania, Repubblica Ceca ed Ungheria. Sono birre tendenzialmente meno ricche di aromi, dovuti alla tipologia di lieviti utilizzati che lavorano sia temperature più basse, che nella parte inferiore del mosto. Sono birre più pulite, a volte ricordano il pane, e ne fanno parte le Lager come Pils, Helles, Bock e anche le Rauchbier. Tra di loro il gusto varia molto, ma dopo un po’ dovreste essere in grado di distinguerle dall’alta fermentazione. Infatti, esse sono prodotte con altre tipologie di lieviti, che hanno un produzione di esteri più elevata, ovvero donano più aromi alla birra. Probabilmente è il più grande macro genere, e ne fanno parte stile provenienti dal Belgio come Double, Tripel, Belgian Strong Ale, Saison e Blanche; dall’Inghillterra, con Bitter, Pale AleIPA e Stout o dagli Stati Uniti con APA, AIPA e via dicendo, e anche dalla stessa Germania con le Weisse, Gose, Koelsch e Altbier. Una grossa fetta dei birrifici artigianali italiani produce birre ad alta fermentazioneTendenzialmente tendono ad essere più corpose, ma non è sempre così, e con un tenore alcolico un po’ più alto rispetto alla basse fermentazione.

Fermentazione spontanea o mista

Sono particolari tipologie di birre che venivano principalmente prodotte in Belgio e con qualche accezione anche in Germania, e che sono contraddistinti da sapori più acidi e da aromi più selvaggi. Al momento si è in una fase di piena riscoperta, e vengono riprodotte da molti birrifici tra cui italiani, americani ed inglesi. Ne esistono varie tipologie come le Gueuze, la Flemish Red Brown, le Oud Bruin, oppure i generi tedeschi come Gose e Berliner Weisse che hanno innesti di fermenti lattici. Sono birre non semplici da bere soprattutto se si è dei novizi verso queste tipologie di sapori, ma che con il tempo sanno conquistare molte persone. Variano nell’acidità, alcune possono essere vicine all’aceto balsamico, altre al limone, altre ai formaggi tipo la feta. Se trovate scritto Sour, spontanea, acida, lattica, brettata ora sapete a cosa andate incontro.

Il gusto di una birra: amaro, dolce o acido

Blanche rosa - Guida alla scelta della birra

Blanche rosa – Guida alla scelta della birra

Una delle prime domande che vi dovreste fare da neofiti, è cosa cercate in una birra. Ovvero, vi piacciono più le birre dolciastre, quelle più amare o le birre acide? Soprattuto all’inizio è utile verificare se il vostro palato è pronto a tutto, oppure non apprezza certe tipologie di birra ed è magari è meglio non soffermarsi su qualche genere. Il miglior modo di imparare però, è quello di sbagliare: magari prendendo una birra che non ci si aspetta, si scopre un nuovo amore. Molte persone che si avvicinano al mondo della birra artigianale, per esempio, l’apprezzano ad ondate, prima si soffermano sulle birre molto amare, poi su quelle molto alcoliche e successivamente cominciano ad apprezzare molte altre tipologie.

Nella seconda parte di questo articolo, affronteremo i vari sottogeneri della birra in modo da associarli a dei gusti principali, ovviamente è da tenere in mente che non tutte le birre rispetto al 100% la loro classificazione e soprattutto nel mondo della birra artigianale potreste trovare delle sorprese, come una Blanche rosa.

Birra Perugia "Chocolate Porter" (Porter)

Birra Perugia - Chocolate Porter

Birra Perugia – Chocolate Porter

La prima cosa che vi viene in mente quando pensate a Perugia? Probabilmente la cioccolata prodotta dalla Perugina. Quindi, un birrificio perugino, come non potrebbe non utilizzare la cioccolata come materia prima per la produzione di una propria birra? A questo proposito il birrificio Birra Perugia produce la “Chocolate Porter”, appartenente alla linea classica.

La birra in questione, è una Porter di stile inglese, con l’utilizzo della cioccolata in infusione e contraddistinta dall’equilibrio di tutte le produzioni del birrificio perugino. Alla vista si presenta nera, impenetrabile, con una schiuma marrone e non molto persistente. Gli aromi sprigionati sono fini, ma ben distinguibili, con le note di cacao e di malto tostato in primo piano. In bocca si percepisce subito la bassa carbonazione, il corpo leggero e un ingresso discretamente amaro. È percepibile cacao, cioccolata amara, liquirizia e una nota quasi affumicata, molto probabilmente derivata dai malti usati. Sin dai primi sorsi è possibile avvertire la caratteristica principale di questa birra, ovvero la persistenza dell’amaro, non da luppolo, ma che tende verso la liquirizia, e che rimane a lungo dopo la bevuta. Sensazione piacevole e mai sgraziata. Con il passare del tempo e con l’innalzamento della temperatura, si fa sentire un leggero effetto warming, molto contenuto, dovuti ai suoi soli 5.3 gradi abv.

Una birra dalla facile bevuta, soprattutto se si apprezza l’amaro da cacao, che non è impegnativa dal punto di vista alcolico e che come tutti i prodotti di Birra Perugia, dimostra come pochi ingredienti possono rendere meglio di prodotti contraddistinti dall’abbondanza. Non farà gridare al miracolo, ma rimane comunque un ottimo prodotto.

Castelli Beer Festival 2015: birra all'Olmata di Genzano

Castelli Beer Festival 2015

Castelli Beer Festival 2015

Si è da poco conclusa la terza edizione del Castelli Beer Festival, manifestazione che questa volta si è svolta nel cuore di Genzano, all’interno dell’OlmataRispetto alla passata edizione, la nuova location ha permesso di aggregare tutto il festival in un’area verde e più adatta ad ospitare i numerosi stand. La location di Marino forse era più caratteristica, ma la situazione parcheggio era davvero complicata.

Tra i numerosi stand erano presenti artigiani locali di oggettistica, gioielli e vestiti, oltre a piccoli aziende di prodotti tipici. Ricca era la presenza dei birrifici, alcuni molti noti nel mondo della birra artigianale come Brewfist, Opperbacco, Birradamare, Vale la Pena e Luckybrews e altri meno conosciuti come Insieme Birra, LZ Italian Craft Beer, Mastino, Mezzo passo P3 Brewing tra i tanti. Per quanto riguarda i birrifici stranieri, quest’anno, si è deciso di puntare sullo svizzero Bad Attitude e sulla selezione delle migliori realtà inglesi come Thornbridge, e le birre di The Five Points, Burning Sky e Harbour selezionate dai ragazzi di BeerFellasInteressante anche l’ampia scelta di banchetti street food, che variavano dalle classiche olive ascolane e i fritti alla romana, alle specialità alla griglia e affumicate, fino alle bombette pugliesi.

Beerfellas - Birre inglesi al Castelli Beer Festival 2015

Beerfellas – Birre inglesi al Castelli Beer Festival 2015

Nonostante l’ampio afflusso nelle serate di venerdì e domenica non si sono mai raggiunte situazione esasperati, con le code più lunghe concentrate sui birrifici più famosi e su qualche stand culinario. Numerosa la presenza di pubblico proveniente dalla provincia di Roma, che probabilmente è meno avvezza rispetto ai romani alla birra artigianale, ma che sembra aver apprezzato questa novità per il proprio palato. 

Tra le birre bevute è da segnalare prima su tutte numerosi prodotti provenienti dagli UK, la Five Points “Railway Porter” con aromi tra il caffè, cioccolato e vaniglia, era davvero in forma. Sempre proseguendo in terra inglese è da segnalare la Saison di stampo inglese – americano “Saison à la Provision” di Burning Sky, rinfrescante e beverina, con una punta di acidità proveniente dalla seconda fermentazione con lactobacilli e brettanomyces. Potente invece la “Jaipur X” di Thornbridge, Imperial IPA che con i suoi dieci grandi è meno adatta a questa stagione, ma che si fa apprezzare lo stesso. Tornando in Italia, è da segnalare la “10 e lode” del birrificio abruzzese Opperbacco, che rispetto alla versione barricata assaggiata al Birra del Borgo Day 2015, è meno rotonda e un po’ meno bilanciata, ma che rimane sempre un’ottima birra. Un altro birrificio interessante è stato sicuramente Vale la Pena, con la nuova “Amarafemmena”, IPA con aromi tropicali e ben bilanciata. Molto beverina invece la “Drago ’n Cella”, con dragoncello, bergamotto e scorze d’arancia e prodotta in collaborazione con Luigi “Schigi” D’Amelio di ExtraomnessInteressante anche la Rauch “Raaf” di Birradamare, lontana dagli standard della Franconia, più secca e con una nota affumicata leggermente più cupa rispetto ai classici tedeschi, è comunque un buon prodotto, considerando quanto sia difficile in Italia, produrre birre del genere.

Spqr Grillers - Castelli Beer Festival 2015

S.p.q.r. Grillers – Castelli Beer Festival 2015

Una nota di merito va agli S.P.Q.R. Grillers, le loro saRcicce, i panini con il pulled pork e il pork belly, erano davvero buoni! L’unica perplessità, che in realtà probabilmente non è neanche così legato all’organizzazione, è l’appiattimento di molti birrifici sui generi americani e inglesi come IPA, APA e Pale Ale. Interessante sarebbe stato uno stand con una selezione di birre acide e prodotti provenienti dalla Germania.

Un festival piacevole, un po’ più rustico e con meno birrifici di spicco rispetto alle manifestazioni romane, ma che si fa apprezzare per la convivialità e che grazie ai numerosi alberi presenti, ha offerto ore di frescura rispetto al caldo opprimente di Roma. Sicuramente da ripetere e da consigliare anche per i prezzi esigui delle birre e per l’ottima scelta che ha permesso di provare più birre possibili, fegato permettendo.

Birra industriale e grandi chef: il nuovo modo di ingannare il cliente

Qualcosa è cambiato nel mondo della birra italiana: un nuovo mercato ha saputo proporre un’alternativa alle birre prodotte dalle storiche industrie del bel paese, ormai acquistate delle grandi multinazionali. Tutto questo è evidente dal fermento che sta avendo il mondo della birra industriale. Dopo moltissimi anni di immobilismo dove venivano presentati sempre gli stessi prodotti, con un marketing basato principalmente su bevi la tua birra ghiacciata, l’industria si è accorta che qualcosa in realtà si è evoluto, gli italiani hanno cominciato ad apprezzare prodotti differenti.

Birra Moretti e grandi chef

Birra Moretti e grandi chef

A seguito di questo hanno cominciato a mutare il modo di proporsi verso il nuovo cliente, cambiano ad esempio l’estetica della birra: basta quelle bottiglie che ricordano così tanto l’industria, imbottigliamo la stessa birra in bottiglie di vino, oppure mettiamo in bella mostra scritte del tipo edizione speciale, riserva, gran cru e chi ne ha, più ne metta. Cerchiamo di ingannare il cliente e di sembrare anche noi un po’ più artigianali. Tutto ciò, però, è solamente l’apice di una campagna di marketing, che vuole far sdoganare la birra industriale tramite una delle passioni più genuine di noi italiani: il cibo, anzi il grande cibo, quello degli chef stellati. Marketing tra l’altro neanche tanto nuovo ed originale, se si pensa al patatine San Carlo con Carlo Cracco, o al Mc Donalds che fa i panini gourmet e nessuno si accorge che in realtà è cibo da fast food. È la nuova frontiera dell’industria: inganna il cliente tramite i grandi chef.

Enrico Bartolini Chef e Birra Poretti

Enrico Bartolini Chef e Birra Poretti

In questi giorni è possibile vedere per strada, in tv e sui giornali, la nuova campagna lanciata da parte di Birra Moretti. Affiancano la loro birra a chef del calibro di Antonino Cannavacciuolo, Davide del Duca, Christian Milone, Davide OldaniClaudio Sadler e Viviana Varese, tutti pluripremiati e famosi nel mondo della ristorazione. Birra Poretti invece, fa presentare le sue birre selezione speciale da Enrico Bartolini, ad Expo si è visto abbinare grandi piatti e birre davvero pessime.

L’industria, si sa, lo fa per guadagnare e probabilmente questo è la stessa motivazione dei grandi chef che ormai saranno diventati avidi non solo di cibo, ma anche del denaro. Passi una vita a predicare filosofia sui grandi piatti, sugli ingredienti, nei tuoi locali proponi una carta di vini da far invidia e poi ti rovini la reputazione con una birra industriale di pessima qualità? Perché davvero vorrei vedere un piatto stellato Michelin abbinato ad un birra Moretti o ad una Poretti, i gusti sono gusti, ma se spendo minimo 20 – 30 euro per un piatto, posso anche permettermi una birra di qualità superiore, a meno che una capasanta non stia così bene con il retrogusto metallico di certi prodotti industriali. Per questo motivo dopo che fai da sponsor a certi marchi, non puoi più rimetterti nei panni dell’apostolo del cibo, non sei più credibile.

Birra Moretti e Chef

Birra Moretti e Chef

Il mondo della birra di qualità, artigianale in Italia, deve difendersi offrendo cultura e generosi consigli al cliente, facendogli capire che non è né una bottiglia bella, né il consiglio di un grande chef o di chi fino a ieri non sapeva neanche cos’era la birra, che può fargli cambiare idea su ciò che è buono per lui.

Birra del Borgo "Vecchia Ducale" (Oud Bruin)

Con il crescere del marcato della birra artigianale, i birrai italiani si stanno spingendo sempre più in là con le sperimentazioni, che nell’ultimo periodo sembrano indirizzate verso l’invecchiamento in botte e la fermentazione spontanea o mista. In questo caso parliamo della “Vecchia Ducale”, versione affinata in botti di rovere per 24 mesi, di un grande classico di Birra del Borgo, ovvero la “Ducale”.

Birra del Borgo - Vecchia Ducale

Birra del Borgo – Vecchia Ducale

La versione base della “Ducale” è una classica Belgian Strong Ale, birra da meditazione con alto tenero alcolico.L’idea di Birra del Borgo è stata quella di realizzare un prodotto che si ispirasse alle Oud Bruin o Flemish Red Brown del Belgio. Una birra a fermentazione mista, partendo da un prodotto ad alto tenore alcolico, che ben si adatta all’invecchiamento in botti e con il, probabile, successivo innesto di batteri lattici. Il prodotto finale è derivata da un blend tra la birra vecchia di 24 mesi e una parte di “Ducale” giovane.

La birra si presenta scura, tonaca di frate leggermente più cupo, con riflessi di caramello bruciato, alternati a quelli rubino. La schiuma è quasi assente e quel poco che è presente, ha la tendenza a svanire velocemente, come è normale per il genere. Al naso sono ancora presenti gli aromi caramellati, tostati, che però sono contrastati dai sentori di acido lattico e da una sensazione di frutta rossa. All’assaggio la prima cosa che risalta al palato, è l’ottimo bilanciamento tra la componente dolce dovuta ai malti, l’acidità di tipo lattico e una leggera nota amara dovuta al lato più tostato del malto, invece che dai luppoli. L’effetto warming è percepibile ma non eccessivo, come la componente alcolica che nonostante i suoi 8.5% abv, non risulta essere invasiva e che si adatta anche a climi non troppo freddi. In bocca è percepibile la bassa carbonazione, che la porta ad essere poco più che una birra completamente ferma.

La “Vecchia Ducale” è un esperimento ben riuscito, non eccessivamente indirizzato sul lato acido e che ben bilancia le proprie componenti. Probabilmente di difficile reperimento data la bassa tiratura e l’elevato costo, è un prodotto che si fa apprezzare, e meno invasiva ad esempio della “Vecchio bruno” di Toccalmatto, sua rivale ideale.

Birra senza glutine: le alternative alle birre industriali

Birra artigianale senza glutine

Birra artigianale senza glutine

Mentre il mondo della birra artigianale è in continuo fermento, i celiaci non possono godere dell’ampia scelta di birre prodotte dal mercato italiano ed estero. La celiachia è una malattia autoimmune dell’intestino tenue, che si verifica su individui di qualsiasi età, che ne sono geneticamente predisposti. La malattia è causata da una reazione alla gliadina, proteina del glutine, presente nel grano e in altri cereali come orzo e segalePer questo motivo la birra, che è prodotta con un’alta percentuale di cereali, come orzo e frumento, è altamente sconsigliata a chi soffre di celiachia, ad esclusione di quei prodotti pensati appositamente per questi utenti. Produrre birra senza glutine è un processo più complesso, che inficia a livello economico, ed inoltre influisce anche sulla qualità del prodotto finale. Questo perché esistono principalmente due metodologie di produzione: l’uso di materie prive di glutine e l’estrazione del glutine dal prodotto finale.

Mikkeller - I Wish IPA Gluten free - Birra senza glutine

Mikkeller – I Wish IPA Gluten free – Birra senza glutine

Per quanto riguarda la produzione di birre senza l’uso di orzo e frumento, si consiglia l’utilizzo di miglio, grano saraceno, quinoa, mais e riso. Da soli essi non forniscono un grande apporto al prodotto finale, rendendo il corpo della birra esile e meno ricca di aromi. La seconda metodologia è l’uso del Brewers Clarex, un enzima usato per la stabilizzazione della birra, che permette la scissione delle proteine contenute in essa, tra cui il glutine. Il tutto richiede costose analisi di laboratori, che incidono sui budget limitati dei birrifici di piccole dimensioni. 

Per questo motivo la produzione è sempre stata quasi esclusivamente dominata da produttori di birra industriale, tra cui la Estrella con la “Daura”, la Tennet’s “Lager Gluten Free” e le birre prodotte dalla Green’sIn realtà però esistono prodotti di qualità superiore, prodotte da nomi noti e alcuni meno conosciuti. La produzione è principalmente concentrata nel nord Europa, tra cui Scozia, Norvegia, Danimarca e Belgio. La beerfirm danese Mikkeller, produce la “I Wish IPA”, IPA di stampo americano con una rinfrescante carica di luppoli USA. Gli scozzesi BrewDog invece hanno sul mercato la “Vagabond Pale Ale”, dagli aromi tropicali su un corpo leggero e caramellato.

Brewdog - Vagabond Pale Ale - Birra senza glutine

Brewdog – Vagabond Pale Ale – Birra senza glutine

Rimanendo nei paesi scandinavi, più precisamente in Norvegia, Nøgne produce ben due birre senza glutine: una “Porter” ed una “Bitter”In Belgio la Brunehaut, ha nel proprio catalogo un intero spacco dei generi prodotti nella propria regione, tutti totalmente gluten free. È disponibile una Blonde, una Ambrée, una Blanche e la migliore della casa, basandoci sui commenti online, la TripelAltre birre sono prodotti degli Stati Uniti da birrifici come Dogfish Head e Stone, tuttavia quasi impossibile da trovare in Italia.

L’impressione è che gli amanti della birra celiaci dovranno ancora aspettare per trovare un’ampia scelta di birra di qualità nel mondo del gluten free, però qualcosa si sta muovendo, e le birre proposte sono una valida alternativa alle birre industriali.

Birròforum 2015: degustazioni e street food

birroforum 2015 - festival birra

Birroforum 2015 – festival birra

La stagione dei festival romani è quasi finita, e tranne alcuni festival minori, i prossimi grandi eventi ritorneranno nella fascia ristretta di settembre – ottobre per poi andare in riposo definitivo fino alla primavera prossima. Come per il 2014, l’evento che ha concluso la stagione è stato il Birròforum, costola del ben più conosciuto festival del vinicolo VinòforumEvento organizzato in collaborazione con Assobirra, l’associazione italiana di produttori composta da grandi gruppi industriali come Forst, Menabrea, Peroni, Carlsberg, Heineken e Anheuser-Busch, e da un numeroso gruppo di birrifici artigianali. Protagonisti del festival sono stati quest’ultimi, fra cui spiccano Baladin, Birra del Borgo, Birrificio dell’Eremo, Turbacci, Croce di Malto e Birradamare, una parte di associati meno conosciuta al pubblico e altri non facenti parte di Assobirra, e la quantomeno discutibile presenza dei Mastri Birrai Umbri.

birretta da chef - birroforum 2015 - baladin e kotaro noda

birretta da chef – birroforum 2015 – baladin e kotaro noda

La manifestazione che si è svolta per quattro giorni consecutivi, è stata caratterizzata dalla forte presenza di stand street food e dalle numerose iniziative didattiche in collaborazione con i degustatori dell’associazione ADB, sezione di RomaDue sono gli eventi che hanno contraddistinto il lato divulgativo: birra e dintorni e birretta da chefBirra e dintorni è una serie di incontri rivolti alla conoscenza della birra e dei birrifici con piccole nozioni di degustazione. Gli otto incontri sono stati curati dai birrifici Aurelio, Itineris, Giulia, Birradamare, Sti Malti, Birra del Borgo, Archi e Turbacci. Molto interessante è stato birretta da chef, degustazioni con quattro chef di livello e altrettanti birrifici. Il primo incontro ha visto l’abbinamento tra Andrea Dolciotti e il Birrificio di Cagliari, mentre i successivi da Erio Ivaldi e Pietro Guccione con Birra dell’Eremo, Mirko Ceravolo con il birrificio Casa Veccia e Kotaro Noda con Baladin. L’occasione ha permesso a un prezzo davvero economico (18 euro compreso l’ingresso al festival) di poter mangiare grandi piatti abbinati sapientemente con le giuste birre. Portando avanti un tema tanto a cuore al birrificio di Teo Musso, che sta cercando di aprire in Italia un filone per la la birra artigianale anche nel mondo della ristorazione, dominato ancora dal vino.

Baladin - Birroforum 2015

Baladin – Birroforum 2015

Per quanto riguarda le birre assaggiate sono da segnalare le fresche e beverine creature di Birra del Borgo ed Eremo: “Saracena” e “Oceano”, adatte alla stagione estiva con finale amaro. Sul lato acido è da segnalare l’interessante “Riserva” di Turbacci, già assaggiata ad un festival organizzato nel proprio brewpub. Elegante e rotonda, con note acetiche e liquorose, adatta anche a un palato meno esperto. Novità per i festival romani, la presenza delle botti di Baladin con “Xyauyù Barrel”, invecchiata in botti di Rum e la “Xyauyù Kentucky” con dry-hop di tabacco omonimo, utilizzato per la produzione dei sigari toscano. Insieme alla “Xyauyù Oro 2012” bevuta nella degustazione, è stato possibile apprezzare le varie strade che hanno contraddistinto le tre versioni. Più dolce e caramellata la Oro 2012, rotonda e con un effetto warming più elevato la versione Barrel e apprezzabili le note affumicate, torbate nella versione Kentucky. È stato possibile assaggiare una delle tre birre tour del birrificio di Teo Musso: la “Nora Sour”. Venduta esclusivamente nel mercato USA, anche se da fonti interne è giunta la notizia che verrà probabilmente rilasciata sul mercato nostrano in edizione speciale a tiratura limitata, unisce le note speziate e dolciastre della versione classica, con una componente lattica e lievemente selvaggia grazie all’innesto di batteri lattici e del Brett.

Per quanto riguarda la giornata di domenica non si segnala folla e code eccessive, probabilmente dovuto al giorno e al prezzo di accesso, 8 euro con bicchiere (da vino) e porta bicchiere personalizzato, non accessibile a tutti se non acquistato insieme alla degustazione.

Un festival interessante, sopratutto per gli eventi didattici e per alcune chicche non sempre accessibili.