Widmer Brothers “Upheavel IPA” (IPA)

Immaginate di trovarvi nel reparto delle birre dell’Auchan in cerca di improbabili novità e trovarsi di fronte numerose birre proveniente dagli Stati Uniti. Sogno? No, in realtà sono birre importate dalla Dibevit che ha aggiunto a catalogo diversi marchi USA. Tra questi è presente la Widmer Brothers Brewing, birrificio artigianale fondato nel 1984 a Portland (Oregon), dai fratelli Widmer. Dopo aver vissuto in Germania negli anni ’70 e aver appreso le tradizioni brassicole tedesche, hanno intrapreso la carriera nel fervente mercato americano. Il birrificio non appartiene ai nomi sacri del rinascimento artigianale americano ma la produzione è di buon livello, avvicinabile a un medio birrificio italiano.

Widmer Brothers - Upheavel IPA

Widmer Brothers – Upheavel IPA

La Upheavel IPA, venduta nella particolare confezione da 35,5 cl al prezzo umano di 2.30 euro, è una India Pale Ale rinfrescante. Prodotta con una miscela di tre malti, tra cui frumento, e sei luppoli, si presenta di colore arancione opalescente e con una schiuma fine e poco persistente. All’olfatto è molto delicata, con note erbacee provenienti dal luppolo e sentori citrati che aggiungono freschezza. All’assaggio è dirompente e mai eccessiva con i suoi 85 IBU raggiunti grazie al mix di luppoli americani. La nota amara viene stemperata dalle note dolci provenienti dal malto e in particolare modo dal frumento. La carbonazione leggera e il corpo poco carico, si uniscono a sentori riconducibili a un buon tè freddo, rendendola una birra dalla bevuta facile, quasi ingannevole dato il tenero alcolico pari a 7% abv.

È una IPA gradevole, adatta alle stagioni calde e di estrema facilità che la rende pericolosa se bevuta in quantità importanti. Un prodotto che magari nel panorama romano troveranno leggero, ma che è ben bilanciato e se si considera il prezzo di vendita, è una birra perfetta per essere bevuta dagli amanti dell’amaro ad un prezzo accessibile.

Marco Drago “Baladin - La birra artigianale è tutta colpa di Teo” (Feltrinelli)

Dal 1996 ad oggi la birra artigianale italiana ha fatto enormi passi in avanti, si è affermata come movimento locale che è stato riconosciuto in tutto il mondo. Tutto ciò però da dove è iniziato? Sicuramente la spinta maggiore è arrivata dai “ragazzi del ’96” ovvero la prima generazione di birrifici artigianali che hanno scommesso su un territorio dominato dai birrifici industriali. Fra i primi pionieri ricordiamo Baladin di Teo Musso, il Birrificio Italiano di Agostino Arioli, il birrificio Lambrate e Beba.

Baladin - birra artigianale è tutta colpa di teo

Baladin – birra artigianale è tutta colpa di teo

Il libro, scritto da Marco Drago e con l’assidua collaborazione di Teo Musso, è la storia della nascita e dell’affermazione del birrificio Baladin ma è anche il racconto della nascita del movimento artigianale italiano. Il lavoro è ricco di aneddoti interessanti e curiosi su Teo Musso, sul proprio birrificio e sulla birra in generale. Importanti sono i racconti sull’incontro con Kuaska e Michael Jackson (il critico di whisky e birra non il cantante), la costruzione dell’impianto di birrificazione e dei problemi legislativi che affliggevano gli anni 90, l’avvio della birreria Le Baladin a Piozzo, nelle Langhe, in pieno territorio vinicolo. Molto interessanti sono le parole di Musso sulla creazione delle proprie birre, svelando le ragioni che hanno portato alla nascita di determinati prodotti e a chi sono state dedicate. In particolare modo mi preme citare alcuni brani che descrivono quelli che al momento sono i prodotti di punta di un birrificio come Baladin perché raccontano quello che c’è dietro una birra, non una semplice bevanda, ma un prodotto che proviene dalla terra e che è curato nei minimi dettagli dalla passione del mastro birraio.

Teo Musso - Baladin

Teo Musso – Baladin

Partendo dai prodotti dedicati alla famiglia è impossibile non pensare alla Isaac, birra Blanche che è dedicata al suo primo genito. Musso ne parla così:

“Il 25 Agosto 1997 nasce Isaac (il figlio) e io appena uscito dalla sala parto, sconvolto di felicità, la notte stessa mi sono chiuso in sala cottura e ho cercato di trasmettere l’emozione provata creando una blanche”

Poco dopo arriva la secondo genita Wayan e alla piccola dedica una Saison:

“La Wayan è il frutto della mia immersione folle e maniacale nel mondo delle spezie. Ho fatto questa birra con cinque tipi diversi di cereali… Volevo creare un’amalgama di sapori che ricordassero la femminilità”

Il rapporto con la moglie Nora si conclude e l’instancabile mastro è pronto a partorire una nuova birra:

Teo Musso e l'Orzo - Baladin

Teo Musso e l’Orzo – Baladin

“È un tributo alla madre dei miei figli che mi ha sopportato fin troppo. È una birra con cui ho sperimentato con le resine dell’antico Egizio. Ho creato la birra con grano egizio, resine e zenzero. Sono andato in Etiopia a cercare le resine e ho focalizzato una miscela che uso ancora adesso”

Le dediche alle famiglie non sono ancora finite, cosa saremmo senza la mamma?

“In omaggio a mia madre ho creato la birra Mama Kriek. È una birra che faccio ogni due anni e uso delle ciliegie griotte e ogni volta mia mamma mia aiuta a preparare le ciliegie”

Concludiamo con una delle prime birre prodotte da Baladin e la prima a livelli qualitativi elevati: la Super.

“È la mia prima birra emozionale. Per me, il suo nome e il suo sapore erano una specie di incoraggiamento in un momento difficile… all’epoca mi sentivo completamento solo”

Il libro è piacevole, scorrevole ed è un’esperienza di vita che arricchisce la conoscenza sul mondo brassicolo e che permette di comprendere quanto amore viene impresso in ogni prodotto artigianale.

Mort Subite “Xtreme Framboise” (Framboise)

Mort Subite è un marchio del birrificio Brasserie De Keersmaeker situato nel Pajottenland in Belgio. Il nome è stato acquisito dal birrificio subito dopo l’acquisto del locale storico di Bruxelless A la mort subite. La produzione è composta esclusivamente di birre a fermentazione spontanea come Gueze, Kriek e Framboise. Rispetto a marchi più puristi come Cantillon, 3 Fonteinen e Tilquin i prodotti sono molto più vicini alle scelte commerciali di Lindemans e per questo motivo decisamente più facili da bere ed avvicinabili anche da chi non è avvezzo alle birre acide.

Mort Subite - Xtreme Framboise

Mort Subite – Xtreme Framboise

La birra in questione fa parte della famiglia delle Framboise, ovvero birre a fermentazione spontanea dove la frutta, in questo casi i lamponi, sono lasciati a maturare all’interno delle botti di fermentazione. In questo prodotto, oltre ai già citati lamponi, sono aggiunte anche bacche di Sambuco. La birra emana un forte aroma di lamponi (forse un po’ troppo elevato per essere al 100% naturale), accentuato dall’aggiunta del succo di lamponi in fase di fermentazione. All’occhio appare rosso scuro, molto più scuro di una Kriek, la schiuma ha tenuta breve e presenta riflessi rossastri. In bocca il sapore dei lamponi appare meno artificiale ma si nota la notevole presenza di zucchero candito che contrasta la nota acida proveniente dal Lambic. La gradazione alcolica che si attesta ai 4.3% non è percepita e la buona carbonazione la renderebbe una birra estremamente beverina se la nota dolce alla lunga non stancasse il palato.

Una birra, che pur essendo a fermentazione spontanea, non ha nessun sentore acido proveniente dalla base del Lambic e che dovrebbe essere rilasciata dalla frutta fresca. La scelta di aggiungere una notevole quantità di zucchero candito e di unire anche del succo ha proprio lo scopo di avvicinare la birra alle masse meno esigenti e la rendono una birra troppo sbilanciata verso sapori dolciastri e di facile bevuta.

Distillazione a freddo: il congelamento che rende le birre più intense

La freeze distillation è una tecnica che permette il congelamento della birra con lo scopo di aumentare il tenore alcolico pur mantenendo limitati i costi produttivi.

Freeze distillation - Eisbock

Freeze distillation – Eisbock

La leggenda vuole che i primi esperimenti, o possiamo definirli i primi errori dato che non erano intenzionali, vennero fatti alla fine dell’1800 in Germania, precisamente a Kulmbach in Baviera. Un garzone di un birrificio locale era stato incaricato dal mastro di spostare delle botti di Doppelbock dal cortile alla cantina per poi successivamente chiudere la bottega. Dopo un’intensa giornata di mash il ragazzo era troppo stanco per spostare le pesanti botti di legno e decise di rimandare il lavoro al giorno seguente. Durante la notte la temperatura esterna si abbassò di parecchi gradi e le botti scoppiarono a causa dell’aumentare del volume dell’acqua contenuta nel birra che si congelò. La prima cosa che notarono fu che all’interno del ghiaccio era presente un liquido torbido e concentrato al centro, che altro non era che la parte alcolica della birra. L’alcol ha un punto di congelamento inferiore rispetto all’acqua e questo ha permesso alla parte alcolica di non congelare concentrando tutto il proprio sapore in un liquido molto denso. L’ira del mastro birraio, pensando di aver perso tutto il lavoro, si scatenò contro il ragazzo che fu obbligato a bere la birra rimasta. L’apprendista, assaggiando il liquido, rimase sorpreso per l’alto tenero alcolico e l’effetto riscaldante che aveva quella bevanda. Molto probabilmente la storia è frutto di una leggenda ma questo spiega come alla fine dell’800 in Germania venne scoperto un metodo per creare una birra a forte tenore alcolico partendo da una Bock o una Doppelbock: era nata così la Eisbock. Nell’attualmente mercato l’esempio migliore è la Schneider Aventinus Weizen-Eisbock da 12 gradi abv.

Nel 1993 questa tecnica venne introdotta in Canada dal birrificio Moison coniando il termine Ice Beer. Le differenze di produzione sono marcate: in Canada il prodotto di partenza è una Lager di produzione nord americana, quindi una birra leggera che viene filtrata finemente eliminando oltre al ghiaccio tannini e note amare conferite dal luppolo. Il risultato è una birra più soft e meno luppolata rispetto alla versione tedesca e che non preserva l’aroma dello stile originario.

Brewmeister - Armageddon

Brewmeister – Armageddon

Recentemente la tecnica è stata ripresa da numerosi birrifici tra cui Samuel Adams e Dogfish Head per alzare di molto la componente alcolica mantenendo come base lo stile di partenza. Le nuove sperimentazioni sono concentrate soprattutto negli USA per produrre Barley Wine, Belgian Strong Ale, Imperial Stout e IPA dall’alta gradazione che raggiungo anche i 27 gradi abv. Questa tecnica è anche alla base della sfida che si è scatenata tra il birrificio scozzese BrewDog e il tedesco Schorschbräu per produrre la birra con il più alto tenero alcolico e attualmente vinta (ancora per poco visto la velocità con cui il record viene battuto) dalla scozzese Brewmeister con la sua “Armageddon” da 65% abv.

Tralasciando operazioni di marketing ed esperimenti che seguono la follia dei mastri birrai, questa tecnica conferisce carattere a determinate tipologie di birre e che fa storcere il naso ai puristi. C’è comunque da tenere conto come essa derivi da una tradizione antica, realizzata con metodi naturali e nata dal caso o dall’ingegno dell’uomo con il fine di migliorare il prodotto finale.

Rochefort “6” (Dubbel)

La Brasserie Rochefort è il birrificio trappista dell’Abbazia di Notre-Dame de Saint-Remy, situato nella provincia di Namur. La produzione risale al 1595 e da allora si è imposto come uno tra i migliori birrifici trappisti grazie ai propri prodotti, identificati solamente dalla vecchia numerazione belga indicante il grado alcolico. La birra più apprezzato è la numero 10, ma la più rara è la 6, che viene realizzata una sola volta all’anno e copre solamente l’1% della produzione rendendola di difficile reperimento fuori dal Belgio. La 6 è la birra più antica e l’unica che veniva prodotta nella bottiglia da 75cl; è un prodotto di buona qualità, simile a una Dubbel e che si distingue dagli altri prodotti etichettati Rochefort, più vicini al genere Quadrupel.

Rochefort 6 Birra Trappista

Rochefort 6 Birra Trappista

Già dall’aspetto si può notare la differenza con il resto della produzione, infatti il colore è ambrato e torbido, la schiuma è molto fine con una breve persistenza. Al naso si presenta fruttata, in particolar modo di frutta a buccia rossa, con una nota dolce proveniente dal malto. In bocca si percepisce la classica dolcezza delle birre trappiste (ad esclusione dell’Orval), anche se la nota amara e secca percepita verso la fine smorza il forte vigore zuccherino. La carbonazione è media ma questo non la rende una birra di facile bevuta a causa del tenore alcolico di 7.5% abv e alla ricchezza di sapori.

Una birra che si meriterebbe di essere prodotta ed esporta di più in modo da non relegare Rochefort alle classiche birre da meditazione.

Brett: il lievito selvaggio che rende speciali le birre

È frequente sentir dire che il mastro birraio fa il mosto ma è il lievito che fa la birra. La birra infatti è il prodotto della fermentazione degli zuccheri all’interno del mosto ad opera di funghi chiamati lieviti. Tutti i birrifici industriali e la maggioranza di quelli artigianali utilizzano lieviti selezionati e coltivati in provetta per ottenere risultati affidabili e ripetibili nel tempo. Ovviamente questa tipologia di funghi è presente in natura però i ceppi selvatici raramente vengo utilizzati in quanto possono presentare problemi in fermentazione. Nei casi in cui il mastro birraio riesce ad impiegare determinati lieviti cresciuti in natura può riscontrare nella propria birra un nota selvaggia, che sprigiona sapori complessi, speciali, che soddisfano i palati più esigenti.

Brettanomyces lievito selvaggio

Brettanomyces lievito selvaggio

Uno di questi lieviti è il Brettanomyces, fungo della famiglia dei Saccharomycetaceae e più comunemente chiamato come “Brett”. Scoperto nel 1904 nei laboratori della Carlsberg, in natura risiede sulla buccia della frutta e ha un ruolo sia nella birrificazione che nella vinificazione.

Nella vinificazione è considerato uno dei peggior nemici dei produttori di vino in quanto in grandi quantità tende a rovinare il sapore del vino fornendogli note metalliche. Solamente alcuni produttori tendono a vedere di buon occhio questo lievito se però è presente in basse quantità, considerandolo come un miglioramento per il proprio prodotto donando maggior carattere al corpo del vino.

In realtà il Brett è anche un potenziale nemico per la birra, o almeno per le birre a cui non si desidera donare sapori pungenti, selvaggi e di cuoio; tuttavia in combinazione con batteri lattici come il Lactobacillus e batteri acetici può dare risultati sorprendenti.

Sour Beer in botti

Sour Beer in botti

L’invenzione dell’uomo ha permesso di trasformare quello che molto tempo fa poteva essere stata una problematica in una peculiarità di alcuni generi del Belgio, e che attualmente hanno preso piede tra i birrifici artigianali di tutto il mondo. I Brettanomyces bruxellensis e lambicus sono due specie di lievito che si trovano nei pressi del fiume Senne a Bruxelles e che in patria sono usati per la fermentazione spontaneamente di birre come il Lambic, le Flemish Red Ale e tutte le varietà alla frutta come Kriek e Framboise. Il Brett è anche utilizzato nella seconda fermentazione in bottiglia della trappista Orval, da produttori di Saison e di alcune produzioni di StoutCon la riscoperta dei generi belga da parte degli Stati Uniti, il lievito Brett è stato utilizzato anche al di fuori dell’Europa e i numerosissimi esponenti della craft beer americana ne fanno buon uso per le loro saison più luppolate e per la nuova tendenze di produzione delle sour beer. Nel panorama italiano viene utilizzato con ottimi successi da birrifici come Loverbeer Toccalmatto.

I migliori risultati come al solito arrivano dalla natura e nonostante si cerchi di controllarla è sempre pronta a fornirci nuove fonti d’ispirazione.

De Struise “XXX Rye Triple” (Belgian Strong Ale)

C’è una regione in Belgio dove le Belgian Strong Ale, tra cui le famose Quadruple, assumono caratteristiche peculiari e vincono numerosi premi. Stiamo parlando della zona del Vleteren conosciuto per il birrificio trappista Westvleteren, la costola St Bernardus ma anche per il giovane birrificio artigianale De Struise.

XXX Rye Triple Reserva 2013 Bourbon Barrel Aged

XXX Rye Triple Reserva 2013 Bourbon Barrel Aged

De Struise Brouwers, birrificio fondato nel 2003, si è subito contraddistinto nel mercato locale e mondiale vincendo diversi premi conferiti dal sito Ratebeer. Tra essi spicca il premio come uno dei migliori birrifici belga e al mondo grazie anche al pezzo più pregiato: la Pannepot.

La XXX Rye Reserva 2013 è una birra invecchiata in botti in cui era precedentemente contenuto del Bourbon. La schiuma è fine e poco persistente come ogni birra invecchiata nel legno, alla vista si presenta marrone scuro senza raggiungere i colori più scuri di altre birre afferenti alla stessa categoria. Al naso si percepisce la presenza di alcol che raggiunge il 10% abv, inoltre sono presenti ulteriori sensazioni di frutta dalla buccia scura e note di legno e vaniglia provenienti dalla botte. In bocca si nota immediatamente il sapore dolce e caramellato dovuto al malto e successivamente l’amaro proveniente dalla parte più torrefatta. Nonostante sia una birra importante e complessa, la bevuta non è delle più difficili grazie al corpo medio, discreta carbonazione e retrogusto zuccherino non stucchevole.

La qualità raggiunge picchi elevati, non avvicinandosi però all’eccellenza delle migliori annate della Pannepot. È una birra piena di carattere, che regalerà ottime sensazioni agli amanti delle birre ad alto tenore alcolico e da apprezzare dopo pasto magari davanti a un camino.

Dove bere birra a Roma?

In Italia si è ripetuto quello che è accaduto negli Stati Uniti, il movimento della birra artigianale ha preso piede su tutto il territorio fornendo una validissima alternativa a quello che fino a pochi anni fa era un territorio dominato dai colossi della birra industriale internazionale e nostrana. Per quanto riguarda la nascita dei birrifici l’espansione è partita dal Nord però è senza dubbio innegabile che Roma ha avuto un ruolo fondamentale nel trainare la nascita di locali che servono esclusivamente birra artigianale e di qualità. In questo momento la piazza romana è sicuramente all’avanguardia ed è uno dei migliori posti dove trovarsi a bere una birra e di seguito sono selezionati i locali che hanno maggiormente contribuito a creare questo movimento, che si sono distinti per la loro offerta e per le loro capacità nel saper proporre una cultura che prima era assente.

Open Baladin Roma

Open Baladin Roma

Open Baladin Roma (Via degli Specchi 6 – Zona Campo dei fiori): Se pensi a birra artigianale italiana non puoi non pensare al Birrificio Baladin. Quindi quale miglior posto dei locali creati da Teo Musso? L’Open Baladin è formato da più sale dove ognuna ha uno stile a se. L’offerta della birra è veramente ampia con 40 spine la tap list è sempre ricca di birrifici italiani tra cui Birra del Borgo e non. Inoltre è molto ampia la selezione delle bottiglie che integrata a quella delle spine fornisce un’infinità di birre tra cui ovviamente le birre della casa che a Roma, in particolar modo alla spina, non sempre è così facile trovare. Da segnalare sono anche gli hamburger, i vari antipasti e gli stuzzichini. Gli amanti del bere e mangiare bene non rimarranno delusi.

Ma che siete venuti a fà

Ma che siete venuti a fà

Ma che siete venuti a fà (Via di Benedetta 25 – Zona Trastevere): Se si deve cercare al capostipite, al locale che ha acceso la miccia del movimento romano non si può non pensare a quello che viene spesso chiamato Macchè. Vengono servite birre da tutto il mondo (Germania, Inghilterra, Usa, Belgio) oltre a quelle italiane ed è anche l’unico pub romano a partecipare agli Zwanze Day di Cantillon. È anche uno dei pochi rimasti a servire la birra in due misure, attenzione che dimensione più grande è veramente grande. Una garanzia per chi si trova a Trastevere.

Luppolo 12

Luppolo 12

Luppolo12 (Via dei Marrucini 12 – Zona San Lorenzo): Vuoi bere birra di qualità e rimanere nella zona universitaria? Dal Luppolo lo puoi fare, inoltre è anche uno dei locali più economici se ci si va di martedì o prima delle 21 la birra costa solo 3.50 € invece dei classici 5.00 €. Organizzano serate a tema o incontri con i migliori birrifici italiani. Ora che hanno aperto anche un secondo locale chiamato Luppolo Station chi li ferma più?

Barley Wine

Barley Wine

Barley Wine (Via dei Consoli 115 – Zona Tuscolana): Chi ha detto che per bere buona birra devi andare fino in centro? Locale situato nella periferia sud-est di Roma fornisce un’ampia selezione di birre artigianali italiane e diverse chicche internazionali. Inoltre se sei interessato al Birrificio del Ducato, non sempre rintracciabile sul territorio romano, è altamente probabile che qui qualche birra la troverai. Il personale è giovane e sempre pronto a offrire consigli sulla birra adatta ai tuoi gusti.

4_20

Brasserie 4:20

Brasserie 4:20 (Via Portuense 82 – Zona Porta Portese): Con le sue 47 spine il 4:20 è sicuramente uno dei locali con la scelta più ampia. Brew-pub del birrificio Revelation Cat oltre ad offrire la produzione locale ha un’ottima selezione di prodotti italiani ed esteri. Cerchi una Ipa? Questo è il locale giusto. Cerchi un lambic? Ne troverai almeno uno oltre alle proprie produzioni, cosa per nulla scontata. Da segnalare anche gli hamburger con il luppolo.

Three Folk's

Three Folk’s

Three Folk’s (Via Capo D’Africa 29 – Zona Celio / Colosseo): Sei andato a Londra e ti sei innamorato dei classici pub inglesi? Questo è il posto che fa per te. In pieno rispetto dei locali UK e della vera Real Ale, il Three Folk’s è un locale particolare che offre birre di etichette inglesi  tramite 8 pompe a mano, 5 spine a CO2 e 2 a carbo-azoto. È facile trovare anche sidri e whisky di ottima qualità.

Ricorda Roma è piena di locali dove bere birra di ottima qualità, questa è solo una piccola selezione di quello che ti può offrire questa grande città.

De Ranke "XX Bitter" (Bitter Ale)

Se si pensa alle birre belga vengono in mente birre con un’alta gradazione alcolica e dal sapore dolciastro dovute al malto, i più esperti potrebbero pensare alle note acide delle birre a fermentazione spontanea, difficilmente però si sentono note amare marcate e provenienti dal luppolo.

De Ranke XX Bitter

De Ranke XX Bitter

Tutto ciò non è sempre vero: si pensi alla nuova scuola brassicola di De Ranke o alle collaborazioni di De StruiseIn particolare la Brouwerij De Ranke nata nel non troppo lontano 1994, unisce la centenaria esperienza belga all’apertura mentale capace di apprendere influenze anche dall’esterno del paese. La XX Bitter (Extra Extra Bitter) è la birra che vorremmo trovare tutti i giorni nel frigo, apprezzabile a tutto pasto e a rinfrescare le giornate più calorose. Si presenta con un colore giallo paglierino non troppo limpido dovuto alla mancata filtratura e di una schiuma generosa di un bianco puro che però non risulta essere molto persistente. All’olfatto non presenta delle note spiccate ed è appena accennato l’aroma erbaceo. L’assaggio però è tutta un’altra cosa, birra secca che presenta una spiccata nota amara dovuta al luppolo tedesco Hallertau e all’inglese Brewers Gold. Il corpo è leggero dovuto anche ai sui 6 gradi e il finale è sempre più astringente, tannico.

Una birra che non fa invidiare una tedesca o una ceca e che unisce le note amare tipiche di una pilsner alla complessità di aromi proveniente da una birra ad alta fermentazione. In questo caso non si può dire che viva la normalità.

Lindemans “Faro” (Faro)

Considerata per anni il lambic per le donne e i bambini, il faro è una tipologia di birra che proviene dalla memoria storica del Belgio.

Lindemans Faro

Lindemans Faro

Veniva prodotta come una versione gentile del lambic e delle geuze, introducendo una notevole dose di zucchero candito in fase di fermentazione in modo da ridurre la nota acida prodotta dalle birre fermentate spontaneamente. Prima degli anni ’80 se ne erano perse le tracce, con pochissimi birrifici che ne continuavano la produzione, fino alla riscoperta da parte dei nuovi produttori di lambic. La Lindemans Brewery, conosciuta per le sue innumerevoli varietà di fruit beers con alla base il lambic, ha cominciato a produrre la propria versione del faro nel 1978 fino a costituire l’attuale 7% della propria produzione. Questa birra facilmente reperibile in Belgio e dal costo esiguo di circa 70 centesimi per la versione da 25cl, si presenta con una colorazione ambrata e con una schiuma fine e poco persistente. Analizzando gli aromi emanati dalla birra sembra di trovarsi davanti a una geuze, l’assaggio però fa subito cambiare idea. La prima cosa che si nota è sicuramente la dolcezza dovuta allo zucchero candito e la lieve nota acidula viene solamente dopo non lasciando tracce permanenti tranne nei sorsi finali.

La bevuta risulta essere facile grazie anche alla buona carbonazione e ai 4.5% gradi alcolici, alla lunga però risulta essere un po’ troppo dolce, sopratutto se paragonata alla versione di Cantillon e molto più simile a quella prodotta da Mort Subite. Un’alternativa a chi digerisce poco le note acide delle sour beer e pensata per un pubblico più ampio.