Birra Perugia "Chocolate Porter" (Porter)

Birra Perugia - Chocolate Porter

Birra Perugia – Chocolate Porter

La prima cosa che vi viene in mente quando pensate a Perugia? Probabilmente la cioccolata prodotta dalla Perugina. Quindi, un birrificio perugino, come non potrebbe non utilizzare la cioccolata come materia prima per la produzione di una propria birra? A questo proposito il birrificio Birra Perugia produce la “Chocolate Porter”, appartenente alla linea classica.

La birra in questione, è una Porter di stile inglese, con l’utilizzo della cioccolata in infusione e contraddistinta dall’equilibrio di tutte le produzioni del birrificio perugino. Alla vista si presenta nera, impenetrabile, con una schiuma marrone e non molto persistente. Gli aromi sprigionati sono fini, ma ben distinguibili, con le note di cacao e di malto tostato in primo piano. In bocca si percepisce subito la bassa carbonazione, il corpo leggero e un ingresso discretamente amaro. È percepibile cacao, cioccolata amara, liquirizia e una nota quasi affumicata, molto probabilmente derivata dai malti usati. Sin dai primi sorsi è possibile avvertire la caratteristica principale di questa birra, ovvero la persistenza dell’amaro, non da luppolo, ma che tende verso la liquirizia, e che rimane a lungo dopo la bevuta. Sensazione piacevole e mai sgraziata. Con il passare del tempo e con l’innalzamento della temperatura, si fa sentire un leggero effetto warming, molto contenuto, dovuti ai suoi soli 5.3 gradi abv.

Una birra dalla facile bevuta, soprattutto se si apprezza l’amaro da cacao, che non è impegnativa dal punto di vista alcolico e che come tutti i prodotti di Birra Perugia, dimostra come pochi ingredienti possono rendere meglio di prodotti contraddistinti dall’abbondanza. Non farà gridare al miracolo, ma rimane comunque un ottimo prodotto.

Birra del Borgo "Vecchia Ducale" (Oud Bruin)

Con il crescere del marcato della birra artigianale, i birrai italiani si stanno spingendo sempre più in là con le sperimentazioni, che nell’ultimo periodo sembrano indirizzate verso l’invecchiamento in botte e la fermentazione spontanea o mista. In questo caso parliamo della “Vecchia Ducale”, versione affinata in botti di rovere per 24 mesi, di un grande classico di Birra del Borgo, ovvero la “Ducale”.

Birra del Borgo - Vecchia Ducale

Birra del Borgo – Vecchia Ducale

La versione base della “Ducale” è una classica Belgian Strong Ale, birra da meditazione con alto tenero alcolico.L’idea di Birra del Borgo è stata quella di realizzare un prodotto che si ispirasse alle Oud Bruin o Flemish Red Brown del Belgio. Una birra a fermentazione mista, partendo da un prodotto ad alto tenore alcolico, che ben si adatta all’invecchiamento in botti e con il, probabile, successivo innesto di batteri lattici. Il prodotto finale è derivata da un blend tra la birra vecchia di 24 mesi e una parte di “Ducale” giovane.

La birra si presenta scura, tonaca di frate leggermente più cupo, con riflessi di caramello bruciato, alternati a quelli rubino. La schiuma è quasi assente e quel poco che è presente, ha la tendenza a svanire velocemente, come è normale per il genere. Al naso sono ancora presenti gli aromi caramellati, tostati, che però sono contrastati dai sentori di acido lattico e da una sensazione di frutta rossa. All’assaggio la prima cosa che risalta al palato, è l’ottimo bilanciamento tra la componente dolce dovuta ai malti, l’acidità di tipo lattico e una leggera nota amara dovuta al lato più tostato del malto, invece che dai luppoli. L’effetto warming è percepibile ma non eccessivo, come la componente alcolica che nonostante i suoi 8.5% abv, non risulta essere invasiva e che si adatta anche a climi non troppo freddi. In bocca è percepibile la bassa carbonazione, che la porta ad essere poco più che una birra completamente ferma.

La “Vecchia Ducale” è un esperimento ben riuscito, non eccessivamente indirizzato sul lato acido e che ben bilancia le proprie componenti. Probabilmente di difficile reperimento data la bassa tiratura e l’elevato costo, è un prodotto che si fa apprezzare, e meno invasiva ad esempio della “Vecchio bruno” di Toccalmatto, sua rivale ideale.

Birra di Fiemme "Nòsa" (Blonde)

Birra di Fiemme è un piccolo birrificio della Val di Fiemme, fondato nel 1999 da Stefano Gilmozzi, che ha voluto riportare alla luce l’antica tradizione brassicola del Trentino Alto Adige, strizzando l’occhio ai vicini tedeschi. La “Nòsa”, è una birra della linea legata al territorio, nata dall’idea di ricreare quello che era il gusto della birra prodotta più di un secolo fa nella birreria di Predazzo

Birra di Fiemme - Nòsa

Birra di Fiemme – Nòsa

Alla vista si presenta molto bene, con color ambra virato verso il dorato e una leggera opalescenza, la schiuma invece si presenta persistente e a grana grossa, formando un bel cappello. Gli aromi sprigionati dalla birra non sono evidentissimi, è possibile percepire note derivate dal malto come miele e pane, una leggera sensazione di freschezza dovuto forse dalla presenza di una percentuale di frumento e il finale leggermente erbaceo proveniente dal luppolo. Al primo sorso è immediatamente percepibile la nota amara un po’ secca dei luppoli, simili ai classici tedeschi, che vengono identificati dal produttore come luppoli nobili e forti, provenienti dal territorio locale. Successivamente è riscontrabile la forte presenza della componente dolce proveniente dal malto, probabilmente dovuto alla presenza di malti caramellati e gli esteri provenienti dai lieviti di provenienza belga. È possibile avvicinarla a una Blond belga, per la nota corposa e dolciastra del malto, con la differenza che qui la nota erbacea del luppolo è più percepibile e di stampo tedesco rispetto alla tradizione belga. Si nota inoltre un’elevata carbonazione, riscontrata anche nell’apertura della bottiglia con conseguente fuoriuscita della schiuma. È riscontrabile inoltre un effetto warming un po’ troppo accentuato per una birra di 6 gradi abv, rendendola più un prodotto adatto alle stagioni medio – fredde, adatte al clima del Trentino, e meno alle stagione estive di altre regioni.

È una birra un po’ sbilanciata, all’inizio con le note del luppolo e successivamente verso fine bevuta, con le note dolci del malto. Nel complesso il prodotto finale non è da denigrare, anche se questo sbilanciamento prima in un verso e poi nell’altro, confonde un po’ il palato.

Birra Perugia “ILA” (Scotch Ale)

Birra Perugia - ILA

Birra Perugia – ILA

Le birre barricate non sono più una novità per il panorama brassicolo italiano, che spazia da prodotti fortemente caratterizzati dai sentori donati da particolari barrique, ad affinamenti meno invasivi come la “ILA” di Birra Perugia.

La birra nasce dalla collaborazione con Samaroli, uno dei più grandi selezionatori di distillati internazionali e in attività dal 1968.  La “ILA” è una Scotch Ale, affinata in botti che precedentemente contenevano pregiati Whisky scozzesi provenienti dall’isola di Islay, e precisamente in botti di “Caol Ila 1980″, annata caratterizzata da rotondità e sentori di frutta tropicale.

La Scotch Ale perugina, si presenta di color tonaca di frate, con una leggera opalescenza e una schiuma fine e di persistenza leggera, probabilmente dovuta dalla botte. Concentrandosi sulla componente olfattiva, si nota come sia leggermente sottotono e incentrata sulle note dolci del malto che ricordano caramello e frutta seccato, tipo uvetta, mentre nel finale sono percepibili note torbate. Assaggiando la birra è possibile subito notare di nuovo la nota torbata, con un corpo medio ma non eccessivo. La componente alcolica, che dovrebbe essere abbastanza importante dati i suoi 8 grandi, è solo accennata con un lieve effetto warming, molto lontano però da altri esemplari afferenti alla stessa categoria. La carbonazione, mai eccessiva, aggiunge scorrevolezza. Le note dell’affinamento in botte sono avvertibili nella rotondità della bevuta e forse alcune note affumicate che richiamano i whisky scozzesi. Nel finale della bevuta è avvertibile anche un po’ di astringenza, dovuta forse ai tannini rilasciati dalla botte? In bocca il sapore è persistente, lasciando un aroma di cioccolato fondante  con retrogusto di liquirizia.

È una birra apprezzabile soprattuto nella stagione invernale, con il giusto compromesso tra complessità di bevuta ed equilibrio, non risultando pesante ed eccessivamente alcolica. Un buon prodotto, adatto probabilmente più al fine pasto che abbinata al cibo, se si escludono i dolci.

Mort Subite "Original Gueuze" (Gueuze)

Esistono birrifici che venendo acquisiti da gruppi più grandi cercano di mantenere uno standard minimo di qualità e birrifici che purtroppo non lo fanno. In questo caso stiamo parlando della “Original Gueuze” di Mort Subite, marchio acquisito tramite l’acquisto dello storico locale belga e che fa capo al birrificio Alken-Maes, ormai di proprietà del gruppo HeinekenIn Belgio, l’unica denominazione protetta a livello europeo come specialità tradizionale del Lambic è l’Oude Geuze, per questo motivo è possibile trovare diversi prodotti di natura commerciale, che sfruttano questo antico genere come specchietto per invogliare l’acquirente all’acquisto.

Mort Subite - Original Gueuze

Mort Subite – Original Gueuze

La bottiglia è ben curata, nel classico taglio da 37.5 cl, con gabbietta e tappo di sughero, ma l’aspetto della birra desta subito qualche perplessità. Il colore è decisamente più scuro rispetto ai prodotti più tradizionali, un ambrato scuro tendete quasi al marrone, con riflessi più chiari, dorati. La schiuma a grana grossolana, è bianca e mediamente persistente, inoltre è possibile notare subito l’eccessiva carbonazione. Gli aromi provenienti da questa birra sono principalmente dovuti al malto, pilsner in particolare, e solo successivamente è possibile percepire una lieve nota riconducibile alla fermentazione spontanea. In bocca si avverte immediatamente l’eccessiva dolcezza di questa birra, in grande quantità proveniente da zucchero candito e dal mix di malti, che il colore suggerisce non essere solo pilsner e frumento usati dalla scuola classica. L’elevata carbonazione, che era visibile all’occhio, è davvero eccessiva anche al palato, probabilmente studiata per rendere la birra ancora più scorrevole. Solamente lasciando che la birra con il tempo si riscaldi, è percepibile qualche sentore selvaggio, ma davvero niente di trascendentale e contrastato dalle stucchevoli note caramellate.

Una birra che si comincia ad avvistare anche nella grande distribuzione e che non ha assolutamente niente a che fare con la tradizione antica delle birre a fermentazione spontanea e proveniente dal mondo belga. Un prodotto che magari piacerà ai palati non avvezzi alle note acide, oppure a chi proviene dal mondo delle birre industriali, ma che non è né un punto di arrivo né un giusto ponte verso birre più in linea con il genere a cui si vuol far riferimento.

Cantillon "Rosé de Gambrinus" (Sour Beer)

Cantillon - Rose de Gambrinus

Cantillon – Rose de Gambrinus

Le birre alla frutta sono uno dei generi più antichi che provengono dal Belgio. Esistono diverse versioni a seconda dei frutti che vengono lasciati in maturazione in birre tipicamente a fermentazione spontanea come il Lambic, oppure in prodotti a fermentazione mista come le Oud Bruin. La più famosa è sicuramente la Kriek prodotta con un particolare tipo di ciliegie acidule, ma si annoverano anche le Framboise, birra ai lamponi, e altre sperimentazioni con uva, albicocche e fragole.

Con l’aumentare dell’attenzione su questi prodotti di nicchia, molti produttori più attenti alle vendite stanno proponendo prodotti decisamente troppo sbilanciati sul dolce e molte volte prodotti con succo, estratti di frutta e con una quantità eccessiva di zucchero candito.

La “Rosè de Gambrinus” della Brasserie Cantillon è una birra che viene dal passato, che non ha risentito della modernizzazione e che non strizza l’occhio al consumatore meno preparato. Nonostante sia prodotta con l’aggiunta di lamponi nel Lambic invecchiato due anni, non è una birra facile e adatta a tutti. L’aspetto è molto bello, decisamente particolare all’occhio non esperto, con il suo color rosso prugna con riflessi più accesi e la sua schiuma color rosa chiaro, inizialmente vigorosa, ma che data la poca persistenza tende a svanire con il tempo. Al naso la birra è molto intensa, si avvertono subito le note dei lamponi freschi e successivamente le note acidule proveniente dalla fermentazione spontanea, mai però invasive e più bilanciate di una classica GueuzeAl palato la birra mostra la sua complessità e le proprie qualità allo stesso tempo. L’acidità iniziale non è indifferente, quasi sapida, ma che anche qui non sono eccessive. Successivamente si avverte la nota fruttata proveniente dai lamponi, ben bilanciata tra il dolce e l’acido. Nella fase finale sono avvertibili gli off flavour lasciati dal Brett, che ricordano l’aria che si respira nelle cantine o negli gli spazi chiudi dal tempo. La “Rosè de Gambrinus” ha un corpo non importante che insieme a una carbonazione media la rendono un prodotto fresco.

È una birra che sa regalare piacere, sopratutto se bevuta alla corretta temperatura di servizio, adatta ai dolci fruttati ma anche come aperitivo estivo. Un prodotto antico, ottimo per gli amanti delle birre acide e da rispettare per l’amore con cui è prodotta.

Birra Perugia “Calibro7” (APA)

Ci sono birre particolarmente adatte per la stagione estiva, tra queste le birre dall’accento beverino, rinfrescante, come dovrebbe essere una American Pale Ale

La Fabbrica della Birra Perugia è recente nel panorama brassicolo italiano e si contraddistingue rispetto a molti altri birrifici nel non voler strafare, producendo birre ben bilanciate e adatte a tutti i palati.

Birra Perugia - Calibro7

Birra Perugia – Calibro7

La “Calibro7” è l’APA della casa, recente vincitrice del premio Birra dell’anno 2015 nella propria categoria, sorprendentemente davanti alla più carica “Reale Extra” di Birra del Borgo. La birra è bella alla vista, con un cappello di schiuma non elevata ma persistente e di color ambrato, velata e con riflessi dorati. Al naso è fresca con una componente aromatica elevata, regalando note agrumate e di frutta tropicale oltre ai sentori erbacei donati dall’intenso dry-hopping di ben sette luppoli: Motueka, Galaxy, Citra, Mosaic, Calypso, Chinook e Soraci AceIn bocca si presenta beverina, con un corpo leggero, una carbonazione importante e una componente alcolica molto bassa con i suoi 5.6% gradi. L’aroma è ben bilanciato dalla nota dolce rilasciati dal malto d’orzo e sopratutto dalla leggerezza conferita dal frumento. Le note erbacee, presenti ma mai eccessive, nonostante le tante tipologie utilizzate, conferiscono il giusto contrasto di secchezza.

Esempio di equilibrio non è una birra ruffiana, alcuni potrebbero giudicarla poco intensa, ma è un prodotto elegante e adatta alla stagione più calda magari davanti al mare o comunque all’aria aperta. Inoltre è un giusto punto di ingresso nel mondo dell’amaro, per virare poi su prodotti più taglienti se lo si desidera.

Manuele Colonna "Birra in Franconia" (Publigiovane Editore)

Birra in Franconia - Manuele Colonna

Birra in Franconia – Manuele Colonna

La recente presa di coscienza da parte di consumatori sul tema birra, ha portato grande fermento nel mondo dell’editoria legata al tema brassicolo. In particolare gli autori italiani si sono concentrati sull’homebrewing e su guide alla scoperta dei birrifici italiani ed esteri in stile Gambero Rosso. Rispetto al mondo anglosassone ed americano, sono carenti i libri dedicati alla scoperta di una nazione, una regione, che non siano concentrati esclusivamente sulla mera recensione del birrificio. Libri che regalano al lettore uno spaccato sulle tradizioni, trasformando la lettura in una avventura alla scoperta delle eccellenze locali.

Un capostipite italiano è arrivato direttamente dalle mani di Manuele Colonna, publican romano del Ma che siete venuti a fa’ e socio del Bir&Fud, noto per la sua passione sulla birra tedesca e per l’organizzazione di festival come Birre sotto l’albero e il più recente Franken Bier Fest. Proprio alla Germania e più precisamente della Franconia, è dedicato “Birra in Franconia” recentemente rilasciato per la collana Fermento Birra BookIl lavoro differisce rispetto ai libri passati anche per l’impaginazione, con numerose foto scattate sul campo e con alcune curate dal noto beer traveller americano Michel James, rendendo il libro più vivo e meno distaccato. Di certo però le foto rappresentano solo una piacevole cornice al racconto di un viaggio alla scoperta del territorio dell’alta Baviera, partendo dal capoluogo della Franconia, Bamberga, fino ad arrivare alle zone più isolate e meno frequentate. Scoprendo tradizioni millenarie, in una regione dove la popolazione non beve le birre, ma la birra locale e che molte volte è quella servita da anni ed anni dal proprio locale preferito.

Manuele Colonna - Birra in Franconia

Manuele Colonna – Birra in Franconia

Durante il viaggio si entra nei più famosi birrifici locali come Gaenstaller, Hummel, Spezial, Schlenkerlabirrifici comunali, e si esplorano addirittura alcune produzioni casalinghe, dove la birra prodotta è appena sufficiente per soddisfare la comunità locale. Scoprendo che in realtà il genere tipico non è la Rauchbier, ma bensì le più fresche Kellerbier, quelle vere come le Ungespundet, servite direttamente a caduta dalla botte e apprezzate magari nelle grotte (Bierkeller), trasformate in locali di mescita all’aperto e più isolate rispetto ai birrifici. Discutendo sulle nuove tendenze, non sempre apprezzabili, sulla qualità della birra non sempre costante e segno di una rusticità che contraddistingue un modo di fare la birra antico e lontano dalla tendenza di voler sorprendere sempre il palato. Il libro è anche dotato di una pratica cartina e di una legenda dove sono segnati i locali imperdibili, da segnalare e se è possibile mangiare o dormire, ottimo per non impazzire tra i numerosi birrifici presenti.

Un lavoro che ci ricorda l’importanza del viaggio e della scoperta, regalando una visione diversa sulla birra tedesca a volte fin troppo relegata ai prodotti non eccelsi del sud della Baviera. Inoltre, il libro è apprezzabile da tutti, in quanto non vengono quasi mai usati tecnicismi che rendono difficile la lettura ai meno esperti. Manuele Colonna ha lanciato una nuova possibile collana?

Redhook “Long Hammer IPA” (IPA)

L’espansione dei birrifici americani non è più limitata al suolo nazionale e sopratutto i marchi più grandi e al limite tra artigianale e produzioni più allargate sono alla ricerca di terre di conquista nella grande distribuzione italiana. Come già accennato in due precedenti recensioni: l’“Esb” della stessa Redhook e la “Upheaveal IPA” della Widmer Brothers, risultano frutto di una importazione di birra prodotta dalla Craft Beer Alliance, gruppo di birrifici americani tra cui anche l’hawaiana Kona Brewing Company, da parte dell’importatore Dibevit e vendute nei principali supermercati.

Redhook - Long Hammer IPA

Redhook – Long Hammer IPA

La “Long Hammer IPA” ricorda molto la sorella “Upheaveal IPA”, leggermente più beverina, e rappresenta una buona porta di ingresso verso il mondo dei sapori americani. Alla vista è gradevole, di colore ambra e non troppo velata, presenta una lieve schiuma bianca dalla breve persistenza, forse smorzata dal viaggio dagli Stati Uniti all’ItaliaL’olfatto non ha risentito molto dell’importazione e presenta note di frutta tropicale, pesca e un marcato aroma di luppoli americani, probabilmente dovuto al dry-hopping di CascadeAll’assaggio appare non troppo carbonata, con un corpo tra il medio e il leggero, ma con un iniziale impatto resinoso non indifferente nonostante i soli 44 IBU riportati. Con il susseguirsi della bevuta il luppolo tende ad affievolirsi, lasciando in primo piano le note fruttate riconducibili in questo caso all’albicocca e alla pesca. Nel complesso una birra non troppo beverina ma neanche difficile da bere con i suoi soli 6.2% gradi abv, gradevole ma che non fa gridare al miracolo ed essendo non troppo lontani dalla data di imbottigliamento (04 Novembre 2014), in patria non dovrebbe avere avuto un gusto molto lontano da quello attuale, ad eccezione forse della persistenza della schiuma.

Una birra che se cala leggermente di prezzo, siamo intorno ai 2.30 €, potrebbe trovare spazio tra le birre industriali e quelle artigianali italiane, attualmente ricoperto dalla birre belghe di ben altra qualità e di tipologia ben differente con la tendenza a virare più sui gusti dolci e corposi.

De Struise - Pannepot 2014 (Belgian Strong Ale)

De Struise - Pannepot 2014

De Struise – Pannepot 2014

Nel mondo della birra esistono classici che non tramontano mai, birre che ogni volta che vengono riassaporate riportano alla mente le prime sensazioni provate e i ricordi legati alle bevute in compagnia di questi piccoli capolavori. Tra queste birre non è possibile non annoverare la “Pannepot” del birrificio belga De Struise, prodotto bandiera di uno dei migliori birrifici al mondo.

Detta “Old Fisherman’s Ale”, è classificabile come una Belgian Dark Strong Ale, risposta belga alle Stout inglesi ed è la rievocazione di una birra dei primi anni del ‘900 prodotta nel villaggio De Panne, vicino al confine francese. La birra bevuta è un’edizione particolarmente giovane, marcata anno 2014 e che probabilmente il tempo le avrebbe conferito ulteriore prestigio, ma come si fa a resistere a tali piaceri? Inoltre è l’edizione base, un po’ meno famosa della versioni Reserva e Gran Reserva, ma il carattere di un prodotto di questo livello è già apprezzabile e godibile.

La birra si presenta molto scura, quasi nera come una Stout ma con riflessi color tonaca di frate che le regalano un aspetto elegante, quasi da grande distillato. La schiuma è particolarmente cremosa e dal colore di crosta di pane, stranamente poco persistente rispetto ad altre edizioni assaporate. All’olfatto è possibile percepire un intenso aroma di caffè, cacao, frutta secca e malto tostato, inoltre è leggermente percepibile l’importante nota alcolica. Nonostante la rifermentazione in bottiglia, la Pannepot si presenta leggermente meno carbonata della media belga. Il corpo è importante ma non eccessivo, sicuramente più difficoltosa della Westvleteren, ma non eccessiva da rendere la birra difficile la bevuta. In bocca si avvertono sensazioni vellutate, con sapori che richiamano quelli sprigionati dalla componente olfattiva ma più intensi e con anche qui l’alcol in evidenza (10% abv). Ci si aspetta una birra molto dolce e, nonostante la componente caramellosa sia presente, è bilanciata dall’amaro donato dai malti torrefatti e dalla secchezza nel finale che rende la bevuta mai banale.

È un birra adatta alla stagione invernale, da assaporare dopo i pasti comodamente rilassati su una poltrona e che conferisce al corpo un calore sensazionale. Una delle migliori espressioni belga e che merita un posto tra le migliori birre al mondo.