Oyster Stout: un connubio che arriva dal passato

Birra e ostriche? Molte persone tra cui i puristi del vino e dello Champagne sentenzieranno che è un’assurdità inventata dagli amanti della birra, in realtà però è un’accoppiata vincente che ha più di duecento anni.

Birra e ostriche - Oyster Stout

Birra e ostriche – Oyster Stout

L’Oyster Stout in epoca vittoriana era un semplice abbinamento composto dalle classiche Stout prodotte in Inghilterra e in Irlanda con le ostriche, mollusco che all’epoca non era ancora così caro ma alla portata di quasi tutte le classi. Alla fine dell’800 i mastri birrai cominciarono ad usare le ostriche, in particolare i gusci ricchi di carbonato di calcio, come chiarificante naturale. Successivamente, probabilmente per caso come tutte le scoperte dell’uomo, qualcuno notò che i molluschi con la propria componente salina e salmastra, donavano il giusto retrogusto ai sapori tostati provenienti dal malto. Le ostriche così diventarono ingrediente fondamentale prima come materia prima aggiunta in bollitura, e successivamente intorno al 1929, in particolare in Nuova Zelanda, venne sperimentato l’utilizzo dei molluschi direttamente nella fase di mashingIn realtà però questo genere non ebbe mai una completa diffusione, sopratutto se paragonato al classico abbinamento, che ebbe successivamente una lieve flessione dovuta alla scomparsa delle ostriche dai pub e taverne per diventare un prodotto di elite.

Porterhouse Oyster Stout

Porterhouse Oyster Stout

Con la rinascita internazionale del mondo della birra artigianale, l’antica tradizione venne riportata alla luce prima negli Stati Uniti, successivamente nel paese di origine, fino ad arrivare in Italia. Tuttavia non tutte le birre che si fregiano del nome di Oyster Stout possono vantare l’impiego di questo nobile mollusco, infatti in molte produzioni il termine viene utilizzato per ricordare il giusto abbinamento oppure, in altri casi, vengono utilizzati aromi non di derivazione naturale. Non è un ottimo esempio la Marstons “Oyster Stout”, birra che già non è eccezionale di suo e che oltretutto le ostriche non le hai mai viste. 

Tra le più famose invece, è da segnalare l’irlandese Porterhouse, prodotta con ostriche fresche, ma è in America che la produzione è rinata. Da segnalare sono quelle prodotte dalla Arbor, Flying Dog e New BelgiumIn Italia le Oyster Stout sono state portate alla luce da Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo, con la propria “Perle ai porci”. Basata sulla ricetta classica irlandese, vengono aggiunte per circa 30 minuti in fase di bollitura, 15 kg di ostriche Fin de Claire N2, provenienti dalla Bretagna, su 500 litri di mosto.

Leonardo Di Vincezo - Birra del Borgo - Perle ai porci

Leonardo Di Vincezo – Birra del Borgo – Perle ai porci

Nelle ultime versioni inoltre, viene aggiunta anche una parte di telline provenienti dal litorale romano. Il pubblico sembra aver apprezzato ed è diventata una bizzarria prodotta ininterrottamente dal 2011

Il successo del connubio birra e ostriche ha portato alla creazione dell’evento Oyster Day, organizzato dalla stessa Birra del Borgo, e che si ripete da diversi anni raccogliendo appassionati da tutta Italia.

Non sei ancora convinto? Prova un abbinamento tra una Stout e ostriche con un’elevata componente salina, ne rimarrai sorpreso. Altrimenti goditi semplicemente una Oyster Stout senza pensare che nella tua birra ci siano dei molluschi, il palato ti premierà.

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