Birra di Fiemme "Nòsa" (Blonde)

Birra di Fiemme è un piccolo birrificio della Val di Fiemme, fondato nel 1999 da Stefano Gilmozzi, che ha voluto riportare alla luce l’antica tradizione brassicola del Trentino Alto Adige, strizzando l’occhio ai vicini tedeschi. La “Nòsa”, è una birra della linea legata al territorio, nata dall’idea di ricreare quello che era il gusto della birra prodotta più di un secolo fa nella birreria di Predazzo

Birra di Fiemme - Nòsa

Birra di Fiemme – Nòsa

Alla vista si presenta molto bene, con color ambra virato verso il dorato e una leggera opalescenza, la schiuma invece si presenta persistente e a grana grossa, formando un bel cappello. Gli aromi sprigionati dalla birra non sono evidentissimi, è possibile percepire note derivate dal malto come miele e pane, una leggera sensazione di freschezza dovuto forse dalla presenza di una percentuale di frumento e il finale leggermente erbaceo proveniente dal luppolo. Al primo sorso è immediatamente percepibile la nota amara un po’ secca dei luppoli, simili ai classici tedeschi, che vengono identificati dal produttore come luppoli nobili e forti, provenienti dal territorio locale. Successivamente è riscontrabile la forte presenza della componente dolce proveniente dal malto, probabilmente dovuto alla presenza di malti caramellati e gli esteri provenienti dai lieviti di provenienza belga. È possibile avvicinarla a una Blond belga, per la nota corposa e dolciastra del malto, con la differenza che qui la nota erbacea del luppolo è più percepibile e di stampo tedesco rispetto alla tradizione belga. Si nota inoltre un’elevata carbonazione, riscontrata anche nell’apertura della bottiglia con conseguente fuoriuscita della schiuma. È riscontrabile inoltre un effetto warming un po’ troppo accentuato per una birra di 6 gradi abv, rendendola più un prodotto adatto alle stagioni medio – fredde, adatte al clima del Trentino, e meno alle stagione estive di altre regioni.

È una birra un po’ sbilanciata, all’inizio con le note del luppolo e successivamente verso fine bevuta, con le note dolci del malto. Nel complesso il prodotto finale non è da denigrare, anche se questo sbilanciamento prima in un verso e poi nell’altro, confonde un po’ il palato.

Birre per l'estate 2015: Lager, Sour e Session IPA

Il solstizio d’estate 2015 è appena passato ed è arrivato il momento per fare delle previsioni e dare dei consigli, sulle birre che andranno di più e che sono particolarmente adatte per la stagione più calda dell’anno. Per i prossimi mesi è possibile prevedere l’ascesa di diverse tipologie di birra, alcune sono delle sorprese, se li si vede con un occhio passato, ed altri sono semplici riadattamenti di quello che è possibile trovare tutto l’anno.

Lager

Birrificio Lariano - Dalibor - Birre estate 2015

Birrificio Lariano – Dalibor – Birre estate 2015

Fino a poco tempo fa nel mercato italiano della birra di qualità le Lager non erano ben viste, probabilmente perché si associa il pensiero a prodotto industriali, o anche a prodotti tedeschi provenienti esclusivamente dalla zona di Monaco, che non soddisfacevano i palati più esigenti. Merito soprattutto del lavoro svolto da Manuele Colonna, una grossa fetta dell’Italia ha scoperto le birre provenienti dalla Franconia. Per questo motivo per l’estate non c’è di meglio di una Keller, una Pils o addirittura anche una Rauch, rigorosamente però provenienti dalla Franconia. 

Tutto ciò si è riflesso anche sui produttori italiani, che in alcuni casi già producevano birra a bassa fermentazione e che in altri casi hanno approfittato della nuova passione italiana. Provate quindi una “Tipopils” del Birrificio Italiano, la “ViaEmilia” del Birrificio del Ducato o una “My Antonia” di Birra del Borgo se volete rimane su dei grandi classici italiani. Molto interessanti però sono anche le produzioni del Birrone, come la loro Pils “Brusca” e come dimenticare le birre del Birrificio Lariano, “La Grigna” e la più recente “Dalibor”. Godetevi la bassa fermentazione!

Sour e derivati

LoverBeer - Saison de L'Ouvrier Serpilla - Birre estate 2015

LoverBeer – Saison de L’Ouvrier Serpilla – Birre estate 2015

Chi lo avrebbe detto? Il lato più gentile dell’acido sta conquistando una parte, per adesso piccola, dei bevitori di birra artigianale e con l’estate nel pieno dell’esplosione cosa c’è di più fresco di una Gose, una Saison brettata o una Fruit Beer?

Rimanendo innanzitutto sui classici non è possibile non ricordare la Bayerischer Bahnhof “Gose”, oppure una classica Orval, che non tramonta mai e allieta ogni serata estiva. Tornando in Italia, freschissima è la “Sax Alto” sempre del Birrone, oppure ottima per il caldo è la rinfrescane “Duchessic” di Birra del Borgo, blend tra la Saison della casa, ovvero la “Duchessa”, e Lambic Cantillon. Davvero interessanti e particolari sono invece le Saison prodotte da LoverBeer, fresche e non eccessivamente acide. Da segnalare è la “Saison de L’Ouvrier Serpilla” prodotta con timo serpillo, scorrevole e piacevole al palato.

Session IPA e birre più luppolate

Foglie d'Erba Hopfelia - Birre estate 2015

Foglie d’Erba Hopfelia – Birre estate 2015

Ecco, ci siamo, di nuovo le IPA e le birre eccessivamente luppolate. Invece no, con i mesi più estivi si abbassa il grado alcolico e l’amaro non è mai estremo, ma più leggero e rinfrescante. Session in particolare negli Stati Uniti, viene usato come aggettivo per tutte le varianti con basso tenore alcolico e meno invasive dal punto di vista aromatico. 

In questa categoria si annoverano Session IPA, Light IPA, APA e IPA ben bilanciate e gentili, adatte al clima torrido. Fresca di produzione è la “Skianto” di Toccalmatto, birra adatta a bordo piscina, magari un po’ watery, ma con un’ottima luppolatura agrumata. Interessanti sono anche la “Anteprima” di Hilltop Brewery e la collaborazione tra MC77 e Cr/ak “Session IPA”. Se si discute però di session beer, non è possibile non parlare del birrificio Vento Forte. In produzione hanno addirittura cinque prodotti, ognuno con diversi mix di luppoli e leggere varianti sulla gradazione alcolica, che va dai 3.5% abv della “#03 Session” fino ai 4.7% della “#04 Session”Per quanto riguarda il mondo delle APA è da segnalare l’appagante “Calibro7” di Birra Perugia, e la più classica IPA “HOPFelia” di Foglie d’Erba, davvero eccezionale.

Godetevi una birra, magari una di quelle consigliate, ma ricordatevi che nonostante il clima non sarà dei migliori, mai bere la birra molto fredda, gli aromi ne risentiranno.

Birra al mosto d'uva: il BJCP la riconosce come italiana

Gli italiani sono dei creativi? Pare che se ne stiano accorgendo anche all’estero. È notizia di poche settimane che il BJCP (Beer Judge Certification Program), ente no-profit americano per la classificazione degli stili di birra, ha introdotto per la prima volta un tipo di birra autoctono: il così detto Italian Grape Ale

Birra al mosto d'uva - Italian Grape Ale

Birra al mosto d’uva – Italian Grape Ale

Questo genere con un nome così americano e niente affatto attraente, non è altro che il sunto su una delle più grosse tendenze produttive italiane che ha contraddistinto gli ultimi anni, ovvero l’utilizzo del mosto d’uva o direttamente del frutto, nella produzione della birra. In realtà la tecnica non è nata in Italia anche se successivamente si è affermata nel nostro paese, ma è possibile farla risalire a diverse sperimentazioni provenienti dal Belgio e dagli Stati Uniti

Non è possibile parlare di birra al mosto d’uva senza ricordare la “Vigneronne”  di Cantillon, frutto di sperimentazioni eseguite da Jean-Pierre Van Roy nel lontano 1973, con uva a buccia bianca e che diedero la luce al prodotto finale nel 1987. Un altro ottimo prodotto del marchio Cantillon è la “Saint Lamvinus”, birra nata da un blend fra uva Merlot e Cabernet, maturata in botti di Bordeaux, con Lambic di due e tre anni. Verso la fine degli anni ’90, questa tecnica ha preso piede anche negli Stati Uniti grazie al lavoro tra gli altri, dei birrifici Russian River e Dogfish Head. Mentre il primo birrificio, legato al mondo del vino da Vinnie Cilurzo, coproprietario e mastro birraio nato da una famiglia di produttori di vino, si è limitato ad affinare le proprie birre in botti di

Cantillon - Vigneronne - Birra al mosto d'uva

Cantillon – Vigneronne – Birra al mosto d’uva

Chardonay, Cabernet Sauvignon e Pinot Noir, Dogfish Head ha incentrato la produzione di alcune sue birre sull’utilizzo di uva ed estratto. L’idea alla base delle produzione archeologiche di Sam Calagione, è la riscoperta di antiche ricette, tra cui ibridi fra uva e malto d’orzo, a dimostrazione che la tecnica veniva usata anche in un lontano passato. Queste ispirazioni hanno portato alla luce “Midas Touch” con moscato, “Red & White” con estratto di Pinot Noir e “Sixty-One” con Syrah prodotto in California.

In Italia questo genere però trova la patria più naturale per la propria produzione, in quanto il passato è ricco di grandi produttori di vino e uva, con la più grande diversità di ceppi di tutto il mondo. Uno dei primi birrifici italiani ad affermarsi con numerosi prodotti basati sull’uva è senza ombra di dubbio Barley. Birrificio della Sardegna, si contraddistingue per il legame con il territorio sardo e con i propri vitigni. La “BB10” è caratterizzata dall’uso di mosto cotto di Cannonau, la “BBEvò” con mosto cotto di uva Nasco e la “BB9” con uva di MalvasiaImportanti anche le produzioni del birrificio Montegioco, l’”Open Mind” utilizza mosto di Barbera e la “Tibir” con aggiunta di mosto di TimorassoUno dei birrifici italiani più conosciuti all’estero per l’utilizzo della frutta nelle proprie birre, è sicuramente LoverBeer. La “D’uvaBeer” è prodotta con l’aggiunta di mosto d’uva Freisa in fermentazione, donando finezza ed eleganza al prodotto finale, ma la chicca è sicuramente la “BeerBera”.

Barley - BB10 - Birra al mosto d'uva - Italian Grape Ale

Barley – BB10 – Birra al mosto d’uva – Italian Grape Ale

Prodotta a fermentazione spontanea con maturazione in legno e con l’aggiunta di uva Barbera d’Alba e nessun lievito aggiunto. Sono anche da segnalare la “Jadis” di Toccalmatto, la già citata, su queste pagine, “Equilibrista” di Birra del Borgo, e la “Moscata”, del birrificio pugliese Birranova, premiata come miglior birra al mosto d’uva per l’anno 2014.

Tantissimi sono i prodotti sul mercato, a dimostrazione che è un prodotto sentito e che incontra il palati già abituati al vino, ma che coinvolge anche chi il vino non l’ha mai bevuto. È il raccordo tra la vecchia tradizione italiana e quella che sta per diventare la nuova tradizione brassicola della nostra penisola.

Birra Perugia “ILA” (Scotch Ale)

Birra Perugia - ILA

Birra Perugia – ILA

Le birre barricate non sono più una novità per il panorama brassicolo italiano, che spazia da prodotti fortemente caratterizzati dai sentori donati da particolari barrique, ad affinamenti meno invasivi come la “ILA” di Birra Perugia.

La birra nasce dalla collaborazione con Samaroli, uno dei più grandi selezionatori di distillati internazionali e in attività dal 1968.  La “ILA” è una Scotch Ale, affinata in botti che precedentemente contenevano pregiati Whisky scozzesi provenienti dall’isola di Islay, e precisamente in botti di “Caol Ila 1980″, annata caratterizzata da rotondità e sentori di frutta tropicale.

La Scotch Ale perugina, si presenta di color tonaca di frate, con una leggera opalescenza e una schiuma fine e di persistenza leggera, probabilmente dovuta dalla botte. Concentrandosi sulla componente olfattiva, si nota come sia leggermente sottotono e incentrata sulle note dolci del malto che ricordano caramello e frutta seccato, tipo uvetta, mentre nel finale sono percepibili note torbate. Assaggiando la birra è possibile subito notare di nuovo la nota torbata, con un corpo medio ma non eccessivo. La componente alcolica, che dovrebbe essere abbastanza importante dati i suoi 8 grandi, è solo accennata con un lieve effetto warming, molto lontano però da altri esemplari afferenti alla stessa categoria. La carbonazione, mai eccessiva, aggiunge scorrevolezza. Le note dell’affinamento in botte sono avvertibili nella rotondità della bevuta e forse alcune note affumicate che richiamano i whisky scozzesi. Nel finale della bevuta è avvertibile anche un po’ di astringenza, dovuta forse ai tannini rilasciati dalla botte? In bocca il sapore è persistente, lasciando un aroma di cioccolato fondante  con retrogusto di liquirizia.

È una birra apprezzabile soprattuto nella stagione invernale, con il giusto compromesso tra complessità di bevuta ed equilibrio, non risultando pesante ed eccessivamente alcolica. Un buon prodotto, adatto probabilmente più al fine pasto che abbinata al cibo, se si escludono i dolci.

BeerPark Fest 2015: il festival estivo al Brancaleone

Con l’aumentare dell’hype della birra artigianale, dello street food e di tutti gli eventi che ormai hanno invaso la capitale, sempre più gente si sta avvicinando al mondo dei festival della birra. È un bene? Di certo questo non è giudicabile, i problemi però si ripercuotono sull’organizzazione dei festival.

La location del BeerPark Fest, evento tenutosi lo scorso weekend all’interno del giardinetto del Brancaleone, da quest’anno rinominato come B-Village, aveva già colpito l’anno scorso. Sarà che spazi del genere ricordano locali e feste che di solito si svolgono a Berlino, città regina dell’intrattenimento giovanile, tant’è che nonostante l’anno scorso fosse invaso di zanzare, aveva subito colpito l’attenzione. 

BeerPark Fest 2015

BeerPark Fest 2015

Ovviamente spazi del genere hanno dei loro limiti, l’ingresso con la scala non è dei migliori, ma forse neanche dei peggiori, la capienza non è molta e questo può essere considerato un problema dell’organizzazione data l’affluenza dei precedenti festival romani, ma la massa di critiche che sono stati rivolte sui social media è stata veramente esagerata. Si è parlato dei bicchieri, lamentandosi del vetro e del loro prezzo. Critiche sono arrivate anche sul costo della birra, che era più basso di tutti i locali della capitale, non parliamo poi delle accuse sugli scontrini. Tutto ciò probabilmente è dovuto al fatto che il pubblico romano ha inquadrato questi eventi come la sagra della birra, dove si beve tanto, a prescindere da quello che si beve. Il cercare di proporre diverse tipologie di birre ha ancora senso se tanto tutti cercano l’IPA estrema o la birra super alcolica?

BeerPark Fest 2015

BeerPark Fest 2015

Tornando sul tema del BeerPark Fest, visitato nel bel mezzo del pomeriggio di domenica, e come preventivato con un numero esiguo di persone, si è contraddistinto per la proposta di birrifici meno noti alla scena romana. Ad esempio Bibir, Birrificio della Granda e Birra Perugia, ma anche Black Barrels e Birrificio Sant’Andrea non possono essere di certo degli habitué. Tra le birre assaggiate sono da segnalare diversi prodotti: il primo è la one shot “Hoppy Lager” di Birra Perugia, Pils fresca e adatta a questo periodo, con aroma erbaceo e agrumato delicato. Molto interessante è anche la IPA “Hop Hill” di Hilltop Brewery, ambrata con corpo tendente al caramello e ben bilanciato dai luppoli americani. Nota di merito va al il birrificio Black Barrels, presente con la propria produzione in botti. La “Guendalina” è una birra a fermentazione spontanea, con corpo viscoso e con la componente acida mai invadente. È da segnalare anche la “Vedova nera”, birra totalmente ferma, maturata in legno e aromatizzata con amaro San Simone. In bocca si percepisce la nota erbacea donata dall’amaro e la presenza di una lieve acidità lattica.

A noi il festival è piaciuto per come l’abbiamo vissuto e forse per i prossimi anni se si vuole riutilizzare la stessa location, si potrebbe introdurre un prezzo di ingresso per limitare il flusso di persone non troppo interessate a cosa si sta bevendo.

Fritz Maytag e la Anchor Brewing: storia di una rinascita americana

Cercando di risalire all’incipit della produzione di birra artigianale, e in questo caso della craft beer, è senza dubbio innegabile che ci si ritrovi a San Francisco, California. Terra di grande fermento, se si pensa alla presenza della vicina Silicon Valley, che ha rivoluzionato il mondo dell’elettronica e dell’informatica, è sede di una dei più vecchi birrifici americani, la Anchor Brewing Company

Fritz Maytag - Anchor Brewing Company

Fritz Maytag – Anchor Brewing Company

In particolare è interessante il periodo che va dal 1965 in poi, anno in cui lo storico birrificio fu salvato dal fallimento da Fritz MaytagDurante un pranzo alla Old Spaghetti Factory, conosciuto per il suo arredamento e la birra proveniente dalla Anchor, il giovane Maytag apprende che il suo birrificio preferito è prossimo al fallimento e per poche migliaia di dollari salva lo storico birrificio californiano dalla prossima bancarotta.

La prima rivoluzione che portò con l’acquisto della società, è il ritorno al passato con la produzione, riportando alla luce le vecchie tradizioni, i processi di birrificazione storici provenienti dall’Europa, con l’aggiunta di un tocco di modernità ispirato al grande fermento tecnologico.

Anchor Brewing Company - Birrificio

Anchor Brewing Company – Birrificio

Nel 1971, 100 anni dopo la fondazione del birrificio da parte di Gottlieb Brenlke, la Anchor riporta alla luce una tecnica usata quasi per caso nel passato californiano: l’utilizzo di lieviti a bassa fermentazione a temperature più alte, tipiche delle alte fermentazioni. Con la “Stream Beer”, che utilizza proprio questa tecnica, viene fondato lo stile California Common Beer, una Lager non pastorizzata e filtrata, con un aroma più intenso. Negli stessi anni vengono introdotti nuovi prodotti, provenienti dal passato brassicolo europeo, nel grande mercato americano. Nel 1975 erano già presente a catalogo la “Liberty Ale”, forse la birra più famosa della Anchor Brewing Company, e nata da un viaggio a Londra e dall’ispirazione per le Special London Ale. Vennero portati alle luce generi come la Porter, ma soprattuto venne riscoperto il Barley Wine con la “Old Foghorn” e la Christmas Ale, prodotta una volta all’anno. Quando venne coniato il termine microbrewery e craftbeer, si pensò subito alla Anchor come modello per i futuri birrifici americani.  L’occhio imprenditoriale di Fritz Maytag si vende anche quando nel 1977 acquisì una vecchia caffetteria per transforla nel primo locale di mescita della Anchor, una strategia aziendale che è arrivata fino in Italia. 

Anchor Brewing Company - Stream Beer

Anchor Brewing Company – Stream Beer

Nel 1985, per festeggiare i primi cinque anni dal cambiamento della sede, venne prodotta la “Summer Beer”, la prima Wheat introdotta dopo il proibizionismo. Successivamente vennero prodotte la “Ninkasi”, prima birra ispirata alle ricette storiche che ha tanto ispirato produttori compatrioti e italiani, e la “Eartquake Beer” prodotta dopo il terremoto Loma PrietaUn altro primato della Anchor Brewing, è quello di essere stato il primo birrificio al mondo ad aver introdotto, nel 1993, una distilleria all’interno della propria sede per produrre Whiskey single malt e Gin.

Nel 2010 Fritz Maytag, ha annunciato il suo ritiro vendendo il proprio birrificio, e godendosi la pensione con la propria azienda vinicola. Nella sua carriera ha ispirato quella che viene chiamata la renaissance americana, aprendo le danze a una delle più grandi rivoluzioni nel mondo della birra, rendendo gli Stati Uniti uno dei migliori produttori di birra al mondo.

Mort Subite "Original Gueuze" (Gueuze)

Esistono birrifici che venendo acquisiti da gruppi più grandi cercano di mantenere uno standard minimo di qualità e birrifici che purtroppo non lo fanno. In questo caso stiamo parlando della “Original Gueuze” di Mort Subite, marchio acquisito tramite l’acquisto dello storico locale belga e che fa capo al birrificio Alken-Maes, ormai di proprietà del gruppo HeinekenIn Belgio, l’unica denominazione protetta a livello europeo come specialità tradizionale del Lambic è l’Oude Geuze, per questo motivo è possibile trovare diversi prodotti di natura commerciale, che sfruttano questo antico genere come specchietto per invogliare l’acquirente all’acquisto.

Mort Subite - Original Gueuze

Mort Subite – Original Gueuze

La bottiglia è ben curata, nel classico taglio da 37.5 cl, con gabbietta e tappo di sughero, ma l’aspetto della birra desta subito qualche perplessità. Il colore è decisamente più scuro rispetto ai prodotti più tradizionali, un ambrato scuro tendete quasi al marrone, con riflessi più chiari, dorati. La schiuma a grana grossolana, è bianca e mediamente persistente, inoltre è possibile notare subito l’eccessiva carbonazione. Gli aromi provenienti da questa birra sono principalmente dovuti al malto, pilsner in particolare, e solo successivamente è possibile percepire una lieve nota riconducibile alla fermentazione spontanea. In bocca si avverte immediatamente l’eccessiva dolcezza di questa birra, in grande quantità proveniente da zucchero candito e dal mix di malti, che il colore suggerisce non essere solo pilsner e frumento usati dalla scuola classica. L’elevata carbonazione, che era visibile all’occhio, è davvero eccessiva anche al palato, probabilmente studiata per rendere la birra ancora più scorrevole. Solamente lasciando che la birra con il tempo si riscaldi, è percepibile qualche sentore selvaggio, ma davvero niente di trascendentale e contrastato dalle stucchevoli note caramellate.

Una birra che si comincia ad avvistare anche nella grande distribuzione e che non ha assolutamente niente a che fare con la tradizione antica delle birre a fermentazione spontanea e proveniente dal mondo belga. Un prodotto che magari piacerà ai palati non avvezzi alle note acide, oppure a chi proviene dal mondo delle birre industriali, ma che non è né un punto di arrivo né un giusto ponte verso birre più in linea con il genere a cui si vuol far riferimento.

Birra del Borgo Day 2015: un festival per tutti

Il concetto di Festival ultimamente a Roma è andato perduto: ogni manifestazione è strapiena di persone non interessate a quello che stanno bevendo, spinti da non si sa quale moda capitolina. Un evento di birra, cibo o di qualsiasi altra cosa, dovrebbe essere un punto d’incontro per appassionati o semplici curiosi, adatto anche alle famiglie, che trascorrono qualche ora in compagnia magari anche all’aria aperta senza subire la calche e le lunghe file.

Birra del Borgo Day 2015

Birra del Borgo Day 2015

Uno dei migliori eventi che si svolgono nel Lazio è sicuramente il Birra del Borgo Day, che quest’anno concideva con il decimo compleanno del birrificio di Leonardo Di Vincenzo. Non trovandosi nell’immediate vicinanze di Roma, l’affluenza della gente è stata inferiore rispetto agli eventi romani, donando il giusto clima che si dovrebbe respirare ad ogni festival. Come ogni anno l’evento è stato svolto all’interno della Villa Comunale di Borgorose, spazio ideale per eventi di questo tipo, ricca di aree verdi e numerose panchine sotto agli alberi su cui ripararsi dal caldo quasi estivo.

La selezione delle birre in questa edizione è stata davvero esagerata, con più di 200 birre provenienti dall’Italia, dall’estero e con due corner a tema. Per quanto riguarda la selezione italiana erano presenti tutti i più grandi birrifici italiani con almeno un prodotto, inoltre è stato dato risalto a realtà a più piccole e meno presenti nel territorio laziale. Il birrificio di casa era presente con ben 22 spine, praticamente quasi tutta la propria produzione. Nella zona dedicata agli stranieri è stato possibile bere numerose birre senza glutine, adatte ai celiaci, provenienti da BrewDog, Mikkeller e To Øl, oltre ai belga De Glazen Toren e De la Senne e agli inglesi Wild Beer e

Birre a Birra del Borgo Day 2015

Birre a Birra del Borgo Day 2015

Thornbridge tra i numerosi birrifici stranieri presenti. Molto interessanti anche i due corner curati rispettivamente dal Ma che siete venuti a fà, con una selezione di birre provenienti dalla Franconia spillate direttamente da Manuele Colonna, e da Beerfellas, con una selezione di birre inglesi e alcuni prodotti acidi. 

Per quanto riguarda il lato food dell’evento è da segnalare lo stand di Bonci, che ha preparato pizza di qualità, e i formaggi del Caseificio di Campo Felice, davvero apprezzati.

L’evento, inoltre, è stato ricco di manifestazioni collaterali che hanno arricchito la semplice bevuta, come i numerosi laboratori: “Saracena… Quando un semplice grano dà una marcia in più”, “Craft o Crafty?”, “Botti, Anfore, Fermentazioni miste e lieviti autoctoni” e “International Guest Star”Interessante è anche la possibilità di visitare il nuovo birrificio con la guida di Leonardo Di Vincenzo, oppure curiosare nel vecchio

Botti Colle Rosso Birra del Borgo Day 2015

Botti Colle Rosso Birra del Borgo Day 2015

birrificio a Colle rosso. Non solo bere buona birra, ma conoscere anche cosa si sta bevendo.

Un evento decisamente riuscito, senza l’ansia e il caos di altri festival, che ha permesso di conoscere nuove birre o semplicemente di passare diverse ore all’aria aperta in compagnia di musica, cibo e una pinta sempre pronta ad essere spillata. Non ci resta che fare gli auguri a Birra del Borgo!

Cantillon "Rosé de Gambrinus" (Sour Beer)

Cantillon - Rose de Gambrinus

Cantillon – Rose de Gambrinus

Le birre alla frutta sono uno dei generi più antichi che provengono dal Belgio. Esistono diverse versioni a seconda dei frutti che vengono lasciati in maturazione in birre tipicamente a fermentazione spontanea come il Lambic, oppure in prodotti a fermentazione mista come le Oud Bruin. La più famosa è sicuramente la Kriek prodotta con un particolare tipo di ciliegie acidule, ma si annoverano anche le Framboise, birra ai lamponi, e altre sperimentazioni con uva, albicocche e fragole.

Con l’aumentare dell’attenzione su questi prodotti di nicchia, molti produttori più attenti alle vendite stanno proponendo prodotti decisamente troppo sbilanciati sul dolce e molte volte prodotti con succo, estratti di frutta e con una quantità eccessiva di zucchero candito.

La “Rosè de Gambrinus” della Brasserie Cantillon è una birra che viene dal passato, che non ha risentito della modernizzazione e che non strizza l’occhio al consumatore meno preparato. Nonostante sia prodotta con l’aggiunta di lamponi nel Lambic invecchiato due anni, non è una birra facile e adatta a tutti. L’aspetto è molto bello, decisamente particolare all’occhio non esperto, con il suo color rosso prugna con riflessi più accesi e la sua schiuma color rosa chiaro, inizialmente vigorosa, ma che data la poca persistenza tende a svanire con il tempo. Al naso la birra è molto intensa, si avvertono subito le note dei lamponi freschi e successivamente le note acidule proveniente dalla fermentazione spontanea, mai però invasive e più bilanciate di una classica GueuzeAl palato la birra mostra la sua complessità e le proprie qualità allo stesso tempo. L’acidità iniziale non è indifferente, quasi sapida, ma che anche qui non sono eccessive. Successivamente si avverte la nota fruttata proveniente dai lamponi, ben bilanciata tra il dolce e l’acido. Nella fase finale sono avvertibili gli off flavour lasciati dal Brett, che ricordano l’aria che si respira nelle cantine o negli gli spazi chiudi dal tempo. La “Rosè de Gambrinus” ha un corpo non importante che insieme a una carbonazione media la rendono un prodotto fresco.

È una birra che sa regalare piacere, sopratutto se bevuta alla corretta temperatura di servizio, adatta ai dolci fruttati ma anche come aperitivo estivo. Un prodotto antico, ottimo per gli amanti delle birre acide e da rispettare per l’amore con cui è prodotta.

Una birra artigianale per la riscoperta del territorio

È in dubbio che ogni prodotto fatto con passione e che rientri o meno nella categoria artigianale, sia legato al territorio in cui nasce. Nel mondo della birra, più aperto alle contaminazioni, tutto ciò assume un’importanza fondamentale, rendendolo una freccia fondamentale per la riscoperta dei sapori, dei luoghi e delle bellezze del paese.

BeerBrugna LoverBeer - Birra legata al territorio

BeerBrugna LoverBeer – Birra legata al territorio

Ogni birrificio italiani che si rispetti, negli ultimi anni si sta specializzando in linee di prodotti caratterizzate dall’utilizzo di materie prime rintracciabili nel luogo in cui sorge l’attività. Si pensi ad esempio a Birra del Borgo, con la “Duchessa” prodotta con farro proveniente dalla riserva dei Monti della Duchessa, oppure alla “Genziana” che va alla riscoperta di una radice ampiamente utilizzata in Abruzzo. LoverBeer con la “BeerBrugna” impiega le susine damaschine, il Birrificio Sorrento utilizza la buccia dei limoni di Sorrento per produrre la “Syrentum”, il piccolo birrificio Birra di Fiemme nella sua “Lupinus” si contraddistingue per l’uso del Lupino prodotto in Alto AdigeUltima tendenza è senza dubbio l’utilizzo dell’uva, che ha permesso di ideare birre con mosto d’uva. Il birrificio sardo Barley, ad esempio, utilizza quello di Cannonau, mentre il birrificio Montegioco nella “Open Mind” usa mosto di Barbera. Il lagame con il territorio non riguarda solamente le materie prime che vengono utilizzate, ma anche le tradizioni italiane, come la produzione di grandi vini e distillanti andando a riutilizzare le botti nella fase di maturazione come fa il birrificio Baladin. Collaborazioni legate anche all’artigianato locale, se si pensa a Birra Perugia che utilizza bottiglie in ceramica, proveniente dall’eccellenze di Deruta, per produrre il proprio Barley Wine.

Birra artigianale legata al territorio

Birra artigianale legata al territorio

Riscoprendo i prodotti del territorio ed impiagarli nella produzione, si traina il mercato locale ormai vittima della crisi e dall’invasione della grande distribuzione. Non sono indifferenti anche i benefici che il turismo legato al mondo della birra sta creando: organizzando eventi fuori dalle città, o aprendo gli impianti di produzione al pubblico, si incentiva la riscoperta di zone meno conosciute, rivitalizzando l’economia periferica e la riscoperta delle bellezze culturali. La ricerca della qualità, ha anche permesso l’apertura di numerosi locali che oltre a spillare birra di qualità, servono ottimo cibo con un occhio di riguardo alla provenienza dei prodotti. 

Per questi motivi la nascita dell’eccellenza birrofila non è solo una gioia per il palato, ma un’opportunità per risollevare un grande paese che forse ha perso coscienza di se e che merita di ritrovare la bellezza di un tempo.