Redhook “Long Hammer IPA” (IPA)

L’espansione dei birrifici americani non è più limitata al suolo nazionale e sopratutto i marchi più grandi e al limite tra artigianale e produzioni più allargate sono alla ricerca di terre di conquista nella grande distribuzione italiana. Come già accennato in due precedenti recensioni: l’“Esb” della stessa Redhook e la “Upheaveal IPA” della Widmer Brothers, risultano frutto di una importazione di birra prodotta dalla Craft Beer Alliance, gruppo di birrifici americani tra cui anche l’hawaiana Kona Brewing Company, da parte dell’importatore Dibevit e vendute nei principali supermercati.

Redhook - Long Hammer IPA

Redhook – Long Hammer IPA

La “Long Hammer IPA” ricorda molto la sorella “Upheaveal IPA”, leggermente più beverina, e rappresenta una buona porta di ingresso verso il mondo dei sapori americani. Alla vista è gradevole, di colore ambra e non troppo velata, presenta una lieve schiuma bianca dalla breve persistenza, forse smorzata dal viaggio dagli Stati Uniti all’ItaliaL’olfatto non ha risentito molto dell’importazione e presenta note di frutta tropicale, pesca e un marcato aroma di luppoli americani, probabilmente dovuto al dry-hopping di CascadeAll’assaggio appare non troppo carbonata, con un corpo tra il medio e il leggero, ma con un iniziale impatto resinoso non indifferente nonostante i soli 44 IBU riportati. Con il susseguirsi della bevuta il luppolo tende ad affievolirsi, lasciando in primo piano le note fruttate riconducibili in questo caso all’albicocca e alla pesca. Nel complesso una birra non troppo beverina ma neanche difficile da bere con i suoi soli 6.2% gradi abv, gradevole ma che non fa gridare al miracolo ed essendo non troppo lontani dalla data di imbottigliamento (04 Novembre 2014), in patria non dovrebbe avere avuto un gusto molto lontano da quello attuale, ad eccezione forse della persistenza della schiuma.

Una birra che se cala leggermente di prezzo, siamo intorno ai 2.30 €, potrebbe trovare spazio tra le birre industriali e quelle artigianali italiane, attualmente ricoperto dalla birre belghe di ben altra qualità e di tipologia ben differente con la tendenza a virare più sui gusti dolci e corposi.

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