Dove bere birra a Berlino?

C’è un mito che gira sulla Germania, ovvero che in terra tedesca si beve buona birra ovunque. Questo però non corrisponde al vero, e nonostante i tedeschi siano grandi consumatori di birra, molti prodotti che si trovano al supermercato e nei locali sono alla pari di tanti prodotti industriali italiani. Questo però non preclude Berlino dalla birra di qualità: da un po’ di anni sono sorti molti pub e nuovi birrifici che stanno risollevando la scena berlinese. In uno dei prossimi articoli tratterò meglio il movimento craft nella capitale tedesca e i possibili risvolti che ci potrebbero essere da qua a qualche anno. Di seguito sono elencati i migliori locali che ho potuto provare nel lungo soggiorno berlinese: ancore di salvezza nei mille prodotti di bassa qualità che sono presenti sul mercato.

Herman (Prenzlauer Berg – Schönhauser Allee 173)

Herman Belgian Beer Berlin - Dove bere birra a Berlino

Herman Belgian Beer Berlin – Dove bere birra a Berlino

Volete dimenticare per un po’ la birra tedesca con della sana birra belga? Questo è il posto che fa per voi. Gestito da un belga, è un pub che come selezione fa invidia anche ai locali italiani. Dalle birre acide, a quelle di abbazia, fino ai nuovi esperimenti più luppolati della nuova generazione belga. I nomi importanti sono quasi tutti presenti e il grosso della distribuzione è in bottiglia, solo poche vie al bancone. I prezzi sono nella norma per gli standard italiani, tranne alcuni prodotti che sono leggermente più cari.

Heidenpeters (Kreuzberg – Eisenbahnstraße 42-43)

Heidenpeters - Dove bere birra a berlino

Heidenpeters – Dove bere birra a berlino

È uno dei birrifici locali più promettenti e si trova in una location al quanto strana per i canoni italiani: all’interno del mercato coperto di Kreuzberg. Cercatelo bene perché non è in vista, ma in uno degli angoli del mercato e non al centro dove c’è la maggioranza degli stand. La produzione locale è composta da molte birre ad alta fermentazione, di ispirazione americana – inglese e anche belga. Prodotti equilibrati come l’ottima Pale Ale, fino a sperimentazione più complesse come la Saison al timo e una Framboise. I prezzi delle birre sono allineati con quelli tedeschi, ovvero davvero irrisori rispetto ai corrispettivi nostrani. Fate attenzione che non è sempre aperto, controllate sempre gli orari prima di andare.

Hopfenreich (Kreuzberg – Sorauer Str. 31)

Hopfenreich - Dove bere birra a Berlino

Hopfenreich – Dove bere birra a Berlino

Pub molto particolare, dal design vintage e con un’atmosfera che è misto fra la Berlino decadente e un classico locale craft. Ha numerose birre alla spina, che variano tra molte produzioni locali e la nuova generazioni di birrifici tedeschi come Freigeist. Hanno anche qualche prodotto in bottiglia proveniente dall’estero e qualche libro interessante sul mondo della birra artigianale. I prezzi rimangono più bassi dei nostri, ma attenzione non tutti i prodotti locali sono all’altezza. Rimane comunque un locale in cui vale la pena andare e se sapete scegliere una buona birra c’è sempre.

Hopfen & Malz (Wedding – Triftstraße 57)

Hopfen & Malz - Dove bere birra a Berlino

Hopfen & Malz – Dove bere birra a Berlino

Non è un pub, ma bensì un beershop. Oltre ai normali scaffali da classico negozio di birra, ha dei frigoriferi e qualche tavolo fuori per consumare direttamente sul posto. Se è pieno perché non consumarla in giro in pieno stile berlinese? Ha una vasta selezione di prodotti tedeschi prevenienti da tutta la nazione: Franconia, Lipsia, Dussendolf e Colonia. Ha anche prodotti esteri, ma perché non approfittare del meglio della Germania? I prezzi sono molto molto bassi, e se considerate che poi è incluso anche il prezzo del vuoto a rendere, non crederete ai vostri occhi. Il personale è competente e simpatico, la posizione non è il massimo, ma vale qualche fermata in più della metro.

IPA Bar (Neukölln – Karl Marx Straße 195)

Ipa Bar - Dove bere birra a Berlino

Ipa Bar – Dove bere birra a Berlino

Avete voglia di una birra luppolata? Questo è sicuramente il locale che fa per voi. Buona selezione di bottiglie provenienti sia dalla Germania, dall’Europa (al momento della visita c’era una bottiglia della Zona Cesarini di Toccalmatto, ma non sembrava freschissma), fino agli Stati Uniti. I prodotti presenti sono principalmente catalogabili come IPA, APA, Pale Ale e così via, ma trova anche spazio qualche prodotto locale e più classico. I prezzi variano dai 2.50-3 euro per un prodotto tedesco fino ai 6-7 di birre provenienti dagli Usa. Il locale è bello e il personale abbastanza preparato, la posizione è molto a sud, nel quartiere di Neukölln, non troppo lontano da Kreuzberg.

Mi era stato segnalato da fonti autorevoli il Monterey Bar, che dovrebbe offrire birre internazionali, purtroppo per mancanza di tempo non è stato possibile visitarlo, sarà meta di uno dei prossimi viaggi.

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla (Seconda parte)

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla

Guida alla scelta della birra per chi non ne sa nulla

Proseguendo con la seconda parte della guida sulla scelta della birra, passiamo alla descrizione dei generi più comuni che si possono incontrare nei locali italiani ed internazionali. Come detto nella prima parte, i termini usati per le descrizioni possono essere volutamente non precisi, ma permettono un accesso diretto ai meno avvezzi. In questo articolo parleremo delle birre ad alta fermentazione divise in tre categorie: amare, dolci ed acide. Ricordatevi però che bisogna fare sempre affidamento al publican in quanto, nel mondo della birra artigianale, una birra che è catalogata sotto un certo genere potrebbe non essere perfettamente aderente.

Birre amare

Sono le birre che stanno riscontrando più successo, sopratutto tra i giovani, e i nuovi arrivati. Possiamo dividerle in due scuole fondamentali: quelle provenienti dagli Stati Uniti che hanno iniziato la rivoluzione, e quelle prodotte in Europa.

IPA

Chi non hai mai visto una IPA in un locale italiano? È una birra che varia dal giallo chiaro all’arancione e può essere più o meno amara. Il grado di amaro di solito è indicato con l’indice IBU, più alto e più è amara. È contraddistinta da aromi di frutta tropicale in alcune incarnazioni e intensamente caramellate in altre. Le versioni ispirate ai prodotti americani sono tendenzialmente più amare rispetto alle originali provenienti dall’Inghilterra.

APA

Versione più aromatica, a volte con una gradazione inferiore e con un aroma di luppolo più marcato. Ottime come inizio serata e per la calura estiva, è consigliata a chi piace l’amaro, ma che non vuole esagerare. Nel colore a volte più chiare rispetto ad alcune IPA.

Bitter / ESB / Pale Ale

Generi di provenienza inglese, hanno un apporto di amaro più basso e in linea con alcune APA. I sapori sprigionati dai luppoli sono differenti, leggermente più chiusi e terrosi. Adatte a tutte le stagioni, danno il meglio però nella stagione invernale.

Stout / Porter

Questo genere di birra, proveniente dagli UK e dall’Irlanda è a cavallo tra le birre amare e quelle dolci. L’amaro è comunque proveniente dal malto, quindi più simile al caramello molto scuro, tostato. Richiama gli aromi della cioccolata, del cacao, del caffè e in alcune versioni anche di latte. Ha gradazioni alcoliche non elevate, tranne nelle incarnazioni Imperial dove arriva a quantità di alcol considerevoli. A seconda da dove provengono posso essere più amare o più tendenti al dolce.

Birre dolci

Di solito le birre più dolci sono di derivazione belga e inizialmente hanno avuto un enorme riscontro nelle produzioni artigianali italiane. Sono assimilabili a questa categoria anche birre tedesche prodotte ad alta fermentazione.

Blanche

Birra dagli aromi agrumati, speziati e contraddistinta dal frumento, che la rende leggera e scorrevole. Di facile bevuta, è di solito consigliata alle donne, e nelle migliori incarnazioni è ottima per aperitivi e giornate estive. La gradazione alcolica è contenuta e il colore è giallo paglierino, molto opalescente.

Weisse

Versione tedesca delle Blanche, risulta essere meno speziata, più dolce e meno leggera, contraddistinta da lievi sentori di banana. È una delle prime birre che si bevono, dopo le classiche Lager.

Dubbel

Genere di provenienza belga, risulta essere mediamente scura, vicino al marrone chiaro. È molto dolce, con gradazione alcolica media e abbastanza frizzante. Per chi amano i sapori dolci, può essere un’ottima scelta.

Tripel

Uno dei generi più amati, è una birra non troppo dolce, con un grado alcolico un po’ più elevato di una Dubbel, ma risulta essere molto più chiara. È una birra che scorre facilmente e non è eccessivamente dolce.

Belgian Strong Ale / Quadrupel

Genere un po’ più impegnativo dei precedenti, presenta una gradazione alcolica molto elevata, fino a 10/12 gradi e un colore molto scuro, tra il marrone e il nero. Ha sentori di cioccolato, frutta rossa e caffè. Si tratta di birre molto dolci e adatte ad essere bevute fuori dai pasti o al massimo abbinate con qualche dolce. È un genere che può regalare emozioni.

Saison

Le Saison sono tipologie di birre di cui è difficile dare una classificazione. Sono secche, alcune anche con un certo grado di amaro e altre con note acide. Con una gradazione più alta di una Blanche o di Weisse, sono ottime birre per chi vuole qualcosa di leggero ma con aromi più decisi. Sono molto frizzanti.

Birre acide

Un piccolo cameo anche sulle birre acide. Non sono un genere decisamente facile da provare, ma allenando il palato possono riservare delle gioie future.

Berliner Weisse

Birra difficile da trovare, ricche di frumento ma con sentori acidi, soprattutto lattici. Fresca e non eccessivamente difficile da bere, anche se in Germania la preferisco insieme a dei succhi di frutta.

Gose

Birra anch’essa molto fresca, contraddistinta dall’utilizzo di acqua salata in produzione. Il salato non è eccessivo nelle versioni tedesche, mentre nelle versioni italiane è più marcato. Sono riscontrabili sapori acidi di provenienza lattica.

Lambic / Gueuze

Sono le birre più acide che potreste bere, con sentori selvaggi e non adatte ai palati meno abituati. Si discostano dalle classiche birre e hanno un colore chiaro fino all’arancione, inoltre sono abbastanza frizzanti. Si avvicinano al mondo del vino, soprattuto quello bianco. L’acido è più tendente al citrico e all’acetico.

Kriek / Framboise

Base Lambic e prodotte con frutta fresca in maturazione. Nel caso della Kriek si utilizzando le ciliegie, mentre nel caso delle Framboise i lamponi. Ne sono prodotte anche altre con albicocche, uva e altre tipologie di frutta. Un po’ più dolci delle Geuze, ma non eccessivamente e con la nota acida sempre in primo piano.

Oud Bruin / Flemish red brown

Birre acide con sapori tendenti alla frutta rossa, cioccolato, ma con una sferzata acida di tipo lattico. Un po’ possono ricordare l’aceto balsamico di Modena, birre davvero interessanti, se capite.

Non tutti i generi sono stati trattati, ma conoscere questi sicuramente è un bel passo avanti. Nel prossimo articolo parleremo delle birre a bassa fermentazione, prodotte principalmente in Germania, Repubblica Ceca e alcuni paesi dell’Est.

Manuele Colonna "Birra in Franconia" (Publigiovane Editore)

Birra in Franconia - Manuele Colonna

Birra in Franconia – Manuele Colonna

La recente presa di coscienza da parte di consumatori sul tema birra, ha portato grande fermento nel mondo dell’editoria legata al tema brassicolo. In particolare gli autori italiani si sono concentrati sull’homebrewing e su guide alla scoperta dei birrifici italiani ed esteri in stile Gambero Rosso. Rispetto al mondo anglosassone ed americano, sono carenti i libri dedicati alla scoperta di una nazione, una regione, che non siano concentrati esclusivamente sulla mera recensione del birrificio. Libri che regalano al lettore uno spaccato sulle tradizioni, trasformando la lettura in una avventura alla scoperta delle eccellenze locali.

Un capostipite italiano è arrivato direttamente dalle mani di Manuele Colonna, publican romano del Ma che siete venuti a fa’ e socio del Bir&Fud, noto per la sua passione sulla birra tedesca e per l’organizzazione di festival come Birre sotto l’albero e il più recente Franken Bier Fest. Proprio alla Germania e più precisamente della Franconia, è dedicato “Birra in Franconia” recentemente rilasciato per la collana Fermento Birra BookIl lavoro differisce rispetto ai libri passati anche per l’impaginazione, con numerose foto scattate sul campo e con alcune curate dal noto beer traveller americano Michel James, rendendo il libro più vivo e meno distaccato. Di certo però le foto rappresentano solo una piacevole cornice al racconto di un viaggio alla scoperta del territorio dell’alta Baviera, partendo dal capoluogo della Franconia, Bamberga, fino ad arrivare alle zone più isolate e meno frequentate. Scoprendo tradizioni millenarie, in una regione dove la popolazione non beve le birre, ma la birra locale e che molte volte è quella servita da anni ed anni dal proprio locale preferito.

Manuele Colonna - Birra in Franconia

Manuele Colonna – Birra in Franconia

Durante il viaggio si entra nei più famosi birrifici locali come Gaenstaller, Hummel, Spezial, Schlenkerlabirrifici comunali, e si esplorano addirittura alcune produzioni casalinghe, dove la birra prodotta è appena sufficiente per soddisfare la comunità locale. Scoprendo che in realtà il genere tipico non è la Rauchbier, ma bensì le più fresche Kellerbier, quelle vere come le Ungespundet, servite direttamente a caduta dalla botte e apprezzate magari nelle grotte (Bierkeller), trasformate in locali di mescita all’aperto e più isolate rispetto ai birrifici. Discutendo sulle nuove tendenze, non sempre apprezzabili, sulla qualità della birra non sempre costante e segno di una rusticità che contraddistingue un modo di fare la birra antico e lontano dalla tendenza di voler sorprendere sempre il palato. Il libro è anche dotato di una pratica cartina e di una legenda dove sono segnati i locali imperdibili, da segnalare e se è possibile mangiare o dormire, ottimo per non impazzire tra i numerosi birrifici presenti.

Un lavoro che ci ricorda l’importanza del viaggio e della scoperta, regalando una visione diversa sulla birra tedesca a volte fin troppo relegata ai prodotti non eccelsi del sud della Baviera. Inoltre, il libro è apprezzabile da tutti, in quanto non vengono quasi mai usati tecnicismi che rendono difficile la lettura ai meno esperti. Manuele Colonna ha lanciato una nuova possibile collana?

Reinheitsgebot: l'editto di purezza della birra tedesca

Il Reinheitsgebot, o meglio conosciuto in Italia come l’editto di purezza tedesco, è una regolamentazione introdotta il 23 Aprile 1516 in Baviera dai duca Guglielmo IV e Ludovico X. L’editto regolamentava sia il prezzo di vendita della birra che le materie prime da utilizzare. Permessi erano solamente l’orzo, il luppolo e l’acqua, mentre erano esclusi i lieviti, dei quali fu riconosciuto il contributo alla fermentazione della birra solo trecento anni dopo, grazie agli studi di Louis PasteurEmil Christian Hansen. In quel periodo, per permettere la fermentazione, che era esclusivamente naturale, si riutilizzavano i fondi della birra precedente e inconsapevolmente si riattivavano i lieviti già usati.

Reinheitsgebot - Editto di purezza della birra tedesca

Reinheitsgebot – L’editto di purezza della birra tedesca

Il Reinheitsgebot venne introdotto principalmente per prevenire l’utilizzo di metodi scadenti nella conservazione della birra e per proteggere il mercato dei panifici. Per questo motivo non venne incluso il malto di frumento, utilizzato per esempio per la produzione delle Weizen, ma che doveva essere utilizzato principalmente per la produzione di prodotti primari come il pane. L’editto si diffuse lentamente attraverso tutta la Germania ma è solamente nel 1871, con l’unificazione dell’impero tedesco, che la Baviera impose come condizione di unificazione, l’introduzione obbligatoria delle regolamentazioni sulla birra. Questo permise ai birrifici di quei territori di restringere la concorrenza rispetto alla birra prodotta nel nord del paese, la cui ricetta prevedeva l’utilizzo di ingredienti extra come ciliegie e spezie. Rimase in vigore durante la divisione della Germania nella parte occidentale, non di certo in quella comunista, e venne conservato nel fino al 1992 quando l’Unione Europea, per promuovere la concorrenza fra i produttori, lo rese illegale. Attualmente in Germania è presente la “Legge provvisoria sulla birra tedesca” (Vorläufiges Deutsches Biergesetz) che estende l’editto all’utilizzo del malto di frumento e dello zucchero di canna e che restringe, invece, l’utilizzo dell’orzo solamente in forma maltata.

Reinheitsgebot - Editto di purezza della birra tedesca

Reinheitsgebot – Editto di purezza della birra tedesca

L’editto di purezza tedesco ha permesso da una parte di mantenere una buon livello medio della birra tedesca, vietando l’utilizzo di malti meno pregiati come quello di mais ampiamente utilizzato nel mondo dell’industria brassicola, ma ha anche limitato la creatività. Molte tipologie storiche vennero abbandonate per permettere l’adesione al Reinheitsgebot e solo attualmente si sta notando un lento movimento verso la creatività e la ripresa di stili passati alla storia. La birra tedesca è una certezza, una birra che è quasi sempre molto simile a se stessa, con picchi di eccellenza, ma che non si discosta quasi mai dai propri canoni. È forse arrivato il momento di allentare il controllo?

Distillazione a freddo: il congelamento che rende le birre più intense

La freeze distillation è una tecnica che permette il congelamento della birra con lo scopo di aumentare il tenore alcolico pur mantenendo limitati i costi produttivi.

Freeze distillation - Eisbock

Freeze distillation – Eisbock

La leggenda vuole che i primi esperimenti, o possiamo definirli i primi errori dato che non erano intenzionali, vennero fatti alla fine dell’1800 in Germania, precisamente a Kulmbach in Baviera. Un garzone di un birrificio locale era stato incaricato dal mastro di spostare delle botti di Doppelbock dal cortile alla cantina per poi successivamente chiudere la bottega. Dopo un’intensa giornata di mash il ragazzo era troppo stanco per spostare le pesanti botti di legno e decise di rimandare il lavoro al giorno seguente. Durante la notte la temperatura esterna si abbassò di parecchi gradi e le botti scoppiarono a causa dell’aumentare del volume dell’acqua contenuta nel birra che si congelò. La prima cosa che notarono fu che all’interno del ghiaccio era presente un liquido torbido e concentrato al centro, che altro non era che la parte alcolica della birra. L’alcol ha un punto di congelamento inferiore rispetto all’acqua e questo ha permesso alla parte alcolica di non congelare concentrando tutto il proprio sapore in un liquido molto denso. L’ira del mastro birraio, pensando di aver perso tutto il lavoro, si scatenò contro il ragazzo che fu obbligato a bere la birra rimasta. L’apprendista, assaggiando il liquido, rimase sorpreso per l’alto tenero alcolico e l’effetto riscaldante che aveva quella bevanda. Molto probabilmente la storia è frutto di una leggenda ma questo spiega come alla fine dell’800 in Germania venne scoperto un metodo per creare una birra a forte tenore alcolico partendo da una Bock o una Doppelbock: era nata così la Eisbock. Nell’attualmente mercato l’esempio migliore è la Schneider Aventinus Weizen-Eisbock da 12 gradi abv.

Nel 1993 questa tecnica venne introdotta in Canada dal birrificio Moison coniando il termine Ice Beer. Le differenze di produzione sono marcate: in Canada il prodotto di partenza è una Lager di produzione nord americana, quindi una birra leggera che viene filtrata finemente eliminando oltre al ghiaccio tannini e note amare conferite dal luppolo. Il risultato è una birra più soft e meno luppolata rispetto alla versione tedesca e che non preserva l’aroma dello stile originario.

Brewmeister - Armageddon

Brewmeister – Armageddon

Recentemente la tecnica è stata ripresa da numerosi birrifici tra cui Samuel Adams e Dogfish Head per alzare di molto la componente alcolica mantenendo come base lo stile di partenza. Le nuove sperimentazioni sono concentrate soprattutto negli USA per produrre Barley Wine, Belgian Strong Ale, Imperial Stout e IPA dall’alta gradazione che raggiungo anche i 27 gradi abv. Questa tecnica è anche alla base della sfida che si è scatenata tra il birrificio scozzese BrewDog e il tedesco Schorschbräu per produrre la birra con il più alto tenero alcolico e attualmente vinta (ancora per poco visto la velocità con cui il record viene battuto) dalla scozzese Brewmeister con la sua “Armageddon” da 65% abv.

Tralasciando operazioni di marketing ed esperimenti che seguono la follia dei mastri birrai, questa tecnica conferisce carattere a determinate tipologie di birre e che fa storcere il naso ai puristi. C’è comunque da tenere conto come essa derivi da una tradizione antica, realizzata con metodi naturali e nata dal caso o dall’ingegno dell’uomo con il fine di migliorare il prodotto finale.