BeerPark Fest 2015: il festival estivo al Brancaleone

Con l’aumentare dell’hype della birra artigianale, dello street food e di tutti gli eventi che ormai hanno invaso la capitale, sempre più gente si sta avvicinando al mondo dei festival della birra. È un bene? Di certo questo non è giudicabile, i problemi però si ripercuotono sull’organizzazione dei festival.

La location del BeerPark Fest, evento tenutosi lo scorso weekend all’interno del giardinetto del Brancaleone, da quest’anno rinominato come B-Village, aveva già colpito l’anno scorso. Sarà che spazi del genere ricordano locali e feste che di solito si svolgono a Berlino, città regina dell’intrattenimento giovanile, tant’è che nonostante l’anno scorso fosse invaso di zanzare, aveva subito colpito l’attenzione. 

BeerPark Fest 2015

BeerPark Fest 2015

Ovviamente spazi del genere hanno dei loro limiti, l’ingresso con la scala non è dei migliori, ma forse neanche dei peggiori, la capienza non è molta e questo può essere considerato un problema dell’organizzazione data l’affluenza dei precedenti festival romani, ma la massa di critiche che sono stati rivolte sui social media è stata veramente esagerata. Si è parlato dei bicchieri, lamentandosi del vetro e del loro prezzo. Critiche sono arrivate anche sul costo della birra, che era più basso di tutti i locali della capitale, non parliamo poi delle accuse sugli scontrini. Tutto ciò probabilmente è dovuto al fatto che il pubblico romano ha inquadrato questi eventi come la sagra della birra, dove si beve tanto, a prescindere da quello che si beve. Il cercare di proporre diverse tipologie di birre ha ancora senso se tanto tutti cercano l’IPA estrema o la birra super alcolica?

BeerPark Fest 2015

BeerPark Fest 2015

Tornando sul tema del BeerPark Fest, visitato nel bel mezzo del pomeriggio di domenica, e come preventivato con un numero esiguo di persone, si è contraddistinto per la proposta di birrifici meno noti alla scena romana. Ad esempio Bibir, Birrificio della Granda e Birra Perugia, ma anche Black Barrels e Birrificio Sant’Andrea non possono essere di certo degli habitué. Tra le birre assaggiate sono da segnalare diversi prodotti: il primo è la one shot “Hoppy Lager” di Birra Perugia, Pils fresca e adatta a questo periodo, con aroma erbaceo e agrumato delicato. Molto interessante è anche la IPA “Hop Hill” di Hilltop Brewery, ambrata con corpo tendente al caramello e ben bilanciato dai luppoli americani. Nota di merito va al il birrificio Black Barrels, presente con la propria produzione in botti. La “Guendalina” è una birra a fermentazione spontanea, con corpo viscoso e con la componente acida mai invadente. È da segnalare anche la “Vedova nera”, birra totalmente ferma, maturata in legno e aromatizzata con amaro San Simone. In bocca si percepisce la nota erbacea donata dall’amaro e la presenza di una lieve acidità lattica.

A noi il festival è piaciuto per come l’abbiamo vissuto e forse per i prossimi anni se si vuole riutilizzare la stessa location, si potrebbe introdurre un prezzo di ingresso per limitare il flusso di persone non troppo interessate a cosa si sta bevendo.

Birra del Borgo Day 2015: un festival per tutti

Il concetto di Festival ultimamente a Roma è andato perduto: ogni manifestazione è strapiena di persone non interessate a quello che stanno bevendo, spinti da non si sa quale moda capitolina. Un evento di birra, cibo o di qualsiasi altra cosa, dovrebbe essere un punto d’incontro per appassionati o semplici curiosi, adatto anche alle famiglie, che trascorrono qualche ora in compagnia magari anche all’aria aperta senza subire la calche e le lunghe file.

Birra del Borgo Day 2015

Birra del Borgo Day 2015

Uno dei migliori eventi che si svolgono nel Lazio è sicuramente il Birra del Borgo Day, che quest’anno concideva con il decimo compleanno del birrificio di Leonardo Di Vincenzo. Non trovandosi nell’immediate vicinanze di Roma, l’affluenza della gente è stata inferiore rispetto agli eventi romani, donando il giusto clima che si dovrebbe respirare ad ogni festival. Come ogni anno l’evento è stato svolto all’interno della Villa Comunale di Borgorose, spazio ideale per eventi di questo tipo, ricca di aree verdi e numerose panchine sotto agli alberi su cui ripararsi dal caldo quasi estivo.

La selezione delle birre in questa edizione è stata davvero esagerata, con più di 200 birre provenienti dall’Italia, dall’estero e con due corner a tema. Per quanto riguarda la selezione italiana erano presenti tutti i più grandi birrifici italiani con almeno un prodotto, inoltre è stato dato risalto a realtà a più piccole e meno presenti nel territorio laziale. Il birrificio di casa era presente con ben 22 spine, praticamente quasi tutta la propria produzione. Nella zona dedicata agli stranieri è stato possibile bere numerose birre senza glutine, adatte ai celiaci, provenienti da BrewDog, Mikkeller e To Øl, oltre ai belga De Glazen Toren e De la Senne e agli inglesi Wild Beer e

Birre a Birra del Borgo Day 2015

Birre a Birra del Borgo Day 2015

Thornbridge tra i numerosi birrifici stranieri presenti. Molto interessanti anche i due corner curati rispettivamente dal Ma che siete venuti a fà, con una selezione di birre provenienti dalla Franconia spillate direttamente da Manuele Colonna, e da Beerfellas, con una selezione di birre inglesi e alcuni prodotti acidi. 

Per quanto riguarda il lato food dell’evento è da segnalare lo stand di Bonci, che ha preparato pizza di qualità, e i formaggi del Caseificio di Campo Felice, davvero apprezzati.

L’evento, inoltre, è stato ricco di manifestazioni collaterali che hanno arricchito la semplice bevuta, come i numerosi laboratori: “Saracena… Quando un semplice grano dà una marcia in più”, “Craft o Crafty?”, “Botti, Anfore, Fermentazioni miste e lieviti autoctoni” e “International Guest Star”Interessante è anche la possibilità di visitare il nuovo birrificio con la guida di Leonardo Di Vincenzo, oppure curiosare nel vecchio

Botti Colle Rosso Birra del Borgo Day 2015

Botti Colle Rosso Birra del Borgo Day 2015

birrificio a Colle rosso. Non solo bere buona birra, ma conoscere anche cosa si sta bevendo.

Un evento decisamente riuscito, senza l’ansia e il caos di altri festival, che ha permesso di conoscere nuove birre o semplicemente di passare diverse ore all’aria aperta in compagnia di musica, cibo e una pinta sempre pronta ad essere spillata. Non ci resta che fare gli auguri a Birra del Borgo!

Una birra artigianale per la riscoperta del territorio

È in dubbio che ogni prodotto fatto con passione e che rientri o meno nella categoria artigianale, sia legato al territorio in cui nasce. Nel mondo della birra, più aperto alle contaminazioni, tutto ciò assume un’importanza fondamentale, rendendolo una freccia fondamentale per la riscoperta dei sapori, dei luoghi e delle bellezze del paese.

BeerBrugna LoverBeer - Birra legata al territorio

BeerBrugna LoverBeer – Birra legata al territorio

Ogni birrificio italiani che si rispetti, negli ultimi anni si sta specializzando in linee di prodotti caratterizzate dall’utilizzo di materie prime rintracciabili nel luogo in cui sorge l’attività. Si pensi ad esempio a Birra del Borgo, con la “Duchessa” prodotta con farro proveniente dalla riserva dei Monti della Duchessa, oppure alla “Genziana” che va alla riscoperta di una radice ampiamente utilizzata in Abruzzo. LoverBeer con la “BeerBrugna” impiega le susine damaschine, il Birrificio Sorrento utilizza la buccia dei limoni di Sorrento per produrre la “Syrentum”, il piccolo birrificio Birra di Fiemme nella sua “Lupinus” si contraddistingue per l’uso del Lupino prodotto in Alto AdigeUltima tendenza è senza dubbio l’utilizzo dell’uva, che ha permesso di ideare birre con mosto d’uva. Il birrificio sardo Barley, ad esempio, utilizza quello di Cannonau, mentre il birrificio Montegioco nella “Open Mind” usa mosto di Barbera. Il lagame con il territorio non riguarda solamente le materie prime che vengono utilizzate, ma anche le tradizioni italiane, come la produzione di grandi vini e distillanti andando a riutilizzare le botti nella fase di maturazione come fa il birrificio Baladin. Collaborazioni legate anche all’artigianato locale, se si pensa a Birra Perugia che utilizza bottiglie in ceramica, proveniente dall’eccellenze di Deruta, per produrre il proprio Barley Wine.

Birra artigianale legata al territorio

Birra artigianale legata al territorio

Riscoprendo i prodotti del territorio ed impiagarli nella produzione, si traina il mercato locale ormai vittima della crisi e dall’invasione della grande distribuzione. Non sono indifferenti anche i benefici che il turismo legato al mondo della birra sta creando: organizzando eventi fuori dalle città, o aprendo gli impianti di produzione al pubblico, si incentiva la riscoperta di zone meno conosciute, rivitalizzando l’economia periferica e la riscoperta delle bellezze culturali. La ricerca della qualità, ha anche permesso l’apertura di numerosi locali che oltre a spillare birra di qualità, servono ottimo cibo con un occhio di riguardo alla provenienza dei prodotti. 

Per questi motivi la nascita dell’eccellenza birrofila non è solo una gioia per il palato, ma un’opportunità per risollevare un grande paese che forse ha perso coscienza di se e che merita di ritrovare la bellezza di un tempo.

Oyster Stout: un connubio che arriva dal passato

Birra e ostriche? Molte persone tra cui i puristi del vino e dello Champagne sentenzieranno che è un’assurdità inventata dagli amanti della birra, in realtà però è un’accoppiata vincente che ha più di duecento anni.

Birra e ostriche - Oyster Stout

Birra e ostriche – Oyster Stout

L’Oyster Stout in epoca vittoriana era un semplice abbinamento composto dalle classiche Stout prodotte in Inghilterra e in Irlanda con le ostriche, mollusco che all’epoca non era ancora così caro ma alla portata di quasi tutte le classi. Alla fine dell’800 i mastri birrai cominciarono ad usare le ostriche, in particolare i gusci ricchi di carbonato di calcio, come chiarificante naturale. Successivamente, probabilmente per caso come tutte le scoperte dell’uomo, qualcuno notò che i molluschi con la propria componente salina e salmastra, donavano il giusto retrogusto ai sapori tostati provenienti dal malto. Le ostriche così diventarono ingrediente fondamentale prima come materia prima aggiunta in bollitura, e successivamente intorno al 1929, in particolare in Nuova Zelanda, venne sperimentato l’utilizzo dei molluschi direttamente nella fase di mashingIn realtà però questo genere non ebbe mai una completa diffusione, sopratutto se paragonato al classico abbinamento, che ebbe successivamente una lieve flessione dovuta alla scomparsa delle ostriche dai pub e taverne per diventare un prodotto di elite.

Porterhouse Oyster Stout

Porterhouse Oyster Stout

Con la rinascita internazionale del mondo della birra artigianale, l’antica tradizione venne riportata alla luce prima negli Stati Uniti, successivamente nel paese di origine, fino ad arrivare in Italia. Tuttavia non tutte le birre che si fregiano del nome di Oyster Stout possono vantare l’impiego di questo nobile mollusco, infatti in molte produzioni il termine viene utilizzato per ricordare il giusto abbinamento oppure, in altri casi, vengono utilizzati aromi non di derivazione naturale. Non è un ottimo esempio la Marstons “Oyster Stout”, birra che già non è eccezionale di suo e che oltretutto le ostriche non le hai mai viste. 

Tra le più famose invece, è da segnalare l’irlandese Porterhouse, prodotta con ostriche fresche, ma è in America che la produzione è rinata. Da segnalare sono quelle prodotte dalla Arbor, Flying Dog e New BelgiumIn Italia le Oyster Stout sono state portate alla luce da Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo, con la propria “Perle ai porci”. Basata sulla ricetta classica irlandese, vengono aggiunte per circa 30 minuti in fase di bollitura, 15 kg di ostriche Fin de Claire N2, provenienti dalla Bretagna, su 500 litri di mosto.

Leonardo Di Vincezo - Birra del Borgo - Perle ai porci

Leonardo Di Vincezo – Birra del Borgo – Perle ai porci

Nelle ultime versioni inoltre, viene aggiunta anche una parte di telline provenienti dal litorale romano. Il pubblico sembra aver apprezzato ed è diventata una bizzarria prodotta ininterrottamente dal 2011

Il successo del connubio birra e ostriche ha portato alla creazione dell’evento Oyster Day, organizzato dalla stessa Birra del Borgo, e che si ripete da diversi anni raccogliendo appassionati da tutta Italia.

Non sei ancora convinto? Prova un abbinamento tra una Stout e ostriche con un’elevata componente salina, ne rimarrai sorpreso. Altrimenti goditi semplicemente una Oyster Stout senza pensare che nella tua birra ci siano dei molluschi, il palato ti premierà.

Birra Perugia “Calibro7” (APA)

Ci sono birre particolarmente adatte per la stagione estiva, tra queste le birre dall’accento beverino, rinfrescante, come dovrebbe essere una American Pale Ale

La Fabbrica della Birra Perugia è recente nel panorama brassicolo italiano e si contraddistingue rispetto a molti altri birrifici nel non voler strafare, producendo birre ben bilanciate e adatte a tutti i palati.

Birra Perugia - Calibro7

Birra Perugia – Calibro7

La “Calibro7” è l’APA della casa, recente vincitrice del premio Birra dell’anno 2015 nella propria categoria, sorprendentemente davanti alla più carica “Reale Extra” di Birra del Borgo. La birra è bella alla vista, con un cappello di schiuma non elevata ma persistente e di color ambrato, velata e con riflessi dorati. Al naso è fresca con una componente aromatica elevata, regalando note agrumate e di frutta tropicale oltre ai sentori erbacei donati dall’intenso dry-hopping di ben sette luppoli: Motueka, Galaxy, Citra, Mosaic, Calypso, Chinook e Soraci AceIn bocca si presenta beverina, con un corpo leggero, una carbonazione importante e una componente alcolica molto bassa con i suoi 5.6% gradi. L’aroma è ben bilanciato dalla nota dolce rilasciati dal malto d’orzo e sopratutto dalla leggerezza conferita dal frumento. Le note erbacee, presenti ma mai eccessive, nonostante le tante tipologie utilizzate, conferiscono il giusto contrasto di secchezza.

Esempio di equilibrio non è una birra ruffiana, alcuni potrebbero giudicarla poco intensa, ma è un prodotto elegante e adatta alla stagione più calda magari davanti al mare o comunque all’aria aperta. Inoltre è un giusto punto di ingresso nel mondo dell’amaro, per virare poi su prodotti più taglienti se lo si desidera.

Birrifici italiani: alla scoperta di Birra Perugia

Fabbrica della Birra Perugia

Fabbrica della Birra Perugia

L’idea di aprire un birrificio a Perugia nasce da un gruppo di ragazzi, accomunati dalla passione per la birra, che per caso scoprono dei cartelli pubblicitari su una fantomatica Fabbrica della Birra di PerugiaQuesta società nasceva nel lontano 1875 ad opera di Ferdinando Sanvico, che instaurò in pieno centro storico di Perugia uno dei primi birrifici italiani, contemporaneo ai marchi storici industriali come Forst, Dreher e Peroni. Nei primi anni del ‘900 il marchio acquisì un livello di produzione tale da riuscire a coprire buona parte del centro Italia. Il successo attirò gli occhi del gruppo industriale della Peroni che ne acquistò il marchio e ne provocò nel 1927 la chiusura dell’attività. Il marchio della fabbrica fu acquistato pochi anni fa dall’attuale gruppo di soci che ha trasformato l’idea produttiva da un birrificio industriale ad uno improntato sul prodotti artigianali.

La filosofia di produzione e di espansione dei propri prodotti si avvicina molto al concetto di birrificio locale e legato al territorio, idea rielaborata dal rinascimento birrofilo americano che consiste prima nel soddisfare i bisogni del territorio circostante e poi successivamente espandersi a livello nazionale. Filosofia non ampiamente diffusa in Italia, dove il modello produttivo è basato sull’espansione a livello nazionale con costante presenza agli eventi che si tengono su tutto il suolo italiano tendendo a trascurare il proprio luogo di origine. In particolare se si pensa alla birra artigianale in Umbria, il pensiero non può che andare a Birra dell’Eremo, ben più noto birrificio, che però sul territorio regionale e provinciale è poco presente lasciando terreno fertile per la linea classica di Birra Perugia.

Fabbrica della Birra Perugia - Foto storica

Fabbrica della Birra Perugia – Foto storica

La linea classica della produzione di Birra Perugia è nata con l’intento di offrire birra di buona qualità ma che sia apprezzabile anche a chi non è un avvezzo ai nuovi prodotti. Composta dalle beverine “Golden Ale” e “American Red Ale” e dai gusti più ricercati come le note di caffè della “Chocolate Porter”, ricalca quello che forse è un settore poco curato, ad eccezione di alcuni grandi nomi, dai birrifici italiani: la birra quotidiana, quella che soddisfa ma che non stupisce. La linea creativa, è il ramo di produzione che avvicina Birra Perugia alle migliori produzioni nostrane ed internazionali sopratutto nella scelta delle materie prime e nel grande equilibrio impresso ai propri prodotti. L’equilibrio infatti, è un altro punto cardine che contraddistingue la produzione di questo birrificio: non esagerare né nell’amaro né nelle note caramellate e neppure nelle note alcoliche, raggiungere l’armonia senza strafare. Punto cardine di questo concetto è la “Calibro7″, fresca APA che dà armonia alle note erbacee dei suoi sette luppoli e le note dolci fornite dai malti Pale Ale e Crystal. Armonia che ha sorpreso anche i giudici di Birra dell’anno 2015 e che le ha permesso di conquistare la medaglia d’oro alla prima partecipazione. Secondo prodotto della linea creativa è la “ILA”, Scotch Ale affinata in botti di whisky scozzese (precisamente dall’isola di Islay)  e nata dalla collaborazione con Samaroli, noto selezionatore di distillanti.

Antonio Boco - Fabbrica della Birra Perugia

Antonio Boco – Fabbrica della Birra Perugia

Un altro punto fisso di Birra Perugia è il legale con il proprio territorio che ha portato alla collaborazione con diversi produttori legati alla terra umbra. Ad esempio viene prodotto un Barley Wine, in versione non barricata ed una affinata in botti, che è doppiamente legata al territorio in cui è nata. L’affinamento infatti, è realizzato in botti di rovere francese che hanno ospitato celebri vini umbri di Torgiano e l’edizione speciale del Barley Wine è venduta in anfore di ceramica di Deruta, altra eccellenza regionale. Ultimo legame con la storia del territorio è la “Suburbia”, dedicata ad uno storico locale punk – rock, è frutto di una collaborazione con Bruno Carilli di Toccalmatto. Rappresenta tutto ciò che ci si aspetta da una IPA di derivazione inglese: amara ma non troppo e che dà sul terroso grazie al luppolo East Kent Golding.

Birra Perugia è una piccola realtà (impianto di produzione da 10 hl) che promette molto bene e che tenendo fede alla propria ricerca di birre quotidiane, equilibrate e legate al territorio, riuscirà a ritagliarsi uno spazio nel variegato mercato della birra artigianale italiana.

Birra Champagne: un metodo classico per birre moderne

Il mercato della birra e i produttori, si sono dimostrati aperti e disponibili ad apprendere e ad utilizzare tecniche provenienti da altre tipologie di produzione, tra cui quelle provenienti dal mondo del vino francese. Due sono le tendenze legate all’unione tra birra e Champagne: la prima consiste nell’impiego dei lieviti utilizzati nello Champagne e la seconda è l’utilizzo della tecnica champenoise, meglio conosciuta come metodo classico, utilizzato da Spumanti, Champagne e Franciacorta per la produzione della birra.

Metodo classico - Birra Champagne

Metodo classico – Birra Champagne

Il metodo classico è una tecnica inventata in Francia, proprio nella zona dello Champagne, che consiste nell’indurre la fermentazione in bottiglia, come viene già fatto per esempio in Belgio e tra molti birrifici artigianali, attraverso però l’introduzione del cosiddetto liqueur de tirage composto da zuccheri e lieviti selezionati. A seguito dell’imbottigliamento e della fase di riposo, che può superare anche l’anno, si passa alla fase del remuage. Le bottiglie sono disposte su cavalletti detti pupitres, dove il collo della bottiglia è posizionato più in basso rispetto al corpo, permettendo così il deposito delle fecce prodotte dai lieviti esausti. Per agevolare questo processo le bottiglie vengono girate su se stesse. L’ultima fase del processo produttivo, detto degorgement, consiste nel congelamento del liquido in prossimità del tappo, in modo che all’apertura della bottiglia la parte congelata fuoriesca, eliminando così i sedimenti lasciati dai lieviti. Successivamente il liquido che è stato espulso dalla bottiglia, viene rimpiazzato con il liqueur d’expedition, un misto di zucchero, vino o distillati che donano carattere al prodotto finale, rendendolo più o meno secco. Lo zucchero permette inoltre di aprire e armonizzare i sapori sprigionati dal mosto.

Bosteels DeuS - Birra Champagne

Bosteels DeuS – Birra Champagne

Le prime birre che hanno avuto successo commerciale e che impiegano questa tecnica provengono dal Belgio e più precisamente dalle Fiandre. I primi esperimenti sono stati realizzati dal birrificio Malheur con la “Cuvée Royale” prodotta per la prima volta nel 2005 per festeggiare il 175° anniversario del Belgio. La “Bìere Brut”, diventato un classico di questo genere, e l’ultima nata, la “Dark Brut”, maturata in botti giovani provenienti dall’America, completano l’offerta. Il birrificio Bosteels, noto per il particolare bicchiere della “Kwak” e la “Tripel Karmeliet”, produce la “DeuS” che è simile a uno champagne non solo per l’utilizzo del metodo champenoise, realizzato direttamente in Francia dai produttori di Champagne, ma anche per la bottiglia e l’etichetta impiegate che sono costate alla birrificio una citazione in giudizio da parte di Don PerignonIn Italia i primi esperimenti sono stati effettuati da Birra del Borgo di Leonardo di Vincenzo con la sua “Equilibrista”, blend tra mosto della “Duchessa”, birra al farro, e mosto di Sangiovese. Ulteriori esperimenti sono stati fatti effettuati anche con il mosto di Malvasia. Inizialmente tutto il processo era effettuato presso il birrificio, mentre nelle versioni più recenti, le ultime fasi del processo sono effettuate presso una ditta specializzata. Un’altra birra champagne è stata realizzata dal birrificio teramano Opperbacco con la “Re di Denari”, imbottigliata con lieviti Baianus e lasciata risposare per due anni in

Birra del Borgo Equilibrista - Birra Champagne

Birra del Borgo Equilibrista – Birra Champagne

bottiglia. Attualmente però non risulta essere in produzione. Nel mercato USA le birre prodotte con il metodo classico hanno avuto un enorme successo sopratutto grazie alle importazioni di Malheur e Bosteels, ma anche una buona parte della produzione di Birra del Borgo è destinata al mercato americano, andando ad aggiungersi alle birre prodotte dai birrifici americani come la “Infinium” di Samuel Adams. In Danimarca Mikkeller si è cimentato con la birra champagne con la “Nelson Sauvignon”, particolare per il proprio color ambrato scuro con riflessi rosè che si discosta dagli altri prodotti più vicini alla colorazione classica dello Champagne.

Un metodo centenario, che è stato adattato al mondo della birra grazie alla creatività dei nuovi mastri birrai e che permette la realizzazione di birre particolari che sanno sorprendere il palato.

Il Chiostro "Gold English" (Golden Ale)

È capitato anche a voi di essere conosciuto nella propria famiglia come il ragazzo a cui piace la birra buona? E di ricevere birre in regalo? Per fortuna le prime birre che ricevetti in regalo furono quelle prodotte dal Birrificio del Chiostro, quando ancora la propria produzione era limitata a due prodotti. Questo birrificio di Nocera Umbra, in provincia di Salerno, che ha acquisito notorietà solamente nell’ultimo periodo, è stato fondato nel 2005 ed era famoso l’impianto autocostruito e per la produzione del mosto a fuoco diretto.

Il Chiostro - Gold English

Il Chiostro – Gold English

La Gold English è un prodotto ibrido, ovvero è una birra fermentata con i lieviti a bassa fermentazione utilizzati a temperature elevate e tipiche dell’alta fermentazione. La tecnica, inventata dall’Anchor Brewing di San Francisco, permette di unire la leggerezza della bevuta di una lager ad aromi più ricchi delle aleLa birra si presenta con un color giallo oro, leggermente velato, ma abbastanza pulito e con i lieviti che si depositano compatti sul fondo. La schiuma è chiara ma poco persistente all’interno del bicchiere. Al naso la birra non presenta un bouquet ricco, sono percepibili però leggere note citrate ed erbacee. Al gusto appare subito come una birra facile, fresca, dall’elevata carburazione e dalla bassa percentuale alcolica ferma al 5% abv. È una birra rotonda e non eccessivamente secca, con il gusto bilanciato tra la dolcezza del malto base e una lieve nota amaricante donata dai luppoli europei. È avvertibile anche una nota un po’ troppo citrica, probabilmente dovuta dalle non perfette condizioni di questa bottiglia e presumibilmente causata dalla mancata cura nella conservazione delle birre artigianali nella grande distribuzione.

Una birra ottima per la stagione estiva e che non farà gridare al miracolo, ma pur sempre ben fatta e che si lascia bere facilmente.

Birre dal basso: alla scoperta dei birrifici indipendenti

Chi ha detto che per fare una buona birra devi essere famoso? Un buon prodotto può anche arrivare da un homebrewer oppure da piccoli birrifici che hanno produzioni limitate e che sono conosciuti solamente nei confini del proprio territorio. La nascita della birra artigianale ha portato alla crescita e allo sviluppo di numerosi birrifici di grande qualità, ma anche alla formazioni di un sottosuolo pieno di piccole realtà tutte da scoprire; e quale miglior occasione di un innovativo festival sulla birra prodotta da birrifici indipendenti per conoscere queste realtà?

Festival Birrifici Indipendenti

Birre dal basso Festival Birrifici Indipendenti

In questo weekend si sta svolgendo a Roma “Birre dal basso”, festival autorganizzato e senza intermediari, con una innovativa forma di degustazione attraente per chi vuole conoscere birre per lo più sconosciute ad un prezzo davvero economico. Dalle 18:00 alle 22:00, pagando solamente il costo dell’ingresso, è possibile provare tutti i prodotti proposti. Il livello di qualità offerto dai 13 produttori è mediamente buono, con picchi di qualità e alcune cadute tollerabili.

La bevuta migliore è stata senza nessun dubbio la Potenza meridionale del birrificio Br’Hant. Questa piccola realtà della Basilicata, con la sua Imperial Stout, ha dimostrato di saper valorizzare le risorse del proprio territorio aromatizzando la birra con peperone dolce, piccante e finocchietto. Al palato risulta una stout ben bilanciata, dove la note liquorosa e balsamica del finocchietto è ben amalgamata con i sapori amari provenienti dal malto e dalla nota alcolica. Nel finale si avverte il gusto piccante rilasciato dai peperoni e che ricorda la Verdi del Birrificio del DucatoLa seconda birra scelta è Sentite Libbero di Birra Vale La Pena brassata in collaborazione con Valter Loverrier del birrificio Lover Beer. Questa realtà è un progetto di inclusione dei detenuti del carcere romano di Rebibbia ed è famosa, rispetto agli altri birrifici presenti, per aver collaborato con personaggi del calibro di Teo Musso del Baladin, Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo e di Agostino Arioli del Birrificio Italiano. La birra si presenta scura e all’olfatto si sente subito la sua caratteristica principale: il gruyt di verdure romane come puntarelle, broccoletti, cicoria di campo e carciofi. In bocca la nota erbacea è molto presente ma ben contrastata dai malti tostati. Come ultima selezione è da segnalare la miglior IPA del festival: la Pigneta del Birstrò. Questo birrificio è in realtà un brewpub con il locale situato al Pigneto e che produce diverse tipologie di birre servite in loco. L’Ipa in questione è molto beverina, con corpo medio e con note agrumate che bilanciano il giusto quantitativo di amaro fornito dal luppolo.

Menzione speciale è da fare al birrificio agricolo Fermenti Sociali, formato da un gruppo di operai agricoli e contadini della valle di Samoggia vicino Modena. Il loro scopo è quello di produrre birra con la maggioranza delle materie prime provenienti dalle proprie culture e cercando di effettuare tutto il ciclo di birrificazione, compresa la maltazione, all’interno delle loro strutture. La loro B.A.V., birra Blanche, ha una buona componente aromatica e una discreta presenza di zuccheri non fermentati. La R.I.O.T. è una Irish Red dall’intenso gusto di caramello e con un corpo abbastanza leggero. Seconda ed ultima menzione va all’Accisa Nera, birra collettiva e di protesta contro il rincaro delle accise sulla birra, presentata dal Birrificio del Vesuvio. Corpo leggero, buone note di cioccolato e ottimo gusto amaro donato dal luppolo americano Mosaic.

La consapevolezza è che la birra artigianale italiana è ancora pronta a fornirci nuove sorprese, a partire dai giovani e dai meno conosciuti.

Birrificio Pontino “Alaaf Kolsch” (Kolsch)

La Germania è quasi sempre associata a birre a bassa fermentazione, come la Helles e la Pils, prodotte soprattutto in Bavaria. Il nord del paese, al contrario, è famoso per la produzione ad alta fermentazione. Una di queste è proprio la Kolsch, birra dal colore dorato e dai sapori rinfrescanti; è l’unica birra, si dice, che “si parla e si beve” in quanto Kolsch è anche il dialetto che si parla a ColoniaIn questo caso la reinterpretazione è intrapresa dal Birrificio Pontino, realtà del basso Lazio, dove da qualche anno diversi birrifici artigianali hanno fatto la propria comparsa sul mercato italiano.

Alaaf Kolsch - Birrificio Pontino

Alaaf Kolsch – Birrificio Pontino

La birra è dedicata al tipico carnevale di Colonia “Kölle Alaaf”, dove fiumi di birra scorrono per le strade della città tedesca. La birra in qualche modo rappresenta l’atmosfera carnevalesca con i suoi sapori delicati e la sua alta beverinità. Alla vista appare gialla opalescente, con un’alta presenza di lievito in sospensione e con una schiuma vigorosa, dalla persistenza elevata quasi perpetua. La Alaaf sprigiona all’olfatto note delicate, sopratutto quelle dolci provenienti dal malto, ma anche aromi fruttati riconducibili a mela verde. In bocca si percepisce subito la nota dolce di cereali e il retro amaro dovuto ai luppoli europei. Il bilanciamento della birra è leggermente disturbato dal gusto dei lieviti presenti in grande quantità. Il corpo è leggero ma non troppo e la carburazione è moderata, rendendola una birra molto beverina e rifrescante, adatta alle stagioni più calde anche grazie alla bassa gradazione alcolica (5% abv.) e conforme allo stile di riferimento. Il finale è lievemente più amaro e con tracce di pane.

Una birra facile ma non per questo di bassa qualità e che lascia nel palato la voglia di berne un’altra. Consigliata agli amanti delle birre tedesche e a chi ha voglia di una birra da tutti i giorni.