Birra del Borgo "Vecchia Ducale" (Oud Bruin)

Con il crescere del marcato della birra artigianale, i birrai italiani si stanno spingendo sempre più in là con le sperimentazioni, che nell’ultimo periodo sembrano indirizzate verso l’invecchiamento in botte e la fermentazione spontanea o mista. In questo caso parliamo della “Vecchia Ducale”, versione affinata in botti di rovere per 24 mesi, di un grande classico di Birra del Borgo, ovvero la “Ducale”.

Birra del Borgo - Vecchia Ducale

Birra del Borgo – Vecchia Ducale

La versione base della “Ducale” è una classica Belgian Strong Ale, birra da meditazione con alto tenero alcolico.L’idea di Birra del Borgo è stata quella di realizzare un prodotto che si ispirasse alle Oud Bruin o Flemish Red Brown del Belgio. Una birra a fermentazione mista, partendo da un prodotto ad alto tenore alcolico, che ben si adatta all’invecchiamento in botti e con il, probabile, successivo innesto di batteri lattici. Il prodotto finale è derivata da un blend tra la birra vecchia di 24 mesi e una parte di “Ducale” giovane.

La birra si presenta scura, tonaca di frate leggermente più cupo, con riflessi di caramello bruciato, alternati a quelli rubino. La schiuma è quasi assente e quel poco che è presente, ha la tendenza a svanire velocemente, come è normale per il genere. Al naso sono ancora presenti gli aromi caramellati, tostati, che però sono contrastati dai sentori di acido lattico e da una sensazione di frutta rossa. All’assaggio la prima cosa che risalta al palato, è l’ottimo bilanciamento tra la componente dolce dovuta ai malti, l’acidità di tipo lattico e una leggera nota amara dovuta al lato più tostato del malto, invece che dai luppoli. L’effetto warming è percepibile ma non eccessivo, come la componente alcolica che nonostante i suoi 8.5% abv, non risulta essere invasiva e che si adatta anche a climi non troppo freddi. In bocca è percepibile la bassa carbonazione, che la porta ad essere poco più che una birra completamente ferma.

La “Vecchia Ducale” è un esperimento ben riuscito, non eccessivamente indirizzato sul lato acido e che ben bilancia le proprie componenti. Probabilmente di difficile reperimento data la bassa tiratura e l’elevato costo, è un prodotto che si fa apprezzare, e meno invasiva ad esempio della “Vecchio bruno” di Toccalmatto, sua rivale ideale.

Birre per l'estate 2015: Lager, Sour e Session IPA

Il solstizio d’estate 2015 è appena passato ed è arrivato il momento per fare delle previsioni e dare dei consigli, sulle birre che andranno di più e che sono particolarmente adatte per la stagione più calda dell’anno. Per i prossimi mesi è possibile prevedere l’ascesa di diverse tipologie di birra, alcune sono delle sorprese, se li si vede con un occhio passato, ed altri sono semplici riadattamenti di quello che è possibile trovare tutto l’anno.

Lager

Birrificio Lariano - Dalibor - Birre estate 2015

Birrificio Lariano – Dalibor – Birre estate 2015

Fino a poco tempo fa nel mercato italiano della birra di qualità le Lager non erano ben viste, probabilmente perché si associa il pensiero a prodotto industriali, o anche a prodotti tedeschi provenienti esclusivamente dalla zona di Monaco, che non soddisfacevano i palati più esigenti. Merito soprattutto del lavoro svolto da Manuele Colonna, una grossa fetta dell’Italia ha scoperto le birre provenienti dalla Franconia. Per questo motivo per l’estate non c’è di meglio di una Keller, una Pils o addirittura anche una Rauch, rigorosamente però provenienti dalla Franconia. 

Tutto ciò si è riflesso anche sui produttori italiani, che in alcuni casi già producevano birra a bassa fermentazione e che in altri casi hanno approfittato della nuova passione italiana. Provate quindi una “Tipopils” del Birrificio Italiano, la “ViaEmilia” del Birrificio del Ducato o una “My Antonia” di Birra del Borgo se volete rimane su dei grandi classici italiani. Molto interessanti però sono anche le produzioni del Birrone, come la loro Pils “Brusca” e come dimenticare le birre del Birrificio Lariano, “La Grigna” e la più recente “Dalibor”. Godetevi la bassa fermentazione!

Sour e derivati

LoverBeer - Saison de L'Ouvrier Serpilla - Birre estate 2015

LoverBeer – Saison de L’Ouvrier Serpilla – Birre estate 2015

Chi lo avrebbe detto? Il lato più gentile dell’acido sta conquistando una parte, per adesso piccola, dei bevitori di birra artigianale e con l’estate nel pieno dell’esplosione cosa c’è di più fresco di una Gose, una Saison brettata o una Fruit Beer?

Rimanendo innanzitutto sui classici non è possibile non ricordare la Bayerischer Bahnhof “Gose”, oppure una classica Orval, che non tramonta mai e allieta ogni serata estiva. Tornando in Italia, freschissima è la “Sax Alto” sempre del Birrone, oppure ottima per il caldo è la rinfrescane “Duchessic” di Birra del Borgo, blend tra la Saison della casa, ovvero la “Duchessa”, e Lambic Cantillon. Davvero interessanti e particolari sono invece le Saison prodotte da LoverBeer, fresche e non eccessivamente acide. Da segnalare è la “Saison de L’Ouvrier Serpilla” prodotta con timo serpillo, scorrevole e piacevole al palato.

Session IPA e birre più luppolate

Foglie d'Erba Hopfelia - Birre estate 2015

Foglie d’Erba Hopfelia – Birre estate 2015

Ecco, ci siamo, di nuovo le IPA e le birre eccessivamente luppolate. Invece no, con i mesi più estivi si abbassa il grado alcolico e l’amaro non è mai estremo, ma più leggero e rinfrescante. Session in particolare negli Stati Uniti, viene usato come aggettivo per tutte le varianti con basso tenore alcolico e meno invasive dal punto di vista aromatico. 

In questa categoria si annoverano Session IPA, Light IPA, APA e IPA ben bilanciate e gentili, adatte al clima torrido. Fresca di produzione è la “Skianto” di Toccalmatto, birra adatta a bordo piscina, magari un po’ watery, ma con un’ottima luppolatura agrumata. Interessanti sono anche la “Anteprima” di Hilltop Brewery e la collaborazione tra MC77 e Cr/ak “Session IPA”. Se si discute però di session beer, non è possibile non parlare del birrificio Vento Forte. In produzione hanno addirittura cinque prodotti, ognuno con diversi mix di luppoli e leggere varianti sulla gradazione alcolica, che va dai 3.5% abv della “#03 Session” fino ai 4.7% della “#04 Session”Per quanto riguarda il mondo delle APA è da segnalare l’appagante “Calibro7” di Birra Perugia, e la più classica IPA “HOPFelia” di Foglie d’Erba, davvero eccezionale.

Godetevi una birra, magari una di quelle consigliate, ma ricordatevi che nonostante il clima non sarà dei migliori, mai bere la birra molto fredda, gli aromi ne risentiranno.

Birra al mosto d'uva: il BJCP la riconosce come italiana

Gli italiani sono dei creativi? Pare che se ne stiano accorgendo anche all’estero. È notizia di poche settimane che il BJCP (Beer Judge Certification Program), ente no-profit americano per la classificazione degli stili di birra, ha introdotto per la prima volta un tipo di birra autoctono: il così detto Italian Grape Ale

Birra al mosto d'uva - Italian Grape Ale

Birra al mosto d’uva – Italian Grape Ale

Questo genere con un nome così americano e niente affatto attraente, non è altro che il sunto su una delle più grosse tendenze produttive italiane che ha contraddistinto gli ultimi anni, ovvero l’utilizzo del mosto d’uva o direttamente del frutto, nella produzione della birra. In realtà la tecnica non è nata in Italia anche se successivamente si è affermata nel nostro paese, ma è possibile farla risalire a diverse sperimentazioni provenienti dal Belgio e dagli Stati Uniti

Non è possibile parlare di birra al mosto d’uva senza ricordare la “Vigneronne”  di Cantillon, frutto di sperimentazioni eseguite da Jean-Pierre Van Roy nel lontano 1973, con uva a buccia bianca e che diedero la luce al prodotto finale nel 1987. Un altro ottimo prodotto del marchio Cantillon è la “Saint Lamvinus”, birra nata da un blend fra uva Merlot e Cabernet, maturata in botti di Bordeaux, con Lambic di due e tre anni. Verso la fine degli anni ’90, questa tecnica ha preso piede anche negli Stati Uniti grazie al lavoro tra gli altri, dei birrifici Russian River e Dogfish Head. Mentre il primo birrificio, legato al mondo del vino da Vinnie Cilurzo, coproprietario e mastro birraio nato da una famiglia di produttori di vino, si è limitato ad affinare le proprie birre in botti di

Cantillon - Vigneronne - Birra al mosto d'uva

Cantillon – Vigneronne – Birra al mosto d’uva

Chardonay, Cabernet Sauvignon e Pinot Noir, Dogfish Head ha incentrato la produzione di alcune sue birre sull’utilizzo di uva ed estratto. L’idea alla base delle produzione archeologiche di Sam Calagione, è la riscoperta di antiche ricette, tra cui ibridi fra uva e malto d’orzo, a dimostrazione che la tecnica veniva usata anche in un lontano passato. Queste ispirazioni hanno portato alla luce “Midas Touch” con moscato, “Red & White” con estratto di Pinot Noir e “Sixty-One” con Syrah prodotto in California.

In Italia questo genere però trova la patria più naturale per la propria produzione, in quanto il passato è ricco di grandi produttori di vino e uva, con la più grande diversità di ceppi di tutto il mondo. Uno dei primi birrifici italiani ad affermarsi con numerosi prodotti basati sull’uva è senza ombra di dubbio Barley. Birrificio della Sardegna, si contraddistingue per il legame con il territorio sardo e con i propri vitigni. La “BB10” è caratterizzata dall’uso di mosto cotto di Cannonau, la “BBEvò” con mosto cotto di uva Nasco e la “BB9” con uva di MalvasiaImportanti anche le produzioni del birrificio Montegioco, l’”Open Mind” utilizza mosto di Barbera e la “Tibir” con aggiunta di mosto di TimorassoUno dei birrifici italiani più conosciuti all’estero per l’utilizzo della frutta nelle proprie birre, è sicuramente LoverBeer. La “D’uvaBeer” è prodotta con l’aggiunta di mosto d’uva Freisa in fermentazione, donando finezza ed eleganza al prodotto finale, ma la chicca è sicuramente la “BeerBera”.

Barley - BB10 - Birra al mosto d'uva - Italian Grape Ale

Barley – BB10 – Birra al mosto d’uva – Italian Grape Ale

Prodotta a fermentazione spontanea con maturazione in legno e con l’aggiunta di uva Barbera d’Alba e nessun lievito aggiunto. Sono anche da segnalare la “Jadis” di Toccalmatto, la già citata, su queste pagine, “Equilibrista” di Birra del Borgo, e la “Moscata”, del birrificio pugliese Birranova, premiata come miglior birra al mosto d’uva per l’anno 2014.

Tantissimi sono i prodotti sul mercato, a dimostrazione che è un prodotto sentito e che incontra il palati già abituati al vino, ma che coinvolge anche chi il vino non l’ha mai bevuto. È il raccordo tra la vecchia tradizione italiana e quella che sta per diventare la nuova tradizione brassicola della nostra penisola.

Mort Subite "Original Gueuze" (Gueuze)

Esistono birrifici che venendo acquisiti da gruppi più grandi cercano di mantenere uno standard minimo di qualità e birrifici che purtroppo non lo fanno. In questo caso stiamo parlando della “Original Gueuze” di Mort Subite, marchio acquisito tramite l’acquisto dello storico locale belga e che fa capo al birrificio Alken-Maes, ormai di proprietà del gruppo HeinekenIn Belgio, l’unica denominazione protetta a livello europeo come specialità tradizionale del Lambic è l’Oude Geuze, per questo motivo è possibile trovare diversi prodotti di natura commerciale, che sfruttano questo antico genere come specchietto per invogliare l’acquirente all’acquisto.

Mort Subite - Original Gueuze

Mort Subite – Original Gueuze

La bottiglia è ben curata, nel classico taglio da 37.5 cl, con gabbietta e tappo di sughero, ma l’aspetto della birra desta subito qualche perplessità. Il colore è decisamente più scuro rispetto ai prodotti più tradizionali, un ambrato scuro tendete quasi al marrone, con riflessi più chiari, dorati. La schiuma a grana grossolana, è bianca e mediamente persistente, inoltre è possibile notare subito l’eccessiva carbonazione. Gli aromi provenienti da questa birra sono principalmente dovuti al malto, pilsner in particolare, e solo successivamente è possibile percepire una lieve nota riconducibile alla fermentazione spontanea. In bocca si avverte immediatamente l’eccessiva dolcezza di questa birra, in grande quantità proveniente da zucchero candito e dal mix di malti, che il colore suggerisce non essere solo pilsner e frumento usati dalla scuola classica. L’elevata carbonazione, che era visibile all’occhio, è davvero eccessiva anche al palato, probabilmente studiata per rendere la birra ancora più scorrevole. Solamente lasciando che la birra con il tempo si riscaldi, è percepibile qualche sentore selvaggio, ma davvero niente di trascendentale e contrastato dalle stucchevoli note caramellate.

Una birra che si comincia ad avvistare anche nella grande distribuzione e che non ha assolutamente niente a che fare con la tradizione antica delle birre a fermentazione spontanea e proveniente dal mondo belga. Un prodotto che magari piacerà ai palati non avvezzi alle note acide, oppure a chi proviene dal mondo delle birre industriali, ma che non è né un punto di arrivo né un giusto ponte verso birre più in linea con il genere a cui si vuol far riferimento.

Cantillon "Rosé de Gambrinus" (Sour Beer)

Cantillon - Rose de Gambrinus

Cantillon – Rose de Gambrinus

Le birre alla frutta sono uno dei generi più antichi che provengono dal Belgio. Esistono diverse versioni a seconda dei frutti che vengono lasciati in maturazione in birre tipicamente a fermentazione spontanea come il Lambic, oppure in prodotti a fermentazione mista come le Oud Bruin. La più famosa è sicuramente la Kriek prodotta con un particolare tipo di ciliegie acidule, ma si annoverano anche le Framboise, birra ai lamponi, e altre sperimentazioni con uva, albicocche e fragole.

Con l’aumentare dell’attenzione su questi prodotti di nicchia, molti produttori più attenti alle vendite stanno proponendo prodotti decisamente troppo sbilanciati sul dolce e molte volte prodotti con succo, estratti di frutta e con una quantità eccessiva di zucchero candito.

La “Rosè de Gambrinus” della Brasserie Cantillon è una birra che viene dal passato, che non ha risentito della modernizzazione e che non strizza l’occhio al consumatore meno preparato. Nonostante sia prodotta con l’aggiunta di lamponi nel Lambic invecchiato due anni, non è una birra facile e adatta a tutti. L’aspetto è molto bello, decisamente particolare all’occhio non esperto, con il suo color rosso prugna con riflessi più accesi e la sua schiuma color rosa chiaro, inizialmente vigorosa, ma che data la poca persistenza tende a svanire con il tempo. Al naso la birra è molto intensa, si avvertono subito le note dei lamponi freschi e successivamente le note acidule proveniente dalla fermentazione spontanea, mai però invasive e più bilanciate di una classica GueuzeAl palato la birra mostra la sua complessità e le proprie qualità allo stesso tempo. L’acidità iniziale non è indifferente, quasi sapida, ma che anche qui non sono eccessive. Successivamente si avverte la nota fruttata proveniente dai lamponi, ben bilanciata tra il dolce e l’acido. Nella fase finale sono avvertibili gli off flavour lasciati dal Brett, che ricordano l’aria che si respira nelle cantine o negli gli spazi chiudi dal tempo. La “Rosè de Gambrinus” ha un corpo non importante che insieme a una carbonazione media la rendono un prodotto fresco.

È una birra che sa regalare piacere, sopratutto se bevuta alla corretta temperatura di servizio, adatta ai dolci fruttati ma anche come aperitivo estivo. Un prodotto antico, ottimo per gli amanti delle birre acide e da rispettare per l’amore con cui è prodotta.

Cantillon "Gueuze 100% Lambic Bio" (Gueuze)

È davvero memorabile osservare la scena di un bevitore di birra che affronta il primo sorso di Lambic, lo è ancora di più se parliamo di quelle prodotta da Cantillon. Le birre a fermentazione spontanea sono senza dubbio dei prodotti inizialmente difficile da accettare, in particolare se ci si aspetta di bere una birra e non un vino. È innegabile però che se non lo si rifiuta subito, può diventare uno dei migliori piaceri in ambito birrofilo.

Cantillon - Gueuze 100% Lambic Bio

Cantillon – Gueuze 100% Lambic Bio

La produzione di Cantillon, come la maggioranza dei produttori di Lambic di vecchia data e fedeli alla tradizione, si basa su tecniche consolidate con il tempo e la produzione è interrotta nei mesi più caldi, rendendola così un prodotto ricercato e costoso al di fuori del Belgio. La birra bevuta è la “Gueuze 100% Lambic Bio”, prodotta esclusivamente con cereali provenienti da coltivazioni biologiche e nata dal blend di tre Lambic di annate diverse: uno, due e tre anni. In bottiglia avviene una rifermentazione dovuta all’introduzione del lambic giovane e il luppolo in questo caso è esclusivamente secco, in modo da conferire solamente le proprie doti di conservazione e non il suo aroma o il suo sapore amaro. 

L’aspetto è molto elegante con il suo color ambra carico e una torbidità appena accennata. La schiuma è bianca, fine e poco persistente dovuto all’affinamento in botte. All’olfatto la birra non manca di far sentire il suo tenore, infatti è possibile percepire note di frumento, agrumi, frutta dalla buccia gialla e sentori aciduli. In bocca si scatena tutta la sua complessità dovuta dall’acido lattico ed acetico che però vengono ben bilanciati, donandole una buona beva, dal corpo medio leggero e la carbonazione presente ma non invadente. I sapori percepiti nel finale sono lievemente astringenti e ricordano la sabbia, le cantine e la rendono una birra ancora più secca di quello che è in realtà. Questa birra in particolare è giovane, imbottigliata nel Settembre del 2014, e mostra ancora il suo aspetto più selvaggio che il tempo tenderà a livellare.

Una birra di qualità elevata, complessa si, ma che rispetto a birre più impegnative dal punto di vista alcolico (ha solamente 5% abv) è bevibile anche in estate, sia come aperitivo che con cibi grassi, come prodotto da degustare con calma, apprezzandone le sfumature donate dai lieviti selvaggi e affinate dal tempo.

Dove bere birra in Belgio?

Scrivere un articolo su deve bere della buona birra in Belgio è come scriverne uno su dove bere buon vino nella Langhe o in Toscana. Il Belgio è uno dei paesi con la tradizione brassicola più antica, dove la birra è considerato uno dei maggior vanti e per questo motivo sono presenti diversi livelli di produzione. È possibile trovare il birrificio industriale più commerciale e quelli che producono birra di buona qualità, le abbazie trappiste dove la birra viene prodotta con antiche ricette, nuovi e vecchi microbirrifici che producono eccellenze. Per questo motivo la birra è un prodotto economico, facilmente reperibile nei supermercati, nei semplici pub e ristoranti, fino ai locali specializzati in birre artigianali. In Belgio si beve buona birra ovunque e la selezione dei locali è stata fatta in base alla particolarità delle strutture e all’ottima selezione dei prodotti riscontrata durante un recente viaggio in terra belga.

Bruxelles

La capitale del Belgio è il luogo adatto dove iniziare a scoprire l’eccellenze birrofile del paese. Nei numerosi locali è possibile trovare una selezione delle migliori birre prodotte dalla nazione e in particolare, se amate le birre a fermentazione spontanea, questo è il luogo ideale per voi.

Moeder Lambic (Rue de Savoie 1060 / Place Fontainas 1000 – Bruxelles)

Moeder Lambic - Bruxelles

Moeder Lambic – Bruxelles

Le location sono due: l’originale a Rue de Savoie e il più recente a Place Fontainas. Il locale ha un’ampia selezione di birre artigianali e con un occhio di riguardo per le birre acide. Il Fontainas ha 40 spine più 6 pompe e oltre ad avere un’ampia selezione locale, ha alcune birre internazionali dove non è difficile trovare anche birre artigianali italiane. Consigliato per l’ampia scelta di birre e per la cordialità del personale.

Brasserie Cantillon (Rue Gheude Straat 56 – Bruxelles)

Cantillon - Bruxelles

Cantillon – Bruxelles

Quanti di voi sanno che Cantillon possiede un piccolo angolo dove degustare le proprie creazioni? I posti sono limiti e si riempiono facilmente al termine delle visite al birrificio o museo della gueuze. È possibile bere prodotti rari e difficilmente reperibili al di fuori del Belgio e produzioni classiche che all’estero costano molto. Situato ad Anderlecht, non è propriamente posizionato in centro e neanche in una zona particolarmente bella ma è un must che non va tralasciato.

A la mort subite (Rue Montagne-aux-Herbes Potagères 7 – Bruxelles)

A la mort subite - Bruxelles

A la mort subite – Bruxelles

Non presenterà la migliore selezione di birre della capitale, il locale però è decisamente bello ed emana storia. Fondato nel 1910, era il classico locale dove i lavoratori prendevano una birra nella pausa pranzo, ora è diventato abbastanza turistico con prezzi un po’ elevati. I tavoli in legno e l’arredamento old fashion, lo rendono un locale tipico e particolare dove i camerieri sono in panciotto. Oltre ad avere una selezione di birre belghe classiche, vende alla spina le proprie produzioni come Geuze, Kriek e Framboise. Il gusto più dolciastro e meno acido rispetto ai prodotti più puri, può fornire un punto di partenza per la scoperta delle birre acide.

Fin de Siècle (Rue des Chartreux 9 – Bruxelles)

Volete mangiare qualcosa di tipico e bere della buona birra? Allora questo è il mosto che fa per voi. La selezione delle birre è buona e a prezzi più bassi rispetto alla media di Bruxelles. I piatti sono rustici ma ben cucinati, il locale è molto affollato e c’è da aspettare ma non rimarrete delusi.

Birrifici Trappisti

Chi è che non è stato introdotto al mondo delle birre di qualità con una birra trappista? I birrifici trappisti del Belgio sono sei, non tutti però possono essere visitati o hanno un proprio spaccio. Quelli più consigliati da visitare, sopratutto per i locali situati nelle vicinanze sono due: Brasserie d’Orval e la mitica Brouwerij Westvleteren.

A l’Ange Gardien (Route d’Orval, 3 – Villers-devant-Orval)

A l'Ange Gardien - Orval

A l’Ange Gardien – Orval

Dove aver visitato il monastero sarete sicuramente assetati. Questo piccola brasserie con un arredo un po’ troppo moderno è il miglior posto per gli amanti dell’Orval. Nonostante la produzione del birrificio sia relegata ad un solo prodotto, in questo locale situato a pochi metri dall’abbazia di Notre-Dame, è possibile trovare tre tipi di birre: l’Orval classica, delle bottiglie con almeno un anno di invecchiamento e in esclusiva la vert alla spina: unico prodotto venduto non in bottoglia e con una gradazione alcolica di 3.5% abv.

Westvleteren

Westvleteren

In de Vrede (Donkerstraat 13 – Westvleteren)

È l’unica brasserie dove potete essere certi di trovare tutte e tre le birre prodotte da Westvleteren. Sorprendente è  la popolazione del locale, composta principalmente da persone anziane, che degustano la versione XII da circa 10% abv. Sapranno che è stata definita come la miglior birra al mondo? È al di fuori dei classici giri turistici ma si trova a poco più di un’ora da Brugge, non potete perdevi tutto ciò.

Brugge

È probabilmente insieme a Gent la città più bella del Belgio ed è anche il miglior luogo per affacciarsi al mondo delle Belgian Strong Ale. Qui è possibile trovare le Westvleteren senza arrivare al birrificio, pagandola però salatamente. Inoltre sono presenti numerosi beershop, dove poter acquistare birre locali come quelle prodotte da De Struise: uno dei migliori birrifici della nazione.

Bierbrasserie Cambrinus (Philipstockstraat 19 – Brugge)

Non sapete che birra scegliere? Qui avrete ancora più problemi. La carta della birra è immensa e contiene circa 250 birre proveniente solamente dal Belgio. Non è una semplice birreria ma anche un ristorante dove mangiare deliziosi piatti di cacciagione cucinati con la birra. Un punto di riferimento per la “piccola Venezia”.

Il Belgio è pieno di posti dove bere birra, giratelo e andate a visitare i migliori birrifici, non ne rimarrete delusi.

Mort Subite “Xtreme Framboise” (Framboise)

Mort Subite è un marchio del birrificio Brasserie De Keersmaeker situato nel Pajottenland in Belgio. Il nome è stato acquisito dal birrificio subito dopo l’acquisto del locale storico di Bruxelless A la mort subite. La produzione è composta esclusivamente di birre a fermentazione spontanea come Gueze, Kriek e Framboise. Rispetto a marchi più puristi come Cantillon, 3 Fonteinen e Tilquin i prodotti sono molto più vicini alle scelte commerciali di Lindemans e per questo motivo decisamente più facili da bere ed avvicinabili anche da chi non è avvezzo alle birre acide.

Mort Subite - Xtreme Framboise

Mort Subite – Xtreme Framboise

La birra in questione fa parte della famiglia delle Framboise, ovvero birre a fermentazione spontanea dove la frutta, in questo casi i lamponi, sono lasciati a maturare all’interno delle botti di fermentazione. In questo prodotto, oltre ai già citati lamponi, sono aggiunte anche bacche di Sambuco. La birra emana un forte aroma di lamponi (forse un po’ troppo elevato per essere al 100% naturale), accentuato dall’aggiunta del succo di lamponi in fase di fermentazione. All’occhio appare rosso scuro, molto più scuro di una Kriek, la schiuma ha tenuta breve e presenta riflessi rossastri. In bocca il sapore dei lamponi appare meno artificiale ma si nota la notevole presenza di zucchero candito che contrasta la nota acida proveniente dal Lambic. La gradazione alcolica che si attesta ai 4.3% non è percepita e la buona carbonazione la renderebbe una birra estremamente beverina se la nota dolce alla lunga non stancasse il palato.

Una birra, che pur essendo a fermentazione spontanea, non ha nessun sentore acido proveniente dalla base del Lambic e che dovrebbe essere rilasciata dalla frutta fresca. La scelta di aggiungere una notevole quantità di zucchero candito e di unire anche del succo ha proprio lo scopo di avvicinare la birra alle masse meno esigenti e la rendono una birra troppo sbilanciata verso sapori dolciastri e di facile bevuta.

Brett: il lievito selvaggio che rende speciali le birre

È frequente sentir dire che il mastro birraio fa il mosto ma è il lievito che fa la birra. La birra infatti è il prodotto della fermentazione degli zuccheri all’interno del mosto ad opera di funghi chiamati lieviti. Tutti i birrifici industriali e la maggioranza di quelli artigianali utilizzano lieviti selezionati e coltivati in provetta per ottenere risultati affidabili e ripetibili nel tempo. Ovviamente questa tipologia di funghi è presente in natura però i ceppi selvatici raramente vengo utilizzati in quanto possono presentare problemi in fermentazione. Nei casi in cui il mastro birraio riesce ad impiegare determinati lieviti cresciuti in natura può riscontrare nella propria birra un nota selvaggia, che sprigiona sapori complessi, speciali, che soddisfano i palati più esigenti.

Brettanomyces lievito selvaggio

Brettanomyces lievito selvaggio

Uno di questi lieviti è il Brettanomyces, fungo della famiglia dei Saccharomycetaceae e più comunemente chiamato come “Brett”. Scoperto nel 1904 nei laboratori della Carlsberg, in natura risiede sulla buccia della frutta e ha un ruolo sia nella birrificazione che nella vinificazione.

Nella vinificazione è considerato uno dei peggior nemici dei produttori di vino in quanto in grandi quantità tende a rovinare il sapore del vino fornendogli note metalliche. Solamente alcuni produttori tendono a vedere di buon occhio questo lievito se però è presente in basse quantità, considerandolo come un miglioramento per il proprio prodotto donando maggior carattere al corpo del vino.

In realtà il Brett è anche un potenziale nemico per la birra, o almeno per le birre a cui non si desidera donare sapori pungenti, selvaggi e di cuoio; tuttavia in combinazione con batteri lattici come il Lactobacillus e batteri acetici può dare risultati sorprendenti.

Sour Beer in botti

Sour Beer in botti

L’invenzione dell’uomo ha permesso di trasformare quello che molto tempo fa poteva essere stata una problematica in una peculiarità di alcuni generi del Belgio, e che attualmente hanno preso piede tra i birrifici artigianali di tutto il mondo. I Brettanomyces bruxellensis e lambicus sono due specie di lievito che si trovano nei pressi del fiume Senne a Bruxelles e che in patria sono usati per la fermentazione spontaneamente di birre come il Lambic, le Flemish Red Ale e tutte le varietà alla frutta come Kriek e Framboise. Il Brett è anche utilizzato nella seconda fermentazione in bottiglia della trappista Orval, da produttori di Saison e di alcune produzioni di StoutCon la riscoperta dei generi belga da parte degli Stati Uniti, il lievito Brett è stato utilizzato anche al di fuori dell’Europa e i numerosissimi esponenti della craft beer americana ne fanno buon uso per le loro saison più luppolate e per la nuova tendenze di produzione delle sour beer. Nel panorama italiano viene utilizzato con ottimi successi da birrifici come Loverbeer Toccalmatto.

I migliori risultati come al solito arrivano dalla natura e nonostante si cerchi di controllarla è sempre pronta a fornirci nuove fonti d’ispirazione.

Rodenbach "Original" (Flemish Red-Brown)

Rodenbach Original Flemish Red-Brown Sour Beer

Rodenbach Original Flemish Red-Brown Sour Beer

La Rodenbach Original è un classico delle fiandre ed è annoverata nel genere delle Flemish Red-Brown, riconosciuta come prodotto tradizionale del Belgio.

La Rodenbach Brewery, originaria di Roeselare ed ormai acquisita dalla ben più grande Palm Breweries, ha origini nel lontano 1821 e ha conquistato la sua fama con le sue sour beer come la Gran Cru. L’original è la versione meno nobile, se così si può definire, ed è un blend tra una birra giovane e una birra maturata almeno due anni in botti di legno. La percentuale più bassa della parte invecchiata (circa il 25%) le conferisce una bevuta leggera e meno acida rispetto alla già citata Gran Cru. E’ una birra decisamente popolare in Belgio, con una gradazione alcolica di 5.2% e con un costo veramente basso se acquistata nella nazione di produzione, che non raggiunge gli 80 centesimi per la bottiglia da 25cl. Da una analisi visiva si può notare che il colore è abbastanza scuro, tendente al marrone e con dei riflessi rosati. La schiuma non è vigorosa probabilmente dovuto alla maturazione in botti. All’olfatto si percepiscono note vinose e il classico odore proveniente dalle fermentazione spontanea e scaturita dai lieviti selvaggi. Resta il fatto che quando viene assaporata si nota subito la sua facilità di bevuta che è ben lontana dai lambic di produzione brusselliana. Il palato apprezza la sua dolcezza dovuta al malto e la lieve parte acida che è vicina a quella dei vino bianchi più delicati, si apprezza solamente nel finale.

E’ una birra rinfrescante ma che mantiene un certo carattere, adatta ad un pasto con sapori non troppo invasivi e può essere apprezzata anche dagli amanti dei vini. Consigliata anche a chi si vuole avvicinare al mondo delle sour beer per poi affrontare tutt’altri tenori aciduli.